NICODEMUS
Vanity Is A Virtue
Etichetta: Sonic Age Records
Anno: 2005
Durata: 51 min
Genere: dark/heavy metal sinfonico
La storia di questi musicisti americani inizia nel lontano 1998.
Influenzati in origine da King Diamond e i Dimmu Borgir, con il tempo
hanno mutato i gusti. La band ha deciso quindi di inserire sonorità più
rilassate, avvicinandosi a Dream Theater, Rush e Tristania, mutando lo
stile da estremo a dark. Solo successivamente è nata l'idea di
introdurre degli elementi oscuro-sinfonici che, oltre ad essere a
rendere il genere più o meno nuovo, rimandano pure al titolo del CD del
2003 intitolato "Dark Symphonies", sigillo del loro nuovo "modus
operandi". Con il successivo "Vanity Is A Virtue", ovvero il lavoro di
cui a breve parleremo, le "oscure" sinfonie ritornano solo in parte, e
si riaffiacciano e le "nere", vecchie ispirazioni. Se non siete amanti
dei gruppi che tendono ad allungare i tempi delle canzoni, dilatando le
parti con molti arrangiamenti atmosferici, lasciate subito perdere,
poiché i Nicodemus fanno parte di questa categoria. A dire il vero, io ne
faccio proprio parte, in quanto non apprezzo più di
tanto le minestre "allungate" a dismisura. Penso però di essere
abbastanza obbiettivo da capire quando la minestra è allungata o è
veramente eccessiva. Si parte con "Benighted", canzone di "soli" nove
minuti e mezzo, ma sapientemente divisa in due movimenti. La prima
parte è ariosa, con arrangiamenti delicati nei quali le tastiere, in
primo piano, lavorano molto bene sia come tappeto sonoro che come
struttura portante; nella seconda parte, invece, la carne al fuoco
aumento, e quindi le chitarre si impongono con distorsioni e le vocals
a volte si incupiscono fino al limite del growl; se poi si aggiunge che
il tutto è strutturato in maniera quasi prog, con molti cambi e
numerose parti che si ripetono variando sempre qualcosa a livello
melodico, il gioco è fatto. Nove minuti sono lunghi, è vero, ma in
questo caso volano.
"Next In Nocturne", dall'inizio heavy, ci spiazza: una tale
irruenza suona inaspettata da una band di questo tipo, ma ben venga.
Ovviamente, la canzone si allontana ben presto da tanta furia,
lasciando la strofa ad un piano ed ad una voce delicata. Il ritornello,
sinfonico e con tanto di voce gutturale, sinceramente non mi piace più
di tanto. Per tutta la sua durata (quasi otto minuti), la canzone
alterna passaggi soft ad altri hard (non rock... vero?) fino ad
un'inevitabile fusione, nel caso specifico veramente ben congeniata.
Resta sempre (ecchecazz!) quel fastidioso growling che tende a rovinare
la canzone poiché, per quanto mi riguarda, incattivire tali melodie è
inutile.
"Negative Ions" è la più traccia breve del lotto ed è suonata a
tutta velocità, doppia cassa a gogò per capirci. Qui le chitarre
dominano incontrastate, rispetto alla tastiera che appare in qualche
cameo qua e là. Molto bella anche la parte degli assoli. Atipica,
lenta, quasi mazzata: su di un semplice click di charleston, basso e
chitarra duettano per poi ripartire in quarta con un assolo di tastiera
evocativo, che conduce il brano alla sua conclusione. "Pyramidion", a
detta del sottoscritto, è il pezzo migliore del CD. In questa canzone
sono presenti tutte le qualità positive della band, ovvero gli
arrangiamenti curati, un'ottima tastiera che sa creare basi stupende
durante le strofe, il cantato soft del cantante (tastierista e
bassista), e le buone chitarre distorte che entrano al momento giusto
per dare un po' di pepe al pezzo. Il suono sinfonico è una
caratteristica marcata della band. Non è mai invadente, così come
l'attitudine heavy che tende ad uscire, esplodere, e poi ritornare nel
suo angolino pronta a mordere di nuovo.
"A Metaphysical Theory Of Dynamics", dall'inizio power, ridisegna le
sorti di un CD intriso di gothic e dark. L'attacco gioioso e allegro
rompe per un momento la malinconia, protagonista in tutti i pezzi
ascoltati fino ad ora. Le influenze neoclassiche tendono a farsi
sentire tutte, per fortuna, in questa strumentale lunga ed
intelligente, che oltre a mettere in mostra le doti dei due compositori
principali, riesce ad essere anche un buon pezzo: veloce, dinamico e
gioioso, come ho già scritto.
L'iniezione di adrenalina della canzone precedente sembra non
essere un caso, poiché la successiva "Reason & Relapse" si apre con
un riff al fulmicotone, terzinato al limite del thrash (si dica anche
power americano, ormai!!!). Il pezzo, dopo avere abbandonato
l'attitudine thrash (o power americano), risulta essere un up-tempo
trascinato da una bella voce sulla strofa, e da un gutturale a dir poco
fastidioso sull'energico ritornello. Da segnalare anche un buon stacco
centrale, con tanti buoni stop and go ed un assolo degno di nota. La
band quando vuole morde, e fa pure male!!!
Con "...and It Becomes You", l'album si chiude forse nel migliore dei
modi. L'atmosfera torna dark e il ritmo si fa cadenzato. Il pezzo, come
altri ascoltati, cresce con le entrate delle chitarre distorte; le
melodie "oblique" che seguono la voce, danno come una coda al cantato
quasi sofferente che a me, in questo caso, piace molto. I Nicodemus,
molto vicini a Therion e Royal Hunt ma, attenzione, solo in questo
episodio, concludono un album che, alla fine (anche se non mi soddisfa
pienamente) riesce ad essere un buon prodotto, sia per l'ottima
produzione sia per il genere proposto, abbastanza personale, lontano da
chiari plagi a gruppi più blasonati.
Unico neo del CD è forse l'onnipresente
sensazione di malinconia, oppure l'eccessiva lunghezza, che fa passare
un po' la voglia di premere nuovamente il tasto "play" appena ultimato
l'ascolto. Comunque, a piccole dosi, è godibilissimo.
(Hellcat - Ottobre 2005)
Voto: 7.5
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Sito Nicodemus: http://www.nicodemus.us/
Sito Sonic Age Records: http://www.sonicagerecords.com/