NEGURĂ BUNGET
'N Crugu Bradului
Etichetta: Code666
Anno: 2003
Durata: 53 min
Genere: black metal
Grazie ai buoni risultati artistici e di vendite dell'album "Maiastru Sfetnic" (2000 - vedi recensione), i Negură Bunget vennero messi sotto contratto per tre album dall'etichetta italiana Code666. Il primo frutto di questa collaborazione fu la canzone "Vazduh", realizzata per la compilation ufficiale della label: "Better Undead Than Alive" (2001). Qualche tempo dopo venne girato il video di questo brano, il primo in assoluto per il gruppo romeno.
Nel giugno del 2002, i Negură Bunget entrarono nel Magic Sound Studio di Bucarest (dove già avevano inciso il demo ed il primo album) per le registrazioni del loro quarto lavoro: "N'Crugu Bradului".
Il CD venne pubblicato nei primi mesi del 2003 mentre il batterista Negru stava dando vita all'etichetta Negură Music.
Il concerto di lancio di "'N Crugu Bradului" ebbe luogo il 7 marzo 2003 a Timisoara. L'East European Domination Tour vide la partecipazione degli americani Krieg, dei francesi Merrimack e dei romeni Vokodlok (anche loro al lancio di un CD: il primo full length intitolato "Mass Murder Genesis").
Tra luglio e agosto il gruppo calcò palcoscenici prestigiosi quale l'Open Hell in Repubblica Ceca e l'Hellhammer Fest in Serbia.
A novembre fu il turno dello Storming The East Tour, organizzato dalla Negură Music. I Negură Bunget condivisero la scena con un'interessante realtà del loro paese quale gli Psycho Symphony ed i ben noti irlandesi Primordial.
Nel frattempo "Maiastru Sfetnic" venne ridistribuito con normale jewel case, visto che la versione originale in digipack era completamente esaurita.
Nell'aprile del 2004 i Negură Bunget partirono per il loro primo tour europeo, chiamato Shadows From The East, in compagnia dei serbi The Stone. Ebbero così l'occasione di esibirsi in Spagna, Portogallo, Francia e Germania.
In maggio venne poi pubblicato un box contente i primi tre album dei romeni.
Gli ultimi concerti li hanno visto impegnati a luglio al Wanted Festival in Ungheria e all'Under The Black Moon in Germania.
Il resto della storia è ancora da scrivere.
Il digipack in edizione limitata di "'N Crugu Bradului" è semplicemente fantastico. In cartoncino rigido, delle dimensioni di un piccolo libro, è ripiegato in quattro parti. La copertina rappresenta uno strano paesaggio: sembra una collina spoglia dalla quale si ergono sei pali aguzzi o tronchi d'albero senza rami. Il cielo è coperto da quella che pare una nebbia inquietante. I colori vanno dal verde scuro al nero. All'interno del digipack ci sono i testi scritti in piccolo vicino all'immagine di un tronco di legno inciso. Questo per quanto riguarda le prime due pagine. Tra le altre due vi è una linguetta di cartone che nasconde un'immagine simile a quella della copertina, con in più l'aggiunta della frase: "La saggezza è semplice - la semplicità è saggezza". Dall'altra parte c'è il CD. Anche sui due lati della linguetta è stampato qualcosa: da una parte vi è la traduzione in inglese del testo del primo brano; dall'altra vi è un simbolo vicino al quale è stato incollato un rametto di qualche pianta. Non so proprio di che albero si tratti (dovrebbe essere pino transilvano - nd teonzo).
Sempre nel digipack c'è una foto dei volti dei tre musicisti e tutte le informazioni inerenti all'incisione di "N'Crugu Bradului".
E' disponibile anche la versione dell'album con jewel case.
Il CD è stato dedicato a Tudor Gheorghe, definito "il solo ed unico portatore dello spirito romeno". Gheorghe è uno dei più famosi musicisti folk della Romania, dedito da anni al recupero delle tradizioni popolari.
La line-up presente in questo album vede Hupogrammos Disciple's (vocals, chitarre e tastiere), Sol Faur Spurcatu (chitarre) e Negru (batteria e percussioni).
Delle parti di basso se n'è occupato Ursu. Quest'ultimo, per chi ancora non lo sapesse, non è un membro ufficiale del gruppo ma fa parte della line-up allargata con cui i Negură Bunget si esibiscono in occasione dei concerti. Della formazione dal vivo fanno parte anche il tastierista Vampir ed il percussionista Necuratu.
