NEFARIUM
Haeretichristus
Etichetta: Agonia Records
Anno: 2008
Durata: 35 min
Genere: black metal
"Haeretichristus" segna il ritorno dei Nefarium, senz'altro una delle
formazioni black metal più interessanti del nostro paese. Dopo aver
pubblicato il validissimo "Praesidium" nel 2005, la band è entrata
nella primavera del 2007 nell'Omega Gates Studio per registrare questo
nuovo lavoro. La formazione vede Carnifex alla voce ed alla chitarra,
Adventor alla chitarra solista, Negatium Corporis al basso e Summum
Algor alla batteria.
Abbandonata la svedese Downfall Records, il quartetto si è accordato
con l'etichetta polacca Agonia Records per la pubblicazione di
"Haeretichristus".
La copertina, dai colori molto scuri, ci mostra due vescovi e due
suore che stanno tenendo fermo, con molta energia ed un pizzico di
perversione, un diavolo. Il diavolo classico dell'iconografia
medievale, quello con la testa da caprone. Il libretto, di dodici
facciate, contiene tutti i testi (stampati in un carattere
pseudo-antico), e le varie foto dei musicisti in corpsepaint.
Considerato il fatto che molte informazioni biografiche le ho già
riportate nella recensioni di "Praesidium", penso sia inutile
dilungarsi a tal proposito in questa sede. Passo quindi alla recensione
delle varie traccie del CD.
Una breve introduzione parlata, e "Lucifer's Betrayal" esplode in
tutta la sua nera magnificenza. Si tratta di un brano mozzafiato, con
la chitarra di Adventor che traccia riff melodici sulle successioni
armoniche create da Carnifex e Negatium Corporis. A sostenere il tutto,
la ritmica mitragliante ed "impossibile" di Summum Algor. La qualità di
registrazione è nitidissima, perfetta in ogni suo punto: ogni singolo
strumento è evidente nel migliore dei modi, ed il suono d'assieme è
esplosivo, nella più pura tradizione del black metal di matrice
svedese. Eh sì, perchè è proprio questa la fonte di ispirazione
principale dei Nefarium: la canzone richiama immediatamente alla mente
gruppi quali Dark Funeral e Marduk. E' facile quindi immaginare che la
scelta degli studi Hitfire in Svezia, per il missaggio, non sia
casuale. Canzone di grande intensità, dal testo dai tratti
spiccatamente epici, ben espresso dal ruggito potente e torturato di
Carnifex. L'arrangiamento è molto equilibrato, ed il gruppo riesce a
mantenere intatta una forte carica istintiva, nonostante nessun
particolare sia lasciato al caso.
"The Damned Descent" ha un impatto relativamente più moderato
rispetto a "Lucifer's Betrayal", vuoi per il drumming non esasperato di
Summum Algor, vuoi per una melodia più spiccata. Una melodia intensa e
malinconica, di grande qualità. E' in questi momenti che i Nefarium
toccano i vertici della loro creatività, quando si divincolano dai
canoni stilistici dei loro modelli, per cercare formule espressive
tutte personali. Ascoltando una canzone come "The Damned Descent" salta
subito all'orecchio il grande talento compositivo del gruppo, fedele
alla tradizione ma capace di percorrere anche territori meno battuti:
esemplificativo in tal senso il passaggio strumentale che parte attorno
ai due minuti e mezzo dall'inizio del brano. In tale occasione il
gruppo gioca con riff e pause, dando vita ad una sezione dalla ritmica
staccata e incisiva. La tecnica della band è notevole, e credo che la
sezione ritmica avrebbe reso lo stesso al meglio, la batteria in
particolare, anche senza l'utilizzo di tutti questi trigger.
"136 Bastard Priests Murdered" è un brano carico di odio ed astio.
La partenza è un tornado nero che si abbatte sull'ascoltatore indifeso.
A poco a poco però, la composizione si libera in tutta una serie di
variazioni, dall'arrangiamento corposo e stratificato. Il suono delle
chitarre è potente e sfacciato: il loro lavoro, unitamente a quello del
basso, crea un muro sonoro impenetrabile, che sembra travolgere tutto e
tutti. C'è anche la melodia, che rende più vivace l'insiem, senza
diminuirne l'impatto distruttivo. Breve e concisa, in tre minuti dice
tutto quel che deve dire, senza perdersi in ciance inutili.
"Merchants Of Hope" è la prima traccia che vede all'opera l'ospite
Chaq Mol, chitarrista dei Dark Funeral. La presenza di questo ospite
conferma il legame esistente tra la band valdostana e i suoi maestri
svedesi. Ma anche il fatto che, data la qualità dei Nefarium, sia
possibile un cambio di guardia, un passaggio del testimone. Lo spero
davvero per i Nefarium, che in quanto a qualità non hanno più nulla da
invidiare a quei gruppi che hanno messo a ferro e fuoco la Svezia negli
anni '90! Contrariamente a quanto sarebbe lecito aspettarsi, "Merchants
Of Hope" non parte con le consuete successioni armoniche sostenute da
un blastbeat mitragliante, ma ha invece una ritmica staccata,
zoppicante, a tratti marziale. Le linee vocali di Carnifex sono ben
disegnate su questo genere di riffing. La canzone, in seguito, si
libera finalmente in una cavalcata black priva di compromessi, che
ripropone le solite soluzioni di arrangiamento vincenti. Non si tratta
però di una composizione lineare: i cambi di riff e di ritmica sono
molti, con la melodia della chitarra solista ad impreziosire il tutto.
