M.Z.
Romantic
Etichetta: Thundering Records / Manitou Music
Anno: 2005
Durata: 59 min
Genere: symphonic metal
Com'è difficile riuscire a stare calmi in un momento come questo. Com'è
difficile essere obiettivi e non lasciarsi trasportare da emozioni
d'ira o d'amore, sentimenti che caratterizzano da sempre le due facce
della stessa moneta. Gli M.Z. possono essere presi come punto di
riferimento per queste emozioni: ira poiché in tanti gli volteranno le
spalle e questo un po' mi fa incazzare; amore perché, una volta entrati
in sintonia con la band ed il suo modus operandi, riuscirete a godervi
nel migliore dei modi il loro CD "Romantic".
Devo ammettere che, inizialmente, ero scettico riguardo al genere
proposto: symphonic metal. Credevo che gli M.Z. fossero il solito gruppo
dal cantante sempre pronto a lanciarsi in falsettini alla Rhapsody e
condito da tante musichette, barocche e neoclassiche, che il più delle
volte sporcano l'heavy metal canonico.
Con grande stupore, cosa leggono i miei occhi nelle note che
accompagnano il CD? La band si ispira ai compositori del diciassettesimo
e diciottesimo secolo!!! Assurdo? No, neanche un po'. Il tutto non è
affato male, credetemi! Ovviamente, per tener fede alla promessa,
bisogna che gli esecutori siano più che preparati. Ma non corriamo
troppo in fretta: ora lasciamo che sia la musica a rispondere alle
mille e una domande.
Partiamo, per prima cosa, dalla formazione: la band è un terzetto
fondato dal bassista Markus Fortunato, coadiuvato dal
batterista/cantante Laurent Bourgin e dal chitarrista (e anch'egli
cantante) Julien Adamo.
Ecco ora una provocazione: la musica degli M.Z. non è un heavy metal
vero e proprio con influenze barocche e neoclassiche ma, piuttosto,
musica barocca rivista attraverso un'ottica metal! Ed è proprio questo
che mi è piaciuto! Le canzoni sono arrangiate come se fosse
un'orchestra a suonarle. Ovviamente la tastiera svolge il lavoro
principale negli arrangiamenti vista la versatilità e l'importanza
dello strumento. Le chitarre lavorano come i violini ed il basso, con
lunghe fughe, sostituisce i violoncelli ed ovviamente il contrabbasso.
La batteria accompagna il tutto, ma mai correndo e lavorando su inutili
stacchi di doppia cassa. Lo strumento in questione riempie a dovere, si
sfoga "quando ce vò" ed è sempre al posto giusto nel momento giusto.
Le voci, pur ritagliandosi un piccolo spazio, non sono presenti in
tutte le canzoni. Vengono utilizzate solo per l'aspetto corale: non
esiste un cantante che canti il pezzo ma solo il coro, pronto a
subentrare quando l'arrangiamento si fa più scarno.
Pur essendo quasi tutte strumentali, le canzoni si fanno ascoltare
ugualmente volentieri sia per gli arrangiamenti (certamente "rubati"
alla musica classica ma sempre come tributo o citazione), sia per la
bravura dei musicisti. Le canzoni riescono ad essere alquanto
scorrevoli ed originali (concedetemi il termine!) in quasi tutti gli
episodi.
I pezzi sono tutti abbastanza lunghi e molto vari: per questo è
difficile descriverli accuratamente. Posso comunque dare un'idea
generale delle singole canzoni. Escludendo "Wanderer Fantasy", intro
breve con tanto di marcetta medioevale, gli altri pezzi sono sorretti da
arrangiamenti sempre molto curati. La seconda traccia ad esempio,
"Sanctus Benedictus", mi ha ricordato molto le musiche del film "Il
Signore Degli Anelli", soprattutto per gli arpeggi delle chitarre
acustiche, le atmosfere create dalle tastiere e le voci in latino che
intonano un coro epico.
Con "Hungarian Divertimento" gli M.Z. si divertono ad incrociare
partiture folkloristiche e metal; con la successiva "First Imposing
Waltz" fanno un po' il verso a Malmsteen ma senza strabordare con gli
assoli di chitarra. E' anzi il basso che sul finale costruisce un
assolo talmente melodico, tecnico ed intricato che ne basterebbe la
metà per far vergognare i vari Myung, Vera e Jacob.
"Rising Power" forse è il pezzo più metal e meno neoclassico. Una buona
metal song caratterizzata anche da frequenti cori e atmosfere un po'
più darkeggianti. Le successive "Epic Poem Of Middle Age", lunga ballad
mediovaleggiante vicina allo spirito compositivo di Blackmore e
consorte di questo ultimo lustro, e "Storm On The Ocean", pezzo veloce
e serrato dove tutti gli strumenti si ritagliano una buona fetta di
solismo su tempi veloci scanditi da una doppia cassa mai troppo
presente, chiudono la "produzione propria" della band.
Dall'ottava traccia parte la seconda, ipotetica, parte del disco:
quella dedicata alle cover. Quali musicisti potrebbe coverizzare questa
band? Ovvio, no?! Mozart, Vivaldi, Beethoven e Schubert. Purtroppo la
mia scarsa conoscenza della musica classica non mi permette di
esprimere un giudizio sull'esecuzione delle cover in questione.
Sappiate comunque che nell'arrangiare i vari movimenti, i nostri M.Z.
hanno dimostrato di saperci fare così come hanno fatto per i loro
pezzi. Non è quindi difficile individuare le diversità stilistiche di
ogni singolo compositore. La gioiosità di Vivaldi espressa dalle
melodie è inconfondibile, così come i sovrarrangiamenti di
violini/chitarre in Mozart, accompagnati dalle linee di
basso/contrabbasso continue. Anche la velocità di esecuzione in alcuni
frangenti rende riconoscibilissimo Beethoven. Coraggiosamente l'album
arriva al suo termine.
Per quanto mi riguarda, sono partito con il
piede sbagliato nel giudicare la band solo dopo pochi ascolti; in un
secondo tempo, tornando sui miei passi, sono arrivato a capire che la
musica classica non è poi così noiosa come sembrerebbe, soprattutto se
a suonarla sono un paio di capelloni con il classico "metal heart". Un
CD ostico per alcuni versi, complicato per altri e non di facile presa
ma godibilissimo, una volta entrati in sintonia con la musica proposta.
(Hellcat - Aprile 2005)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail M.Z.: mz2001@ifrance.com
Sito M.Z.: http://www.mz-music.com/
Mail Thundering Records: manager@thundering-records.net
Sito Thundering Records: http://www.thundering-records.net