La qualità di registrazione è ottima, l'ideale per questo tipo di musica.
"'N Crugu Bradului" è composto da quattro lunghe canzoni, il che riporta in mente la classica forma quadripartita della sinfonia. E, in effetti, c'è molto di sinfonico in questo album. Ogni composizione, sebbene sia indipendente, è in qualche modo legata a tutte le altre. Sia dal punto di vista musicale sia da quello testuale.
"'N Crugu Bradului" è, secondo le parole di Negru, "un viaggio iniziatico attraverso le profondità della spiritualità romena" (da Foedus Æternus Zine #6). L'essenza della mentalità tradizionale viene presentata attraverso il punto di vista dei Negură Bunget. E' stato quindi scelto di "presentare il tutto attraverso la simbologia di un anno, un'evoluzione in un quadro di quattro stagioni". Ogni traccia del CD rappresenta, simbolicamente, una stagione.
Il primo movimento simboleggia naturalmente l'inverno. Le parole del testo conducono il lettore su alte montagne innevate, fredde, selvagge. Attraverso i boschi, i torrenti ed i ghiacciai è possibile osservare il volto duro e spietato della natura. Una natura matrigna, che non concede nulla ai deboli. Viene spesso citato un Sentiero, il cui significato però è vago. Il testo dona a questa parola una suggestione iniziatica, misteriosa. Un sentiero segnato dal fuoco e dal sangue.
Se la prima parte del testo è descrittiva, la seconda è piuttosto ermetica. Si notano però i passi da gigante compiuti dai Negură Bunget dal punto di vista lirico. Lo stile di scrittura utilizza gli stessi ritmi e le medesime figure retoriche dei canti popolari romeni, delle doine in particolare. La continua ripetizione di certe assonanze, le similitudini "naturali" e lo stile popolaresco rendono questi testi piccole opere d'arte. Mai prima d'ora la band transilvana si era avvicinata tanto alla tradizione del folklore letterario del suo paese.
Il brano è aperto da lunghe note di tastiera, oscure e misteriose. Subito interviene una voce pulita che intona la stessa melodia in maniera lamentosa. Un minuto e mezzo dopo è il turno delle chitarre, le cui note rade creano un effetto quasi psichedelico. Finalmente al gran completo, i Negură Bunget si esibiscono nella costruzione di un brano bizzarro, che lascia pochi punti di riferimento. Sebbene questo inizio non sia potentissimo, la band romena non smentisce il suo approccio selvaggio alla musica dando priorità allo slancio emotivo piuttosto che alla tecnica freddamente chirurgica.
Appena Hupogrammos Disciple's incomincia a strillare, l'arrangiamento si fa improvvisamente più potente e ricco. La tastiera si libera nelle lunghe note tipiche del sound della band romena. Da quel momento la traccia si sviluppa in una prova di grande creatività. I riff ed il ritmo cambiano in continuazione, passando da parti più concitate ad altre lente e severe. L'arrangiamento è mutevole anche se non disdegna di tornare alle atmosfere sature e soffocanti che avevano fatto la fortuna di "Maiastru Sfetnic" e parte dei lavori precedenti. Si sente inoltre il contributo nella composizione di Spurcatu, grazie al quale le parti della chitarra si sono fatte più complesse.
La buona produzione permette all'ascoltatore di godersi ogni minimo dettaglio dell'arrangiamento. In più, il suono delle tastiere non copre finalmente più gli altri strumenti.
Sarebbe troppo lungo commentare passo per passo questo lungo movimento. Al lettore basti sapere che nei suoi dodici minuti di durata i Negură Bunget danno vita ad un quadro di un'oscurità spaventosa, che a tratti sfiora il caos a causa dell'arrangiamento stracarico. Si fatica a tenere il conto dei riff. Il brano si evolve attraverso melodie unite tra loro da un passaggio mentale istintivo, non canonico. La sua forza d'impatto è devastante. Per l'ascoltatore è come trovarsi inerme di fronte alla maestosità e alla spietatezza dei paesaggi selvaggi.
