NO RETURN
Seasons Of Soul

Etichetta: Wotre Music
Anno: 1995
Durata: 46 min
Genere: thrash moderno


"Seasons Of Soul" è il terzo album dei francesi No Return, arrivato dopo 3 anni e vari casini di line-up rispetto al precedente "Contamination Rises". Della formazione originale sono rimasti il chitarrista Alain Clement, il bassista Laurent Janaut ed il batterista Didier Le Baron. E' entrato alla voce tale Tanguy, e non hanno preso nessuno per sostituire il secondo chitarrista.
Lo stile è diverso dai due album precedenti. Ora siamo di fronte ad un thrash moderno che risente dell'influsso di gruppi come Pantera e soprattutto Machine Head. I No Return ci mettono anche farina del loro sacco, come qualche raro inserto elettronico, delle ritmiche belle intricate e tecniche ed alcuni assoli classicheggianti.
L'album comprende 10 canzoni più intro ed outro. I tempi si dividono tra quelli cadenzati e pesanti tipici del post-thrash alla Machine Head, e quelli più tirati tipici dei loro album precedenti. La cosa che colpisce subito è la voce: non è un growl sforzato, ma è una specie di vocione urlato a cui sono stati aggiunti un sacco di effetti per renderlo "macchinoso". Le ritmiche di chitarra per buona parte sembrano uscire da "Burn My Eyes" (specie su "Soul's Virginity"), anche se qua e là tornano le classiche ritmiche thrash/death, e compare pure qualche doppia ritmica di stile techno-death. In generale le canzoni sono lineari, e non riciclano mai troppo lo stesso riff. Il batterista Le Baron stavolta è un po' meno ispirato, visto che risulta un po' noioso.
La produzione dell'album (registrato a Ginevra in Svizzera in studi che non ho mai sentito nominare) è buona ma non di più. I suoni sono di stampo moderno, ma non hanno un impatto decisivo come quelli dei maestri del genere, e questo smorza le canzoni. La confezione è discreta. Il libretto contiene tutti i testi e le varie note, ed anche lo stile della grafica sottolinea il cambiamento dello stile della musica. La cosa che fa schifo è la copertina: c'è un'immagine fatta al computer in maniera ignobile, tant'è che si vedono i blocchi dei pixel...
Insomma, questo album mi piace meno dei due precedenti. Da una parte hanno guadagnato in personalità, visto che i due album precedenti non avevano nulla di personale, mentre qui, seppur seguendo i passi di altri gruppi, i No Return ci hanno messo del loro. Ma dall'altra hanno perso in qualità: ora spaccano meno, ed in alcuni punti ci si annoia. L'album in generale riflette i casini che aveva avuto il gruppo: si sente che erano incazzati, ma si sente anche che l'etichetta non gli aveva dato grossi aiuti, tutt'altro (basti vedere la schifezza della copertina). Questo album, da quanto so, era stato stampato solo su CD in mille copie, quindi è piuttosto difficilotto da trovare. Se vi capita sottomano fateci un pensiero dal lato collezionistico, mentre dal lato musicale non aspettatevi un capolavoro.
(teonzo - Novembre 2003)

Voto: 7.5


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