NOMAD SON
First Light
Etichetta: Metal On Metal
Anno: 2008
Durata: 45 min
Genere: doom
C'è sempre una prima volta, e in questo caso mi riferisco alla
possibilità di raccontare una "storia doom metal", dove i protagonisti
sono i Nomad Son, quintetto maltese dedito al genere, che con i loro
molteplici inserti di tastiera Hammond sottolineano la volontà di dar
vita ad un prodotto che ricordi i fasti del passato, quegli anni '70 in
cui Black Sabbath, Pentragram, Witchfinder General e compagnia bella
davano vita a piccole perle di "metal del destino". E' d'obbligo
sottolineare che nei Nomad Son milita Albert Bell, e chi bazzica un
minimo nel sottobosco doom sarà certamente al corrente dell'esistenza di
un'altro combo proveniente dall'isola di Malta, i Forsaken, sempre
dediti al medesimo genere ma più epici nella fuoriuscita onora.
Evidentemente la necessità di creare una nuova entità è nata dalla
voglia di rispolverare i canoni primigeni e dare un tocco old style alle
composizioni, ed i Nomad Son riescono decisamente bene nell'intento!
Mi preme ricordare che l'album è uscito nel 2008 via Metal On Metal
records, etichetta indipendente italiana totalmente devota al verbo old
school, che è riuscita a portare sotto la propria egida degli ottimi
ensemble come i qui recensiti doomsters, oltre ad altri validi nomi
proveniente un pò da ogni dove...
Sono solo 8 i brani presenti, ma com'è facile immaginare, nessuno di
essi è immediato né tantomeno di breve durata, nella classica scuola del
genere proposto; sin da subito è bene ricordare che quel tocco in più
sancito dall'organetto Hammond fornisce carattere ai brani, oltre a dare
quel tappeto di fondo che troppo spesso risulta un deficit di molti
gruppi doom, che scadono nell'ordinario e nel già sentito senza dare
un'impronta personale al proprio sound.
Si parte con "Forever Twilight", scoprendo immediatamente tutte le carte
in favore del quintetto; un brano che non può non scatenare gli animi
dei maniaci del "Sabba Nero", lasciando quel sapore che album come
"Master Of Reality" hanno impresso indelebilmente in testa; si passa a
"Shallow Grave", più sulla falsa riga di acts come Candlemass e Solitude
Aeturnus. "Seven Notes In Black" si riaggancia nuovamente ai Black
Sabbath, questa volta più anni '90 (ascoltare per credere, e confrontare
con un certo "Cross Purposes", classe 1994), non fosse per una chiusura
dannatamente '70... c'è tempo anche per una strumentale realizzata a
suon di synth, "Delirium", che fa spazio a "At The Tresholds Of
Consciousness", un corposo mid tempo come solo i migliori Cathedral ci
hanno saputo offrire sinora. La lentissima "The Wraith" vuol rimembrare
all'ascoltatore che si tratta materia doom metal, e lo stesso identico
discorso si può dire valevole per "Empyrean Fade", che esplode
nuovamente a metà canzone andando a rendere più sostenuto il passo.
Chiusura affidata a "The Light At The End", la "Planet Caravan" dei
Nomad Son, forse troppo simile per alcune sfaccettature, ma interessante
in ogni caso.
Da sottolineare la perizia tecnica dei membri, che seppur si cimentano
con un genere che non è certamente passato alla storia per l'importanza
associata all'esecuzione, dimostrano ottime conoscenze dei propri mezzi,
e soprattutto dimostrano di saper garantire la miglior prestazione che
ci si potrebbe aspettare.
In conclusione, per gli amanti di un certo tipo di sonorità, ed in
particolare per gli "aficionados" dell'hard rock sanguigno degli anni
'70, i Nomad Son potrebbero risultare un'ottima e gradevole sorpresa,
ovviamente in positivo... Doom shall rise!!!
(PaulThrash - Dicembre 2011)
Voto: 8
Contatti:
Sito Nomad Son: http://www.nomadson.com