NEPTUNE
Acts Of Supremacy

Etichetta: Noisehead Records
Anno: 2008
Durata: 48 min
Genere: death/metalcore


I Neptune prendono vita a Verona nel 2000; dopo un paio di lavori autoprodotti e ben accolti dalla critica specializzata, nel 2006 entrano in studio per registrare il loro debut album, questo "Acts Of Supremacy", uscito ultimamente per l'austriaca Noise Head Records.
Tocca a "Stereogram Of Convulsion" l'arduo compito di aprire l'album. Le chitarre appaiono subito robuste, intense e dall'enorme fluidità; la ritmica ci avvolge con partiture cadenzate e saltellanti, riportando immediatamente alla memoria gruppi come Dark Tranquillity ed, in particolare, In Flames, con la loro intensa carica death ed il loro innato spirito melodico pesantemente legato al classico heavy metal anni '80. Buono l'utilizzo delle voci filtrate sia lungo le screaming che nei tratti parlati, così come buona l'idea dei cori puliti in appoggio alle linee vocali sui ritornelli; da sottolineare il solo, tecnico, fluido e dalla forte impronta melodica. Insomma brano, questo che si lascia ben ascoltare e colpisce subito nel segno.
Anche in "Gearsoul Supremacy" i suoni risultano compatti e potenti; forse il basso e la cassa fuoriescono leggermente ovattati, ma niente di che. L'attacco, nell'occasione, è più veloce e tirato per un death metal assolutamente orecchiabile e ricco d'inserti e soluzioni melodiche, come i ritornelli dalle vocals pulite o gli interventi di sinth sugli stessi. Buonissimo l'intermezzo musicale su cui vanno a confrontarsi la tastiera e le chitarre creando partiture incalzanti e vincenti prendendo vicendevolmente il sopravvento le une sulle altre. Ancora una volta da sottolineare il gran lavoro sui soli, vincenti, intensi e ricchi di pathos.
"Steril Gods" colpisce subito in faccia, grazie alle sue ritmiche sostenute e veloci ed alle chitarre, qui, leggermente più arrabbiate; stacchi improvvisi bloccano l'atmosfera andando a giocare su giri più cadenzati ed appoggiati dalle tastiere. Sono nuovamente i cori puliti in appoggio alle screaming di Mattia sui ritornelli a dare quel qualcosa in più al tutto ed a ricordare, in maniera quasi spudorata, gli In Flames di "Reroute To Remain", cioè quelli dallo spirito più moderno e modernista, tanto per intenderci.
La velocità non tende a scemare nemmeno lungo i solchi ed i passaggi di "Machinegun Revolution", brano dotato di una forte dose di cattiveria e di un maggior piglio emotivo. Il muro di suono è sempre lì che incombe e non perde effetto nemmeno lungo i ritornelli ancora una volta contraddistinti da forti dosi di orecchiabilità e melodia ma, nell'occasione, quasi soffocati dalla maestosità del suono delle chitarre. Partiture veloci ed intricate ma dalla melodia di fondo sempre ben distinta e distinguibile.
"Dormant Slave's Resurrection", quinto brano in scaletta, non ha niente da togliere od aggiungere; si fa notare per la velocità esecutiva ancor più sostenuta e per gli stacchi ed aperture improvvisi.
Con "Black Monolith Sunrise" la velocità di base tende così ad aumentare che il brano si avvicina, in taluni frangenti, verso una sorta di black metal più potente e tecnico; la rabbia e la ferocia, in senso musicale, infatti non mancano, intercalate da grandi aperture melodiche poggiate su lunghe note e cantati evocativi. Di gran pregio, ancora una volta, i soli, dalla grande carica melodica ed emozionale. "Kevlar-b48" ricalca per filo e per segno tutto quello già detto sinora, così come "Cluster", che pur risultando leggermente più oscuro non sposta di una virgola le coordinate sin ora segnate.
In "Disequilibrium", ultimo brano del CD, cambiano nuovamente le cadenze, i riff si fanno più marziali ed ossessivi, mentre le vocals si avvicinano ancor più al growling vero e proprio per poi ritrovare slancio e timbriche pulite sui ritornelli.
Questo "Acts Of Supremacy" dei nostrani Neptune, non delude assolutamente, risulta decisamente fresco ed interessante, dalla produzione cristallina e dal sapore incredibilmente internazionale. Sonorità, le loro, contraddistinte da chitarre corpose e potenti ma sempre ricche di una forte fluidità; partiture veloci ed intense, uno spirito melodico ed un'orecchiabilità di fondo palesi e sfacciatamente catchy. La ricerca ossessiva del ritornello vincente ed ultamelodico ne mina un poco le risultanze finali, rendendo ogni brano troppo simile agli altri e creando, così, una sorta di dejavù, sia musicale che emozionale; sai che l'apertura melodica arriverà, tutto sembra improntato al suo arrivo ed così che alla fine è. Non sempre questo è un bene, ma anzì si trasforma facilmente in un limite. Così come divengono un limite, a mio modesto parere, i continui richiami e le continue assonanze verso i gruppi più famosi del genere suddetto( vedi In Flames) che certamente devono servire da paragone e da punto di partenza ma che non possono, alla fine, contaddistinguere l'intera struttura musicale e sonora. Le doti musicali ci sono, le possibilità tecniche e compositive anche, manca ancora un pò di personalità e poi il decisivo salto di qualità verrà da sè.
(Pasa - Dicembre 2008)

Voto: 7


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Sito Noisehead Records: http://www.noiseheadrecords.com/