NOVEMBRE
Classica

Etichetta: Century Media
Anno: 2000
Durata: 50 min
Genere: dark/black metal


A ben quattro anni di distanza dallo splendido lavoro precedente, "Arte Novecento", ecco uscire "Classica" per la Century Media. Sin dal punto di vista grafico, le differenze dal lavoro scorso sono notevoli: mentre il booklet di "Arte Novecento" era tutto basato su tonalità di grigio e quindi molto cupo e malinconico, questo è completamente incentrato sul rosso e le sue varietà, come a voler dimostrare già in prima istanza il notevole cambiamento dal punto di vista emozionale del lavoro intero, per certi versi più melodico e solare.
Si inizia subito alla grande con "Cold Blue Steel", dove un riff ipnotico accompagna lo screaming ruvido di Carmelo, sino al solo centrale di M. Pagliuso, malinconico e decadente; il pezzo quindi si indurisce ed una ritmica spezzata ed incisiva ci porta alla conclusione. Da segnalare il bellissimo riff che si fa spazio dietro le ritmiche, da cardiopalma; il gusto del gruppo per la melodia, unico e personale, trova qui una delle massime esposizioni.
Un breve solo di basso introduce il secondo pezzo, "Tales For A Winter To Come": le due chitarre si fanno subito dure e robuste, un riff avvolgente e dark porta al cantato sommesso e pulito, quasi una nenia malata che fa da sottofondo alla chitarra acustica della strofa. Subito dopo vi è un'esplosione d'energia, Carmelo urla tutta la sua rabbia con un cantato tipicamente black, mentre le chitarre iniziano un gioco continuo di alternanze tra partiture più dure e spunti più dark; buona la ritmica di Niola al basso, così come gli assoli ispirati e tecnici.
Un solo di Pagliuso apre "Nostalgia Platz" e ci si rende subito conto di come la sua entrata nel gruppo, alla fine del '97, abbia portato buona linfa e nuove soluzioni. Il cantato è di nuovo sommesso, sembra quasi risultare in secondo piano rispetto alla musica, andando a creare nell'insieme un'atmosfera sognante ed eterea che ci accompagna sino agli assoli, veri elementi portanti di questo pezzo. Da segnalare inoltre la facile presa ed il buon ascolto del ritornello.
"My Starving Bambina" è caratterizzata da molteplici cambi di tempo e d'atmosfera; a vere e proprie sfuriate dark/black seguono break più lenti e cadenzati, formula questa che oramai caratterizza in pieno quelle che sono le sonorità del gruppo di Ostia. Degno di assoluta nota il finale che, con il suo crescendo, ci avvolge e trasporta in ben altre realtà.
Quinto pezzo dell'album è "Love Story" che a discapito del titolo così mieloso si presenta invece duro e tirato, dalla ritmica serrata e precisa. Il giro portante di chitarra è bellissimo, di sicura presa e di facile memorizzazione. Le grida si fanno qui lancinanti e sconvolte, mentre il riff centrale ricorda molto gli ultimi lavori dei seminali Katatonia. Scarno il finale, lasciato alle poche note di un pianoforte, che sembra suonare nel bel mezzo di una stanza vuota. Grandi.
Un riff che sembra rubato a "Gothic" dei mitici Paradise Lost va ad aprire "L'Epoque Noir", dall'andatura lenta, marziale, oscura che lentamente sfocia in un amalgama ben congeniato di pura furia ed innocente melodia. Notevole il solo che si staglia dietro il muro di suono, veramente grandissimo.
"Onirica East" è sottolineata da un riff arabeggiante e da una ritmica tambureggiante ed incisiva di Giuseppe Orlando alla batteria. Il basso di Alessandro Nicola a metà pezzo fa da sottofondo ad un breve cantato in lingua madre, sentito ed onirico (come il titolo stesso vuol significare) mentre la conclusione del brano è lasciata di nuovo ad immensa rabbia e velocità.
Eccoci quindi ad un brano strumentale, "Foto Blue Infinito", che mi riporta alla mente i migliori Opeth (quelli di "Still Life" e "Blackwater Park" per intenderci ) e dove il basso fretless costruisce buone melodie ed una buona ritmica per l'ennesimo solo di M. Pagliuso, ancora una volta sopra le righe.
In "Winter 1941" la furia non demorde, anzi fuoriesce con ancor più slancio, lanciata com'è in una ritmica incalzante ed in un cantato al vetriolo. Lo stacco centrale è lento ed entrano in campo le tastiere; qui la voce si fa più calma e pacata, quasi dolorante; dolore che pian piano si trasforma di nuovo in furia cieca che ci condurrà alla degna conclusione.
"Spirit Of The Forest" è un outro che va a concludere piacevolmente questo egregio lavoro.
"Classica" è stato ottimamente registrato a Roma dagli stessi Novembre, mentre è stato mixato per l'occasione da una delle leggende viventi del Metal, Andy LaRoque ( King Diamond, Death ) ai Los Angered Recordings di Göteborg.
Grossi passi in avanti rispetto ad "Arte Novecento" a mio parere non vi sono stati (e non ce ne era bisogno): forse una maggior cura negli arrangiamenti ed una maggior vena melodica, soprattutto per quel che riguarda gli assoli. Da ascoltare assolutamente insieme all'album precedente, perché uno degli apici del lavoro sinora svolto dai ragazzi romani.
(Pasa - Gennaio 2006)

Voto: 8.5


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