N8
Reality... Fate

Etichetta: Scarlet Records
Anno: 1999
Durata: 42 min
Genere: prog metal


Se penso agli N8 mi vengono in mente due aggettivi: capaci e sfortunati. Non potrebbe essere altrimenti visto che il loro esordio su CD intitolato "Reality... Fate" è un disco di valore assoluto e che, successivamente a questo, non è uscito niente a loro nome.
Gli N8 arrivarono preparati all'esordio: da tempo sui magazine specializzati si leggeva di loro - in termini quasi sempre entusiastici - ora a nome Enrico VIII ora E VIII... Il loro "successo" era in qualche modo prevedibile, almeno per i più attenti ai segnali provenienti dall'underground. Certo che le qualità messe in mostra su questo CD risultano a tratti sbalorditive! Il loro era un approccio che rifuggiva da stereotipi che già nel 1999 iniziavano ad aver fatto il proprio tempo (leggi ipertecnicismi vari ed eccessiva pretenziosità delle composizioni).
In "Reality... Fate" il gruppo lombardo si prodiga nel comporre canzoni che riescono a suonare personali evitando di cadere nel tranello dell'originalità a tutti i costi. Mi spiego meglio: si sente lontano un miglio che il background dei vari componenti era formato dai più disparati generi musicali e che il voler inserire molteplici sfaccettature o il saper dare vari colori alle loro composizioni era una cosa del tutto naturale o solo in minima parte studiata a tavolino... Qui i Dream Theater (quando si parla di prog metal si finisce sempre a parlare di loro!) fanno solo capolino. Certo, ci sono... come c'è anche tutta una serie di gruppi e musicisti che negli anni hanno probabilmente caratterizzato gli ascolti dei nostri, ad esempio penso ai Fates Warning o agli Alice In Chains ma anche a tanti altri. Sarebbe assurdo infatti andare a separare gli ingredienti di una miscela quasi perfetta come il suono contenuto in "Reality... Fate".
Direi che è meglio passare alle singole canzoni, ad esempio all'opener "I Want To See" che, dopo una brevissima introduzione, ci travolge con il suo riffing spezzato e il suo drumming potente e articolato. Una miscela esplosiva ma al tempo stesso sobria nell'approccio dei singoli. Tutti sono al servizio della canzone: sentite ad esempio l'operato del tastierista che arrangia il pezzo con tastiere/synth senza mai essere troppo invadente. Eccelse anche le capacità vocali di Andrea Palermo, non potentissimo ma in grado di giocare a suo piacimento con il pentagramma (quando dice "Deep Down..." curiosamente vengono in mente gli Alice In Chains...).
"Save" prosegue sulla falsariga. L'attacco è sempre potente ma le strofe si "svuotano" per lasciar spazio alla voce. I nostri si dimostrano bravissimi anche in fase di arrangiamento e il risultato è un brano potente, orecchiabile al punto giusto e magistralmente eseguito.
"Time" inizia con delle gravissime note di basso. Va rimarcata l'abilità dei 5 componenti degli N8 in un pezzo con diverse dinamiche come questo. Il piano e il forte la fanno da padrone; l'assolo, pulito e leggermente dissonante, non ha il supporto della chitarra ritmica - in certi frangenti - e il risultato è comunque ottimo. Il ritornello è a tratti ipnotico.
Una chitarra acustica apre "In The Arms Of An Angel", altro pezzo giocato sui cambi di intensità. Le partiture sono ancora abbastanza articolate (gran lavoro di basso in fase di arrangiamento, ad esempio); la voce è doppiata in alcuni punti. Il risultato finale è buono, forse non al livello dei precedenti pezzi.
Durissimo e spiazzante l'attacco di "The Game Of Life", che si sviluppa seguendo altre strade con particolari dissonanze ed effetti vari sulle strofe. Il ritornello è abbastanza lineare. Nei 4 minuti di questo pezzo c'è un po' di tutto, non mancano neppure riffoni stoppati alla Pantera. Ottima la ritmica di batteria sull'assolo di chitarra: gli dà un gran tiro!
