NOCTURNUS
The Key

Etichetta: Earache
Anno: 1990
Durata: 48 min
Genere: techno-death


"The Key" ha davvero spalancato una porta, quella dell'utilizzo delle tastiere in ambito death metal, una novità che avrà il suo importante ruolo storico per questo genere. Superata l'iniziale diffidenza da parte di una fetta del pubblico metal, diverrà infatti un elemento più volte impiegato nel corso degli anni novanta, con lo scopo di rendere più accessibile il proprio sound in determinati casi, con un sincero spirito artistico in altri. Una piccola/grande innovazione, per un'opera verso la quale molte realtà successive saranno comunque sempre debitrici. La nascita del gruppo, grazie alla volontà congiunta di Mike Browning, appena cacciato dai Morbid Angel, e del tastierista Louis Panzer, si inserisce a cavallo tra la fine degli anni ottanta e i novanta (apparsi nell'88, ci vorranno tre anni per l' uscita di questo loro primo album) e il terreno su cui stava sorgendo la creatura Nocturnus non poteva che essere quella gloriosa fucina di talenti che era la Florida di quegli anni. Ma il sound dei Nocturnus si differenziava dalla proposta delle altre bands, si rendeva unico per merito della fusione di influenze sci-fi, grazie appunto all'impiego dei synths, con una base di granitico death metal, in un amore per la fantascienza che pervaderà ogni traccia di questo disco.
Una sinistra intro di tastiera e dei frastornanti feedback di chitarra introducono l'atmosfera siderale di "Lake of Fire", uno dei migliori pezzi del lotto e perfetta sintesi delle caratteristiche dalla band floridiana. Il growl di Browning, demoniaco e cavernoso, ben si lega al clima tragico e malvagio dell'album, impedendogli però di essere piuttosto versatile dietro le pelli, per un drumming potente e sostenuto, capace di buoni cambi di tempo, ma non così eccessivamente eclettico, mentre saranno l'abilità e la tecnica del duo d'asce Mike Davis e Sean McNennery a rappresentare l'aspetto ulteriore che farà decollare "The Key". Il loro travolgente 'riffing' di memoria slayeriana è quanto mai muscoloso ma organizzato allo stesso tempo, un vortice sonoro perennemente straziato da lancinanti assoli, i quali si legano in maniera equilibrata con il drammatico tappeto tastieristico, andando così a tratteggiare l'immagine di un oscuro e feroce dramma cosmico. Questo poderoso lavoro chitarristico, sotto vari aspetti assimilabile a quello di un Azagthoth più disciplinato e preciso, è senza dubbio decisivo nell'elaborazione dell'impianto futuristico che sottende il disco: in "Standing in Blood" il denso e convulso rifferama è incessantemente graffiato da un solismo acuto, penetrante, come schegge di luce, flash abbacinanti che vanno a raffigurare rovinose tragedie interstellari. In "Neolithic" il solito lacerante lavoro sulla sei corde lascia spazio ad una partitura di sola tastiera, epico momento dall'immaginario simile ad un' epopea stellare, il tutto degno del miglior contesto horror/sci-fi. Alcuni pezzi però non sanno rendersi vincenti e distintivi a sufficienza, per un songwriting che, in questi frangenti, risulta leggermente monocorde per poter aspirare al rango di capolavoro: un valore quindi che si arresta su di un otto più. Ma ancora un clima meccanico e glaciale (ben evidenziato anche grazie alla produzione del leggendario Scott Burns) avvolge "Destroying the Manger", per poi tendersi in una violenta scarica di martorianti riff, impetuose accelerazioni, rabbiose vocals anti-cristiane e il consueto intenso solismo, in un disordine sonoro apparente. Un tripudio metallico che viene invece abilmente controllato e reso coerente allo scopo di narrare questo vivido concept fantascientifico, ovvero la caduta della cristianità in favore di un moderno impero, in un asettico e sfocato futuro.
Una rilevante opera prima quindi, un originale approccio (hi)-tech death metal che verrà mutato, dal successivo "Thresholds", verso territori compiutamente techno-death, una soluzione che purtroppo non raccoglierà il successo meritato. I Nocturnus sono stati dei pionieri nell'intuire l' importanza che potevano rivestire partiture tastieristiche in ambito extreme metal e per concludere non posso che ricordare le parole di Kelly Shaefer, degli Atheist, che con molta cognizione di causa, li definì, a suo tempo, "brillanti visionari".
(Orion - Febbraio 2002)

Voto: 8


Contatti:
Sito Nocturnus: http://www.nocturnus.com/




Dei Nocturnus preferisco nettamente "Thresholds" e l'EP omonimo rispetto a questo album, ma questo non vuol certo dire che sia da buttare. Il grosso pregio di questo album è la personalità, con l'uso di tastiere spaziali e di tematiche fantascientifiche (molto belli i testi, è un concept album da gustare per bene). I due chitarristi la fanno da padrone, lasciando agli altri uno spazio marginale. Anche se va fatta una menzione particolare per Mike Browning, batterista-cantante che fece anche il tour prima di uscire dal gruppo, e non so quanti polmoni avesse per tenere quei ritmi dal vivo! Un anno fa l'hanno ristampato su cd con la dovuta rimasterizzazione, quindi consiglio l'acquisto a chiunque voglia capire i percorsi storici del death metal, da qui bisogna passare per forza.
(teonzo - Febbraio 2002)

Voto: 8



Il disco è interessante, metal estremo suonato egregiamente, ottimo l'uso delle tastiere che valorizza le composizioni. 
(metalchurch - Maggio 2002)

Voto: 8



I Nocturnus con quest'album hanno abbattuto più che altro una soglia "psicologica": dico questo perché qui le tastiere sono usate in modo non dico ingenuo ma neanche geniale, vedendo le cose con gli occhi di oggi, c'è chi poi si è spinto molto più in là. Ma questo è già qualcosa, ed indipendentemente da tutti 'sti discorsi il disco è davvero bellissimo. Bisogna ascoltarlo più volte e poi vi entrerà in circolo.
(bist - Luglio 2002)

Voto: 8.5