NEBUKADNEZZA
There Is No Revolution

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2009
Durata: 36 min
Genere: thrash metal con parecchi spunti grind


I Nebukadnezza fanno parte di quei gruppi puri ed appassionati, che continuano a suonare la propria musica testardamente, nonostante non siano mai riusciti a ritagliarsi uno spazio al di fuori dell'underground. Per chi ancora non li conoscesse, si tratta di un trio inglese formato da musicisti, i cui nomi sono tutto meno che inglesi: Antonis Christodoulides (chitarra e voce), Fredrik David Rojas (basso, voce) e Adriano Ferraro (batteria). Attivi dal 1998, non si sono mai tirati indietro di fronte alla possibilità di suonare sul palco, tanto da condividerlo con gruppi della caratura di Exodus, Brutal Truth, Napalm Death, Brujeria, Agnostic Front e così via.
I Nebukadnezza hanno esordito direttamente con l'album omonimo, pubblicato nel 2002, seguito due anni più tardi da un secondo full-length: "Onslaught".
Nel 2005 è stato pubblicato uno split con i Mundane, intitolato "Mangled Heap Dead For Shure / Failure = Destruction". La parte dei Nebukadnezza, la seconda, ha permesso al trio di realizzare il demo del 2006 "Failure = Destruction".
Nel 2008 ha visto la luce un nuovo split, questa volta in compagnia dei River Freshney: "This CD Will Melt Your Face (and Turn You into a Knob Head)".
L'anno dopo è stata quindi la volta del terzo album dei Nebukadnezza, "There Is No Revolution", seguito dallo split "Shit Just Got Split", a fianco ancora dei River Freshney.
Torniamo però all'ultimo disco in studio del trio, questo "There Is No Revolution". Il promo in nostro possesso è un semplice CDr masterizzato, corredato dalla fotocopia a colori della copertina. I colori sono lividi, con una predominanza di azzurri e violetti: in primo piano, si vedono due teste impalate; sullo sfondo, cadaveri e due bandiere con i simboli dell'aranchia e della pace.
Nonostante le tracce siano dodici (in realtà quattordici), il CD dura solo 36 min. D'altronde, cosa aspettarsi da un gruppo che, da sempre, unisce all'irruenza del thrash metal la violenza furibonda del grind? L'aggressività infatti è ai massimi livelli, e non c'è ombra di dubbio che un disco come "There Is No Revolution" non possa che spaccare. Anzi, i Nebukadnezza non lasciano il tempo di rifiatare all'ascoltatore: a parte qualche campionamento, le canzoni partono una dietro l'altra, creando un effetto caotico e devastante.
I musicisti, questo è chiaro, sono molto capaci. Chitarra, basso e batteria sono estremamente affiatati, e tutti gli strumenti contribuiscono a creare un suono compatto, opprimente, spaventoso. Al tempo stesso, il trio dimostra di non pensare solo all'impatto: sovente, il basso di Fredrik si lancia in virtuosismi degni di nota, e la batteria stessa prova ad essere creativa, nonostante il suo ruolo le imponga di picchiare, picchiare e picchiare.
I vocalizzi sono tutti estremi, non ci sono mai passaggi melodici o puliti. Per questo motivo, spesso e volentieri il thrash metal dei nostri assume venature del death metal delle origini. Oppure, ma in questo caso tutto si fa più palese, i Nebukadnezza abbandonano l'agilità del thrash per esasperarsi in passaggi genuinamente grindcore.
Non ci sono quindi canzoni veloci e lente in questo CD: ce ne sono di veloci e di velocissime! Il trio sembra star male all'idea di mollare il piede dall'acceleratore, e sembra spinto da quella foia tipica dei grinder di fine anni ottanta, che ripeteva nelle loro teste: "Più veloci! Più veloci!".
Da un lato, questo si ritorce un po' contro i Nebukadnezza, le cui canzoni a volte tendono ad essere un po' troppo simili le une alle altre. Ma per gli amanti del thrash più estremo e devastato, "There Is No Revolution" è una vera e propria manna!
Nonostante gli estremismi appena descritti, i Nebukadnezza sono essenzialmente un gruppo thrash: tra le influenze più evidenti, posso citare gli Exodus delle origini, i vecchi Sepultura, Sodom e Kreator, i Dark Angel, in parte i Possessed. E in più tutti quei gruppi più moderni che, in vena di revival thrash e thrash estremo, hanno rispolverato degli stilemi obsoleti rimettendoli a nuovo. E la combinazione col grind è davvero interessante, anche perchè i Nebukadnezza sanno come legare i due generi alla perfezione.
Gli episodi ricchi di interesse sono parecchi, ma cito solo qualcuno di essi: "Civilian", "Live Bait", "End Of Conspiracy (New Beginning)", "When Dirty Hands Touch Clean Food", "Infotainment" e così via.
Si segnala una ghost-track nella quale i musicisti scimmiottano il rap.
"There Is No Revolution" è un disco che non va per il sottile, e che risulterà vagamente odioso ai puristi del thrash ed agli amanti di musica meno irruente. Ma gli appassionati dell'estremo non potranno che gioire all'ascolto di questo CD, perchè è veramente una mazzata potentissima, ed i Nebukadnezza sanno davvero come far male.
Sarei tentato di dargli un gran voto, ma preferisco tenermi basso perchè, dal 1998 i Nebukadnezza hanno proposto più o meno sempre la solita musica. E' solo questo il motivo della mia scelta. Perchè, per il resto, "There Is No Revolution" è un gran disco.
(Hellvis - Febbraio 2010)

Voto: 7.5


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