Il secondo movimento simboleggia la primavera. Il testo narra di un pastore che chiede alla natura il permesso di poter raccogliere una pianta necessaria per un rituale. Un rituale trascendentale e, in parte, inquietante. Occorre sottolineare un particolare. Qui emerge una caratteristica tipica del folklore romeno: la comunione totale tra uomo e natura. Il pastore riconosce i fiori, le piante, le pietre come parte di sé. La sua spiritualità è fortemente legata agli elementi ed è attraverso queste potenze tangibili che, paradossalmente, il pastore può trovare la chiave per raggiungere uno stato di coscienza superiore.
Un rumore di bastoncini introduce questo brano, seguito da un'esplosione di oscurità - basso e suoni cupi della tastiera - accompagnati dal growling del cantante (è la prima volta che Hupogrammos Disciple's utilizza questa tecnica). E' solo una questione di battute. La composizione si libera in un apertura melodica sorretta dalle note della tastiera, nel classico stile del black sinfonico. Vi è un breve intermezzo caratterizzato dai riff nervosi della chitarra prima della ripresa del tema principale. Anche adesso però l'apertura melodica ha vita breve. La canzone infatti rallenta e quasi si ferma, su una nota severa della tastiera prima dell'intervento della chitarra acustica. Anche questo strumento insiste su un'unica nota, dando vita al classico suono ossessivo dei Negură Bunget. Il cantante, dopo una parte in recitativo, si lancia in un cantato pulito un po' goffo (anche questo quasi una novità). L'accompagnamento diventa sempre più ricco, con l'intervento della batteria a sancire il ritorno ad una musica più dinamica. Dopo qualche battuta in blast-beat, questo secondo movimento ritorna ad atmosfere più lente e malate, nere come la pece, con lo strillo di Hupogrammos più torturato che mai. La primavera è vista dalla band romena come una stagione crudele e propizia per le pratiche di magia popolare, data la ricchezza del materiale naturale. Non c'è spazio però per il sole. Il loro è un mondo notturno, popolato da ombre senza nome, e questo quadro inquietante è riscontrabile anche nei riff. Essi sono possenti ed austeri, cupi e spietati. Le chitarre tagliano perché il sangue sprizzi; le tastiere sono così pesanti perché l'ascoltatore ne venga schiacciato. Ma è soprattutto l'inquietudine che caratterizza la parte strumentale. Si insinua sotto la pelle e non se ne va. Essa prende vita dall'insistente ripetizione di determinate figure musicali e dalle lunghe serie di note (o una nota sola) ripetute all'infinito.
A un certo punto il suono si fa meno opprimente: le chitarre suonano una serie di note delicate, appena appoggiate su un leggero tappeto di tastiera. Il drumming di Negru è ora più controllato. Ritornano i richiami alla psichedelia. Hupogrammos si esibisce sia con la voce pulita che con lo screaming. La musica è ora più agile e spedita. E' importante segnalare che alcuni versi del testo non vengono cantati (nel libretto queste parti sono stampate tra parentesi). Di punto in bianco la traccia ritorna su territori puramente black sinfonici, personalizzati dal suono possente e "ventoso" dei Negură Bunget. Lento e teso allo spasimo, il brano si avvicina alla sua conclusione. Sembra quasi che fatichi ad arrivarci, quand'ecco partire una repentina accelerazione che conduce progressivamente al blast-beat di Negru e ad un incremento della violenza appena mitigata dalle tastiere. La melodia è avvincente, le atmosfere altamente evocative.
Tra il secondo e il terzo movimento non c'è uno stacco netto. Non è un'estate solare quella descritta dal testo. Il cielo è limpido, illuminato dalla luna piena. I torrenti sono carichi di acqua a causa dei violenti acquazzoni diurni. Tra le alte vette antichi dei e demoni dimenticati ritornano sulla terra; il loro possente passaggio turba la quiete delle foreste di abeti (in romeno "brad", si noti l'affinità col titolo dell'album). Solo pochi pastori ed i loro armenti osano attraversare questi territori in cui uomo, natura e divinità sono una cosa sola.
Anche in questo caso ci sono molti riferimenti alla tradizione letteraria popolare. Alcune figure retoriche sono più che palesi. Un esempio fra i tanti: "cadea-va o stea" (cadeva una stella), metafora della morte, è presa in prestito dal più celebre canto del folklore romeno, "Miorita" (l'agnellina).
