NECROART
The Opium Visions

Etichetta: Officina Rock
Anno: 2005
Durata: 47 min
Genere: death/gothic sofisticato e decadente


Assaggi di "The Opium Visions", il primo full-length dei Necroart, li avevamo già avuti in "L'Inverno Dell'Anima" (vedi recensione). Quattro delle otto tracce dell'album, infatti, erano già presenti nel promo. Lo stesso cantante Max, nell'intervista rilasciata a Shapeless nel marzo del 2005, ce lo aveva anticipato. Tra l'altro, ci aveva anche confidato che la proposta di contratto più seria gli era arrivata dall'etichetta Officina Rock. Evidentemente, le cose sono andate secondo le previsioni: "The Opium Visions" è stato infatti pubblicato proprio dalla piccola etichetta parmense.
Lasciando perdere le varie notizie biografiche, già esaurientemente elencate nelle recensioni precedenti dei Necroart, passiamo subito a recensire questo lavoro. L'artwork del promo in mio possesso non è completo. Il libretto è assente, e ci sono due fotocopie: una per la copertina e l'altra per il retro. L'immagine di copertina è comunque molto evocativa: una vecchia fotografia sbiadita, che mostra un paesaggio con qualche albero, un fiume ed una barca in primo piano.
La formazione vede Massimo "Max" Finotello alla voce, Filippo Galbusera e Davide Zampa alle chitarre, Davide Quaroni alla tastiera, Francesco Volpini al basso e Marco Binda alla batteria.
La qualità di registrazione è buona, anche se talvolta pecca in potenza.
La canzone "The Crimson Minority" era già stata posta in apertura de "L'Inverno Dell'Anima". Ora, avendo commentato ampiamente questa traccia nella recensione precedente, rischierei ripetere quanto ho già scritto. Preferisco rimandare alla sua lettura, ribadendo in questa sede l'originalità della composizione. Il punto più caratteristico di "The Crimson Minority" è quella tarantella metal che già mi aveva sorpreso negli ascolti precedenti. Un passaggio folk che lascia spiazzati. Per il resto, si tratta di una composizione in bilico tra gothic e death melodico, di buona fattura.
"Le Fleur Noir" è una canzone decadente fin dal titolo. E' aperta da delicati arpeggi di chitarra acustica, la cui sonorità mi ricordano molto gli Anathema, che comunicano un'atmosfera mesta ed introspettiva. Presto il brano accelera, senza perdere le sensazioni meste e sofisticate. Quando Max passa dal cantato pulito a quello distorto, il suono d'assieme si fa più vigoroso. Questa volta sono i Moonspell di "Irreligious" a venirmi in mente, credo a causa del timbro del cantante e del tipo di arrangiamento. Tale somiglianza non è per nulla penalizzante. Si tratta di un'impressione perché, alla fin fine, è evidente lo sforzo dei Necroart di seguire un proprio sentiero personale. Tra l'altro, questa traccia tradisce un'inedita vena progressive. La seconda parte di "Le Fleur Noir" è più nervosa, soprattutto da un punto di vista ritmico. E' senza dubbio meno evocativa, ma non risulta superflua. La traccia si conclude comunque sulle note delicate di una tastiera.
Come "The Crimson Minority", anche "Necronova" e "Pandemonic Opium Night" sono state commentate nella recensione del promo. Delicata la prima, molto violenta la seconda: rappresentano due modi completamente diversi con i quali i Necroart interpretano la loro arte. Due composizioni di livello.
"Capricorn Years" riconferma la solidità dello stile dei Necroart. Insomma, i ragazzi hanno finalmente trovato un suono distintivo: un buon punto di partenza. Non gli resta che eliminare le ultime scorie, ovvero i richiami a gruppi più blasonati. Comunque, possiamo considerarli molto avanti nel loro processo di maturazione stilistica! Questa traccia è un mirabile esempio di equilibrio compositivo, decisamente orientato verso il gothic. Non però quello dozzinale, alla Crematori (come invece accade nelle battute iniziali di "The Crimson Minority"). Un gothic/death raffinato, ottimamente interpretato da musicisti che non sanno solo picchiare, ma anche accarezzare i propri strumenti. In questo caso, il lavoro della tastiera è molto buono. Non sempre mi piace lo stile di Davide: forse i suoi gusti non sono compatibili con i miei. Però in "Capricorn Years" devo togliermi il cappello di fronte a lui, e ad una prestazione di gran gusto e classe.
Ben più arrabbiata e "A Visionary's Trip". I vocalizzi di Max sono veramente aggressivi, ed anche la sezione ritmica si fa rispettare. Se non fosse per il ritmo moderato, potrei suggerire che siamo ai limiti del black sinfonico e melodico! Naturalmente, i Necroart non stravolgono il loro genere. Peccato che, quando la musica si fa meno rabbiosa, i vecchi Moonspell ritornino a far capolino tra le note. Talvolta la somiglianza è addirittura esagerata, come in quella sezione centrale ricca di atmosfera, caratterizzata da un arpeggio di chitarra acustica. Ecco, sono questi i particolari che andrebbero un po' rivisti: basterebbe soltanto una maggiore originalità timbrica. La scelta dei suoni è importante. Nel caso di "A Visionary's Trip" funziona, perché il brano comunica passione. Ma, tipico delle armi a doppio taglio, suggerisce comunque dei paragoni.
Il titolo di "Lullabye" non fa fede. Non si tratta di una nenia, e l'unica sezione veramente delicata è all'inizio. Le sonorità sono infatti dolci, e la voce effettata è deliziosamente malinconica. Presto però il brano accelera, ed il suo sviluppo è grosso modo lineare. Si tratta di una buona canzone gotica, che non presenta picchi di violenza, né particolari sorprese. Piacevole, si lascia ascoltare dall'inizio alla fine. Dopo l'assolo di chitarra, la canzone riparte da capo.
L'album si conclude con l'outro "L'Inverno Dell'Anima". Non me ne vogliano i Necroart, ma questo brano ambient proprio non mi piace...
"The Opium Visions" è un album solido, frutto del lavoro di una band in costante crescita. Come ho evidenziato in questa recensione, ci sono ancora un po' di particolari da sistemare, ed uno stile che a poco a poco dovrà scollarsi di dosso le influenze più evidenti. E' vero però che il sestetto ha uno spiccato gusto per la melodia, ed un buon talento nel songwriting. Il giudizio non può che essere positivo.
(Hellvis - Gennaio 2006)

Voto: 8


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