NOVEMBRE
Materia
Etichetta: Peaceville Records
Anno: 2006
Durata: 68 min
Genere: dark metal
Attendevo da ormai cinque anni il ritorno del gruppo romano e devo dire
che tanta attesa è stata ripagata sino in fondo. Finita l'avventura con
la Century Media ed accasatisi presso la storica etichetta inglese
Peaceville, i fratelli Orlando e compagnia anno dato alle stampe
l'ennesimo capolavoro della loro ormai lunga carriera, "Materia".
L'artwork è stato curato come sempre dal grandissimo Travis Smith (http://www.seempieces.com/),
che riesce immediatamente a presentare il contenuto del CD, attraverso
disegni e rappresentazioni velate di malinconia ed un certo senso di
indefinibilità dell'essere, come il bambino in riva al mare sovrastato,
in lontananza, da enormi fabbriche fumanti. Che dire, già il booklet e
la stessa copertina giustificherebbero l'acquisto del CD, ma il bello
deve ancora venire.
"Verne" apre l'album, una dolce litania acustica accompagna le
vocals di Carmelo, poi è la distorta a prendere campo e le melodie
disegnate dalle chitarre sono sorprendenti, si rincorrono senza mai
raggiungersi, ma intrecciandosi a vicenda, creando un'atmosfera onirica
e suadente; numerosi crescendi caratterizzano il pezzo, donandogli una
fluidità particolare e facendo risultare il tutto ben amalgamato e
vincente; e poi, sorpresa, su lievi fraseggi acustici e poi distorti,
Carmelo canta in italiano, con una convinzione e con un pathos da pelle
d'oca, accompagnandoci al crescendo finale dove la voce e la musica
divengono un tutt'uno sorreggendo ognuna le parti dell'altra.
Bellissimo.
Dopo l'inizio con il botto ecco "Memoria Stoica / Vetro". Di nuovo
è l'acustica ad aprire e dare il via ad un brano più lanciato con le
chitarre più dure e ruvide, contraddistinte sempre da una certa
fluidità di suono. Anche la doppia cassa fa capolino in alcuni
frangenti mentre superiore risulta, a mio parere, il ritornello dal
refrain memorizzabile ed intimista. Giunti ad un certo apice emozionale
ecco uno stop improvviso, come se un nuovo brano avesse inizio, e così
sembra essere, di nuovo liriche in italiano ci avvolgono ora sotto
fraseggi acustici, ora perse dietro un muro di chitarre distorte. Da
brividi. Poi di nuovo i ritornelli iniziali ad incensare un crescendo
che porterà alla conclusione.
"Reason" prosegue il discorso intrapreso, senza cali di tensione,
chitarre acustiche che servono da apripista a ritmiche leggermente più
robuste, lasciate andare, degno tappeto su cui poggiare le tristi
litanie di Carmelo, ancora una volta mai fuori contesto. Un breve
stacco cambia atmosfera al brano, le chitarre si fanno più cadenzate,
la batteria più pesante, ed i cantati più recitati al limite del
parlato; poi di nuovo la velocità riprende il suo corso riportandoci
alle melodie iniziali ed alla chitarra acustica che chiude il pezzo. Da
segnalare i due assoli del pezzo, fantastici, incredibili: tali sono le
sensazioni che riescono a darmi.
Con "Aquamarine" si va ad accentuare ancor di più quello spirito
malinconico e triste che da sempre contraddistingue il gruppo romano,
basta sentire il giro di chitarra dietro le strofe per essere
sopraffatti da sensazioni inaspettate, che non possono far altro che
rapirti l'anima e trasportarti nel mondo oscuro e tendente al grigio
dei Novembre. Una delle più belle canzoni dell'album.
Un crescendo apre "Jules", dove le strofe sono costruite su di un
martellante giro di basso e veloci patterns di batteria. Tutto l'amore
dei nostri per certe sonorità dark anni ottanta fuoriesce con tutta la
sua potenza, sia l'uso del basso che certi giri di chitarra infatti,
riportano alla mente quegli anni e molti dei gruppi famosi del genere.