Il crescendo iniziale è evocativo, sognante. Sul suono disteso delle tastiere ritornano i semplici e ripetitivi fraseggi di chitarra delle sezioni più psichedeliche. E' solo un momento. La canzone ha tutto un altro aspetto. Non è veloce ma è aggressiva. Riffing e ritmica non sono fluenti, anzi, rendono goffo l'avanzare della melodia. La struttura del brano è complessa. Dapprima rallenta in maniera sensibile creando però un effetto di suspence che si risolve nell'aggressiva accelerazione successiva. E' un alternarsi di rallentamenti ed accelerazioni: sembra che il sentiero tracciato dalla musica attraversi faticose salite, guadi paludi ed incappi in improvvise discese libere da ostacoli. Non è la prima volta che la musica dei Negură Bunget evoca paesaggi, creando immagini nella mente dell'ascoltatore.
Come nel brano precedente anche in questo terzo episodio vi è una sezione in cui la chitarra acustica sale in cattedra con successioni armoniche insistenti ed orientaleggianti. La ripetizione ossessiva di note di cui ho già scritto assume connotati sempre più rituali, tipo mantra. Questa sezione trascendentale viene però interrotta dall'assalto brutale della band al gran completo che, in breve, si stabilizza su ritmiche e riffing più moderati.
Il brano ritorna alle atmosfere iniziali: ostili, goffe e giocate su interessanti dissonanze. Queste ultime vengono prodigiosamente messe in contrasto con le brevi sezioni melodiche. Molto interessante.
Il soffiare del vento conclude questo terzo movimento e dà il via al quarto, simbolo dell'autunno. Il testo narra di un coraggioso che sale i monti per ascoltare la saggezza popolare dei pastori. Da essi impara il distacco dalle cose terrene e l'allontanamento del dor (una sorta di struggimento). Al tempo stesso ritornano i lupi, in branco. I lupi e gli abeti, due diversi aspetti della natura, vengono evocati da questo individuo per sublimare in essi il proprio totale abbandono alla natura, ai suoi istinti e alla sua eterna vitalità.
Il quarto movimento inizia con una lunga parte ambient di chitarra e tastiere. Si sentono urla lontane e lamenti spettrali. Il primo vero riff è abbastanza normale, in linea con il black più tradizionale, salvo poi accelerare senza preavviso. Questa sezione violenta viene interrotta da un rallentamento del ritmo, introdotto da un effetto sonoro tipo mellotron. A poco a poco la traccia riprende vigore ma, al tempo stesso, diventa sempre più oscura. La musica rievoca veramente i branchi di lupi che scorrazzano nella neve delle foreste notturne. Questa corsa sempre più arrembante si conclude sulle lunghe derive di tastiera ambient di inizio brano. La rievocazione delle forze naturali in musica non è mai stata così inquietante.
I quattro brani si sono conclusi ma c'è ancora spazio per le sorprese. Il CD contiene anche una sezione multimediale molto professionale. Graficamente è impeccabile (l'autore è l'immancabile Dan Florin Spataru, già designer delle copertine e del sito ufficiale). Al suo interno si possono trovare un sacco di informazioni sul gruppo: biografia, discografia, testi, background spirituale, immagini, contatti ed infine il video della canzone "Vazduh" di cui ho scritto ad inizio recensione. Il video è semplice ma ben fatto. Notte, nebbia e rituali col fuoco sono solo alcune delle immagini, mescolate fra di loro da un montaggio frenetico. Le riprese di maestosi paesaggi di montagna sono il tema dominante di questo video, il tutto perfettamente in linea con lo spirito del CD.
"'N Crugu Bradului" è, a parer mio, uno dei migliori album black metal della nuova generazione, quella che si è lasciata alle spalle l'ingombrante retaggio degli anni '90. E' un'opera d'arte perfetta in ogni sua parte: grafica, sezione multimediale, testi e soprattutto musica. L'impeccabile background ideologico e la struttura complessa dei brani vanno a braccetto con lo spirito più vero del black, grazie all'esecuzione selvaggia, sporca ed istintiva dei Negură Bunget.
Sarà dura per la band romena riuscire a fare di meglio. "'N Crugu Bradului" è un disco irrinunciabile per gli amanti del black.
(Hellvis - Agosto 2004)
Voto: 10
Contatti:
Mail Negură Bunget: contact@negurabunget.com
Sito Negură Bunget: http://www.negurabunget.com/
Sito Code666: http://www.code666.net/