NO RETURN
Contamination Rises
Etichetta: Fnac Music
Anno: 1991
Durata: 41 min
Genere: thrash/death
Ad un anno di distanza dall'album di esordio uscì questo "Contamination Rises", secondo album per i francesi No Return. La line-up era rimasta invariata, mantenendo la classica formazione a 5 composta da: Laurent Janaut (basso), Eric Le Baron (chitarra), Phil Ordon (voce), Alain Clement (chitarra) e Didier Le Baron (batteria).
Lo stile è rimasto simile a quello dell'album precedente, ossia una musica a metà strada tra il thrash ed il death. Alcune cose sono più thrash rispetto a "Psychological Torment", altre sono più death. La voce è quasi growl questa volta, è più cupa ma non ai livelli dei veri growl. Però a contrastarla compaiono dei cori alti ed urlati in puro stile thrash. Le ritmiche di chitarra sono più pesanti e compresse, più vicine a quelle death insomma, mentre gli assoli hanno dei suoni diversi e più acuti, più vicini al thrash. La batteria continua a fare cose non troppo difficili, ma varia in continuazione.
Alla fine non c'è molto altro da dire per descrivere questo lavoro. L'album contiene 11 brani più intro, le canzoni sono tutte simili tra di loro (esclusa "Sorrow", un intermezzo melodico da un minuto e mezzo) e non dicono un cazzo di nuovo. Se conoscete già i primi Sepultura sapete a cosa andate incontro, lo stile alla fine è quello. Le canzoni hanno un bel tiro, sono fighe ma non ai livelli dei maestri del genere. Diciamo che siamo dalle parti degli Epidemic americani, il livello qualitativo è simile.
La produzione è buona, nulla di clamoroso. Le chitarre hanno un suono compresso e un po' zanzaroso, si sarebbe potuto fare di meglio. La cosa strana è che il gruppo era volato in Florida ai Morrisound, ed il produttore è Tom Morris... probabilmente ci sono stati poco tempo, visto che qui siamo sotto alla media qualitativa delle produzioni storiche dei Morrisound. La confezione è bella, in copertina c'è un disegno figo che ritrae varie facce dilaniate. Il libretto contiene tutti i testi, che trattano le solite tematiche cupe e sociali.
Come il precedente questo è il classico album che fa contenti gli amanti di questo genere e lascia indifferenti gli altri. Le canzoni sono di qualità molto buona, non ci sono brani capolavoro, ma il tiro è sempre alto. Però non c'è nulla di nuovo, e ci sono gruppi che avevano fatto di meglio in questo campo. A me questo album piace molto, non è fondamentale, ma sono contento di avercelo. Insomma, mi ripeto: se vi piace il genere compratelo (anche se è dura trovarlo ormai), sicuramente non resterete delusi. Se invece cercate roba originale girate alla larga.
(teonzo - Novembre 2003)
Voto: 8
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