NOVEMBRE
Arte Novecento
Etichetta: Polyphemus Records
Anno: 1996
Durata: 64 min
Genere: dark/death metal
Secondo lavoro per il gruppo capitolino, uscito ancora per la siciliana
Polyphemus Records; attendevo con curiosità i quattro ragazzi di Ostia
che con l'ottimo lavoro d'esordio mi avevano veramente colpito e devo
dire che anche stavolta mettono a segno un bel colpo! Gran bell'album
infatti questo "Arte Novecento", sin dalla copertina e dal booklet in
generale, molto cupo, tetro, che mette ben in risalto lo spirito
decadente della band. L'album si apre con "Pioggia...January Tunes"; il
rumore della pioggia cadente ed un malinconico giro di chitarra
introducono questo pezzo dalla ritmica rallentata, mentre la voce
sembra giungere da lontano. La tristezza opprime e circonda con il suo
alone mistico ed è la vera padrona del primo brano. Gran lavoro di
Giuseppe Orlando alla batteria, mentre trovo veramente ispirato
l'assolo di Carmelo, cupo e funereo.
Leggermente più veloce, movimentato e dai suoni più aperti
"Homecoming"; la voce di Carmelo acquista qui più personalità ed è
messa decisamente in risalto. Le atmosfere si fanno meno rarefatte,
alla ricerca di cambi di ritmo e coinvolgendo l'ascoltatore in maniera
più passionale; buonissimo il lavoro di F. Vignati al basso e numerosi
i rincorrersi di uno strumento dietro all'altro.
La chitarra acustica. dal suono etereo quasi sovrannaturale, va ad
aprire il terzo pezzo "Remorse", accompagnando ed avvolgendo l'intero
cantato; la voce di Carmelo sembra quasi rimanerne prigioniera,
trovando difficoltà ad uscirne fuori anche quando cambia decisamente
registro. Netto cambio di ritmo a metà pezzo, dove un buon crescendo
lancia la doppia cassa e va ad indurire il riffing seguente; stupendo,
emozionante e da pelle d'oca l'assolo, così come l'intero finale, vero
grido di disperazione e dolore. Grandissimi.
"Stripped" è una cover dei Depeche Mode. Devo dire di non
conoscere il brano originale, ma conoscendo altri pezzi dei Depeche,
posso affermare decisamente come i Novembre siano riusciti a rendere
una versione originale e caratteristica di quelle che sono le sonorità
del gruppo inglese; una tra le vere muse ispiratrici del gruppo romano.
Lo spirito new-wave fa capolino nel brano successivo, "Worn
Carillon"; cadenzato, dalle numerose aperture chitarristiche, segno di
quella decadenza interiore che oramai caratterizza in pieno le sonorità
dei nostri. Grande prova della sezione ritmica, soprattutto di Giuseppe
dietro le pelli. Vagamente tornano alla mente i Cure o gli stessi
Depeche. E' di nuovo l'acqua ad introdurre il brano che segue, "A
Memory". Un leggero tappeto di tastiere dà il via a quello che reputo
sicuramente uno dei migliori pezzi dell'intero lavoro. Chitarra
tagliente, in continuo crescendo; vero riff portante, ipnotico e
surreale, inframmezzato da break melodici ed emozionali. La voce di
Carmelo colpisce per l'incisività, creando un buon connubio con le
chitarre. Repentini cambi d'atmosfera e ritmo caratterizzano la parte
finale. Da menzionare il basso di Vignati, che va a firmare anche il
buon assolo di chitarra finale, mentre di nuovo la pioggia ricopre il
tutto.
Mi tornano alla mente gli Opeth di "Orchid" e "Morningrise"
ascoltando l'iniziale riffing acustico di "Nursery Rhyme", che dopo un
bridge ammaliante, improvvisamente va ad irrobustirsi, introducendoci
in un'altra dimensione. Ogni strumento fa qualcosa di diverso ma
diversità che unite insieme vanno a creare il pezzo più bello ed
affascinante dell'intero lavoro; intensi e dalla forte carica
emozionale.
Segue la strumentale "Photograph", fulgido esempio dell'enorme amore
che i nostri nutrono per quelle sonorità electro-dark di fine anni
ottanta, ma che scorre via veloce senza lasciare grosse tracce
nell'ascoltatore. Di altro spessore è decisamente "Will", ballata
acustica, tetra, cupa, angosciante, dal finale ricco d'atmosfera che
sembra veramente esprimere dolore e passione. Bellissima.
Brano finale è "Carnival", altro inno alla malinconia, con il riff
portante che molto ricorda i Katatonia di "Brave Murder Day" e le loro
atmosfere; interessante dal punto di vista ritmico il break centrale,
caratterizzato da un riff di chitarra freddo, serrato e dal cantato
sofferente e lancinante. Buono il finale dove la chitarra acustica va a
lanciare un veloce break in doppia cassa e l'ennesimo lamento di
Carmelo, per finire poi con un riffing sognante e tenebroso allo stesso
tempo.
L' album è stato registrato nuovamente agli Unisound studio dietro
l'attenta guida di Dan Swanö e devo dire che, rispetto al lavoro
precedente, i passi in avanti sono stati decisamente notevoli, così
come è da apprezzare in pieno lo stupendo lavoro vocale di Carmelo,
stavolta decisamente in risalto e mai sotto le proprie possibilità. A
mio modesto parere questo è uno tra gli album italiani, e non solo, da
dover ascoltare assolutamente almeno una volta.
(Pasa - Gennaio 2006)
Voto: 9
Contatti:
Mail: novembrine@tiscali.it
Sito internet: http://www.novembre.co.uk/