NO FEAR
Our Saying
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2000
Durata: 40 min
Genere: classic metal
Buon esordio per questa band siciliana che propone un metal classico chiaramente ispirato ai migliori Iron Maiden. Ovviamente per chi cerca qualcosa di nuovo e originale questo disco non è una buona scelta, però ci sono molte cose positive soprattutto visto che si tratta di un disco d'esordio autoprodotto. Nelle prime due tracce ("Born from fire" e "Virus of silence") già al
primo ascolto si sente subito quanto lo stile di Dario Tiralongo sia ispirato a Bruce Dickinson, a tratti la somiglianza è notevole, e si tratta comunque di due pezzi molto gradevoli da ascoltare per chi apprezza il genere, specialmente la opener. Si cambia leggermente con "Free as the wind", un brano un po' più immediato , specialmente per il chorus, ma sempre a buoni
livelli. Il quarto brano, "Virtual Life", è forse il meno convincente di tutto il disco ma il livello sale (e di molto) nella successiva "Fake Madness", di gran lunga il miglior brano dell'album, con una intro veramente bella con chitarra arpeggiata e violino e in generale un arrangiamento più complesso e curato rispetto agli altri pezzi che compongono l'album. Si
ritorna al classico con "Moonbluff" e "Ghost Town", e anche qui vale lo stesso discorso fatto per i primi due brani, tra l'altro spiccano delle parti strumentali molto ben suonate. Un'altra leggera caduta di qualità invece è la successiva "Business Man", più simile a "Virtual Life" per il suo stile più vicino al rock che al metal, non che io abbia qualcosa contro il rock degli anni 80, anzi direi il contrario, però si rischia facilmente di scadere nella banalità se si
suona in modo approssimativo e senza la giusta "attitudine". La nona traccia, "Point of no return", è la mia preferita dopo "Fake Madness", anche questa bella perché molto meno scontata di altre tracce, mentre l'ultima, "Our Saying" è un pezzo semplice ma molto veloce che chiude bene il disco. Nel complesso ho apprezzato molti aspetti di questo album, senza dubbio il mio
consiglio a questa band è di provare a sviluppare il loro aspetto più progressivo, perché i pezzi migliori dell'album (e mi riferisco ancora a Point of no return e Fake Madness) sono quelli che vanno in quella direzione. Tra l'altro anche il livello tecnico è buono, Giuseppe
Cristaudo sembra essere un ottimo chitarrista e Dario Tiralongo ha fatto un buon lavoro valorizzando i brani con la sua voce (ed è ancora più bravo quando si ricorda di non essere Bruce Dickinson e personalizza di più le linee vocali). Sono sicuro che il prossimo album sarà
ancora migliore, l'unica cosa che manca a questo è un po' di esperienza in più.
(Frozen - Febbraio 2002)
Voto: 7
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Massimiliano Ricciardo
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