NOEKK
The Minstrel's Curse

Etichetta: Prophecy Productions
Anno: 2008
Durata: 34 min
Genere: prog/doom/epic metal


Sono passato un paio d'anni dalla pubblicazione di "The Grimalkin", secondo splendido full-length ad opera dei tedeschi Noekk, e non vedevo l'ora di poter ascoltare questo nuovo lavoro. Il precedente CD, infatti, era riuscito a conquistarmi fin dal primo ascolto: musica non facile, composizioni lunghissime, ma un gusto melodico sopraffino, una rara capacità di rievocare immagini antiche e, soprattutto, quella libertà compositiva che permetteva al duo di spaziare senza confini tra un genere e l'altro.
Così eccomi qui ad ascoltare a ripetizione questo "The Minstrel's Curse", un lavoro che mantiene ancora molto alta la qualità della musica dei Noekk, ma che, purtroppo, non riesce ad eguagliare "The Grimalkin". La proposta dei due musicisti rimane ancora molto particolare, ma questa volta l'elemento atmosferico viene calcato un po' di meno, lasciando più spazio ad un approccio più diretto e lineare. Non che ci sia niente di male in questo, ma la formula sembra un po' meno entusiasmante rispetto al passato.
Vediamo un po' più da vicino questo nuovo lavoro. "The Minstrel's Curse" si presenta con una copertina meno intrigante della precedente: una sorta di maschera guerriera, tipo un elmo mostruoso da samurai, su uno sfondo beige, circondato da dei raggi rosso scuro. Non male l'effetto generale, ma mi sembra poco adatto alle tematiche dell'album.
Passiamo oltre, comunque, e dedichiamoci alla musica. Il disco si apre con la title-track, che rispecchia proprio quanto dicevo prima: pur viaggiano sugli otto minuti di durata, il pezzo è diretto e teso. Lo stile del gruppo continua a gravitare sul doom epico alla Candlemass, ma qui l'influenza del metal più classico si fa più viva. Riff possenti, fatti per del sano headbanging, tastiere ridotte all'osso e uno stile vocale maestoso e declamatorio. Il pezzo è decisamente di valore, anche grazie ad un bellissimo stacco centrale in cui la musica rallenta, viene lasciato spazio agli arpeggi delicati delle chitarre e al suono del flauto, riportando alla mente le influenze prog-rock del gruppo.
Si prosegue con "Song Of Durin" e il discorso musicale rimane praticamente sugli stessi binari: una struttura di base a metà tra l'heavy e l'epic, melodie notevoli, ritmi ricchi di cambi di tempo e un'esecuzione di tutto rispetto. Qui però il livello mi sembra un po' inferiore alla media dei Noekk: manca quel guizzo in più e, in generale, il pezzo sembra una versione meno riuscita della title-track. Molto bella, comunque, la coda finale, con le tastiere a fare da tappeto alle chitarre elettriche.
Tornano i migliori Noekk, invece, con la successiva "How Long Is Ever": il brano è una composizione strumentale che rispolvera quanto di meglio sanno fare questi due artisti. Si parte con una bella scarica di metallo fumante, batteria insistente e grandi riff; poi la musica torna a farsi maestosa, malinconica e romantica, con le chitarre che virano in territori prettamente doom. La chiusura, infine, è un capolavoro di delicatezza, con il solo pianoforte a ricamare una melodia sussurrata, un notturno di delicata ricercatezza. Applausi.
A chiudere il disco, infine, abbiamo "The Rumour And The Giantess" è un altro brano di grandissimo spessore, ma meno interessante di altri. Questo non significa che il pezzo sia brutto, anzi: fa un po' fatica a decollare nei primissimi minuti, ma poi si riprende alla grandissima; la parte centrale è splendida, con delle melodie vagamente orientali che a me piacciono tantissimo, e il finale sussurrato con piano e archi è un tocco di classe. Sono passati circa nove minuti e la composizione sembra conclusa, ma il contatore del lettore continua ad andare avanti e dopo un paio di minuti di silenzio troviamo una ghost-track: si tratta di un recitato, atmosferico ed evocativo, che viene declamato su un tappeto di tastiere oscure e sinistre. Mi ha ricordato le ambientazioni che i due musicisti sapevano realizzare all'epoca degli Empyrium.
A conti fatti, quindi, "The Minstrel's Curse" si rileva essere un album di valore non indifferente e, pur non raggiungendo la bellezza di "The Grimalkin", vale sicuramente i soldi che spenderete. Se avete già ascoltato il precedente CD sicuramente non vi lascerete scappare questo nuovo episodio, ma se ancora non vi siete accostati all'universo sonoro dei Noekk, allora forse vale la pena di iniziare proprio con "The Grimalkin".
(Danny Boodman - Marzo 2008)

Voto: 7.5


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