Eccoci a "Geppetto", il pezzo a inizio con un breve fraseggio di
chitarra acustica che ricorda in pieno la colonna sonora del famoso
"Pinocchio" televisivo per poi discostarsene ed acquistare maggior
ritmo e corposità, bilanciando equamente momenti più intensi e duri con
momenti lasciati alla sola voce e alle acustiche. Notevole in questo
caso il testo del brano, per tre quarti in italiano, che racconta di un
vecchio che dopo tanto tempo riprende la via del mare: bellissimo, così
come il finale dove gli echi della famosa colonna sonora tornano a
farsi sentire.
"Comedia" parte subito a mille, velocissima e tirata come non mai,
per poi placarsi aspettando le vocals, dolci litanie che ti entrano
dentro piano, piano. Grande il lavoro alla batteria di Giuseppe,
veloce, preciso e articolato. La velocità riprende vita e caratterizza
tutta la seconda parte del brano, cadenzata da brevi stacchi di cantato
e da stupendi soli.
"The Promise" è la cover neanche molto rivisitata di una famosa
hit degli Arcadia, gruppo dove militavano diversi membri dei Duran
Duran, tra cui Simon Le Bon, come ben riscontrabile dalle linee di
cantato. Devo dire con sincerità che il brano mi è piaciuto molto,
anche perché non si discosta di molto dalle atmosfere create dai
nostri.
Ora è il momento della title-track, "Materia": l'inizio è cadenzato e
pesante ed il lento incedere prosegue anche sui cantati. Qui
l'atmosfera è più opprimente che in precedenza, oscura, malsana e tende
a gravarsi ancor più con il passare dei minuti, anche se le aperture
non mancano e la tastiera fa capolino in vari momenti.
Penultimo pezzo del CD è "Croma", aperta da poche e semplici
parole in italiano su un fraseggio acustico per poi lasciar spazio ad
una cupa ballata, desolata e triste, dove lievi chitarre distorte danno
il ritmo e la cadenza e ci conducono per mano lungo il flebile viaggio
che è la vita, sino al finale irruento e rabbioso.
"Nothijngrad" conclude questo lavoro stupendo. E' passato più di
un'ora, ma sembrano solo pochi minuti tale è l'intensità emotiva
sprigionata da queste note. Quest'ultimo brano è molto più spezzettato
e ricco di cambi; le ritmiche alternano stacchi cadenzati a fraseggi
più pesanti e lenti, così come la voce talvolta è pulita e talvolta
riutilizza il growls.
Che dire, apprezzo i Novembre dal loro primo lavoro, e da allora la
band è sempre stata in continua trasformazione. Questo lento progredire
ha portato a lavori di ottima fattura e a piccole cadute di tono, ma è
servito a questi tre ragazzi per divenire, a mio modesto e piccolo
parere, una delle migliori band europee del genere, insieme ai compagni
di scuderia Katatonia e agli Opeth, da cui tra l'altro i nostri
sembrano prendere grande ispirazione (dai primi per quel che riguarda
le atmosfere ed i cantati, dai secondi per quel che concerne il suono
delle chitarre e i cambi d'intensità). Insomma "Materia" è il loro
miglior lavoro in assoluto, ottimamente suonato e prodotto e che mi
permetto di consigliare a tutti coloro che cercano nella musica, la
nostra, tutte quelle emozioni e quegli slanci emotivi che purtroppo la
vita di ogni giorno tende ad appiattire. Diamo un'occasione alla più
grande band italiana del momento, se lo meritano.
(Pasa - Luglio 2006)
Voto: 9.5
Contatti:
Mail Novembre: novembrine@tiscali.it
Sito Novembre: http://www.novembre.co.uk/
Sito Peaceville Records: http://www.peaceville.com/