Più che oscura, questa canzone mi sembra battagliera. Non esprime una
rabbia frustrata, ma un odio che ispira delle reazioni immediate e
violente.
"Doctrina Haereticorum" è un tripudio di tenebre, ed i riff si
riversano sull'ascoltatore come colate di pece nera. Un brano ostile,
aggressivo allo stato puro. Può ricordare la traccia di apertura come
dedizione al modello svedese. A parte le similitudini di alcune parti,
però, i Nefarium cercano sempre qualche particolarità. Ad esempio, il
cantante si dimostra duttile nell'interpretazione, e parti dalla
ritmica meno arrembante spezzano il blastbeat continuo e terremotante.
"Thirty Coins Of Judas" non è da meno, in quanto a irruenza. Alcuni
riff hanno un aspetto quasi mediorientale, cosa che ben si adatta al
titolo. Nel suo complesso, comunque, questa canzone è un chiaro esempio
del talento dei valdostani. Il black metal proposto dal gruppo è vitale
e sanguigno, veramente travolgente. Anche in questo caso, ottimo il
lavoro delle due chitarre.
"An Old Black Cage" è l'altra canzone che gode del contributo di
Chaq Mol. Canzone di un'aggressività senza reticenze, esemplifica
ancora una volta lo stile battagliero e fiammeggiante dei Nefarium. Una
nota in calce dedica questa traccia ad un amico del gruppo scomparso.
Nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già ascoltato in precedenza. E'
comunque una traccia con una sua personalità, ben strutturata e di un
equilibrio stupefacente. Ogni canzone di questo CD ha una sua identità
ben precisa, e questo è un segno di maturità della band, in grado di
scrivere canzoni differenti fra di loro pur mantenendo un suono
coerente.
In "Sin Of An Apostle" c'è la partecipazione dell'altro ospite,
Infaustus dei Setherial, che regala alla traccia dei contributi vocali.
Anche questa composizione non cala di intensità, però il tipo di
riffing è leggermente diverso dal solito. Molto dipende dal tipo di
successione armonica usata, però anche la costruzione del riff ha la
sua importanza. C'è quindi anche una maggiore vivacità anche da parte
della chitarra ritmica, che comunque conserva la sua preferenza per
accordi rigorosamente in minore. La traccia è permeata da una
negatività palpabile, che non concede sconti. Una sezione evocativa,
dal piglio dark ambient, occupa tutta la parte centrale della
composizione, prima della ripresa esplosiva del tema principale. Ottima
prova del batterista.
"Episcopal Whip" ha un esordio agile, trascinata da un ritmo non
velocissimo ma dinamico. Le scelte compositive sono sempre ben
congegnate, e si nota una buona intelligenza nell'arrangiamento. La
canzone mescola come al solito tanta aggressività con la melodia, in
una miscela perfetta e veramente stimolante. Come in altre occasioni
nel corso del CD, sono presenti anche dei campionamenti di dialoghi.
E il disco termina così, secco, senza ghost-track o altro.
"Haeretichristus" rappresenta un passo in avanti deciso rispetto a
"Praesidium". Dati i frequenti richiami al black svedese degli anni
'80, direi che lo stile non ha ancora raggiunto il suo picco di
personalità. Però queste influenze afliggono ormai solo più piccole
parti delle canzoni, che nel corso della loro durata si sviluppano su
terreni personali molto interessanti. La tecnica del gruppo (lo ripeto)
è migliorata tantissimo, e la produzione è spettacolare: finalmente la
batteria ed il basso si sentono al meglio, ed il suono d'insieme
risulta tenebroso e sfacciato. "Haeretichristus" è un lavoro
professionale da tutti i punti di vista, e convince sin dal primo
ascolto. Può venire incontro agli amanti del black più istintivo, così
come a quelli più raffinati, alla ricerca di tecnica e soluzioni
personali.
Tra la ultime notizie, si segnalano gli abbandoni di Negatium
Corporis e di Summum Algor. Non sò quali siano i motivi di tali
defezioni, sè personali, sè per divergenze artistiche o perchè i due
musicisti vogliano dedicare il loro impegno in maggior misura agli
altri gruppi nei quali suonano: Natassievila ed Adversam (il primo dei
quali ha pubblicato da poco l'esordio, mentre per gli altri è
annunciato a breve il come-back), Unholy Storm e Daemusinem. Magari
avrò modo di approfondire la questione in sede d'intervista.
Personalmente, ritengo che si tratti di un duro colpo, e difatti quando
ho saputo la notizia dopo il concerto dei Nefarium con i Malfeitor,
ammetto di esserci rimasto male. Summum Algor è uno dei migliori
batteristi black in circolazione, e Negatium Corporis si difende bene
come bassista. Leggo su Metal-Archives che Ghoul (basso) è rientrato in
formazione e Infamis sieda ora alla batteria. Speriamo che il gruppo
continui per la strada intrapresa con "Haeretichristus" e che i nuovi
arrivati siano all'altezza degli ex. Sia come tecnica, sia come talento
compositivo.
"Haeretichristus" è un album valido, nero come la pece. Da avere.
(Hellvis - Marzo 2008)
Voto: 8
Contatti:
Mail Nefarium: nefarium@nefarium.org
Sito Nefarium: http://www.nefarium.org/
Sito Agonia Records: http://www.agoniarecords.com/