"Changeless River (Part II)" inizia in modo molto pacato ma esplode ben presto in un magnifico chorus: "Free! Wherever I go, whatever I choose / I'll speak my mind / Free! The light in my hands / keeps me satisfied with all I need". Ancora una volta mi preme sottolineare l'enorme abilità dei nostri nell'asservirsi completamente al risultato finale. Tutto risulta al posto giusto, senza invadenze inopportune. Molto buona, a tal proposito, risulta la produzione ad opera del noto Livio Magnini (il CD è stato masterizzato al Nautilus Studio di Milano). Il suono dell'insieme è buono e anche tutti gli strumenti risultano facilmente distinguibili.
"Paradise - Paranoid" è forse il brano meno riuscito del disco ma il gruppo si riprende poco dopo con la pesante e cupa "Inside The Depths", che si apre inaspettatamente a un ritornello quasi solare (che funge da contraltare ai duri riff di Alessandro De Berti e alle basse frequenze dell'ottimo Maurizio Favaro). Stupisce anche l'attenzione ai particolari prestata dai nostri... nel brevissimo assolo di chitarra il rullante viene quasi scordato ad arte...
La delicata "Man On The Sea" colpisce più per la sua leggerezza e per la particolarità della proposta che non per la sua riuscita. Il brano non è sicuramente uno dei migliori, a mio parere.
L'album si chiude con "Father's Evil", ancora improntata per buona parte su sonorità acustiche. Un buon pezzo, ottimamente suonato e altrettanto ben arrangiato. Il cantante Andrea si mette a dura prova e supera ovviamente l'esame, prima del finale quasi "cacofonico" (da non intendersi con accezione negativa!).
Un disco che mi piacque molto e che anche a vari anni di distanza si dimostra attuale e competitivo. Niente da dire, gli N8 erano fior di musicisti! Nicola Rossetti (batteria) e Maurizio Favaro (basso) formavano una sezione ritmica potente e fantasiosa, vivace e creativa. Alessandro De Berti era un ottimo chitarrista e in questo CD si cimentava anche con sonorità molto diverse, spaziando da riff duri con pesanti distorsioni a partiture per chitarra acustica di discreta difficoltà. Gli arrangiamenti di Marco Pessina (tastiere) erano inappuntabili, sempre alla ricerca dei colori giusti per ogni ambientazione; probabilmente ad un primo ascolto emergeva meno degli altri, ma un orecchio attento non poteva ignorare il suo lavoro ed apprezzare così il suo notevole contributo al risultato finale. Di Andrea Palermo possiamo solo dire che ci trovavamo al cospetto di un gran cantante! Tutt'altro che un urlatore, riusciva a salire senza freni dosando benissimo la propria voce; le linee vocali erano tutt'altro che immediate o semplici e hanno sicuramente richiesto tempo per esser "pensate" e capacità per esser cantate...
Peccato che in molti abbiano snobbato questo CD...
Racconto un aneddoto: al Summer Day In Hell del 2003 c'era uno stand della Scarlet... Ebbene, avevano molte copie di N8 in vendita a 2 euro... Beh, c'è qualcosa che non va... Com'è possibile che dischi di questo calibro vengano praticamente regalati?!?!? Ci si lamenta tanto che i CD costano troppo e magari si compra l'ennesimo live del gruppo famoso o quel side-project realizzato da musicisti noti (altrimenti non saprebbero che adesivo mettere in copertina!) per corrispondenza - leggi internet - nei ritagli di tempo ("quanto vuoi per mettere un assolo / la voce / il basso / sul mio CD?") e non si degna di attenzione un CD come questo!!!
Gli N8 erano un gruppo vero... Giurerei sul fatto che hanno passato sere e sere in sala prove a limare quel riff o riprovare quell'arrangiamento. Mi sbaglierò, ma la sensazione è questa...
Concludendo: forse "Reality... Fate" non è il miglior disco mai prodotto in Italia. Di certo gli N8 erano una delle poche band prog metal nostrane su cui scommettere, una di quelle band da far crescere. sono sicuro che gli album successivi avrebbero saputo regalarci ancora qualcosa in più. Avevano talento e bravura. Gli è mancata la fortuna, o forse solo l'attenzione...
(Linho - Aprile 2005)

Voto: 8.5