MYSTICUM
In The Streams Of Inferno
Etichetta: Full Moon Productions
Anno: 1996
Durata: 37 min
Genere: black metal
Ottenuto il contratto con l'americana Full Moon Productions, i Mysticum
iniziarono a registrare "In The Streams Of Inferno", loro album di
debutto. Il suo successore, "Planet Satan", già annunciato con l'uscita
del primo disco, è stato più volte rimandato e purtroppo ad oggi non ha
ancora visto la luce. La formazione è sempre la stessa, nonostante il
bassista Robin abbia adottato lo pseudonimo di Mean Malmberg e il
chitarrista Ravn sia diventato Prime Evil.
La band rinunciò anche di firmare un contratto discografico con
l'etichetta francese Osmose: il motivo era dovuto alla voglia dei
musicisti di rimanere liberi di registrare quello che volevano, senza
fretta e senza le pressioni di una casa discografica non certo
underground come la Osmose. Siamo cioè di fronte ad un gruppo
estremamente coerente, che mira a registrare un prodotto degno di lode,
magari impiegandoci anni, piuttosto che mirare ad arricchirsi con la
propria musica.
La proposta musicale del terzetto consiste in un black metal di
matrice norvegese, impreziosito dall'uso di samplers e di una drum
machine. La band scelse di non usare un batterista in carne ed ossa per
ottenere un suono più gelido, meccanico ed a tratti dai connotati
industrialoidi. La voce acutissima di Cerastes, le cui corde vocali
sono sempre tirate al limite, conferisce alle canzoni una carica
distruttiva ancora maggiore.
Il disco si apre con "Industries Of Inferno", intro composta da
rumori metallici che emergono in un sottofondo di vibrazioni ed
effetti. Dopo poco più di un minuto esplode "The Rest", con un riff
tanto semplice quanto efficace e una sezione ritmica martellante,
mentre la voce acida di Cerastes rende la canzone ancor più malvagia.
L'intera composizione si basa sull'alternarsi di parti veloci ed altre
cadenzate; c'è anche spazio per un lugubre intermezzo di tastiera
accompagnato dai rintocchi di una campana, in seguito al quale i tre
ripartono su ritmiche sostenute.
La successiva "Let The Kingdom Come" viaggia sugli stessi binari
della precedente, con le tastiere appena più in evidenza in certi
frangenti. Nel break centrale le tastiere creano un'atmosfera sinistra,
poi la band riparte con un riff lentissimo. La canzone si fa via via
più veloce. Sulla base di un mid tempo marziale emergono quindi le urla
sofferenti di qualche anima dannata, mentre nel finale la drum machine
si riassesta su ritmiche piuttosto sostenute.
"Wintermass" risale al periodo dell'omonimo demo del 1993, come
pure "The Rest". E' la canzone più lunga dell'intero lavoro, con in
evidenza una drum machine davvero martellante: un mid-tempo
terrificante che talvolta lascia spazio a devastanti accelerazioni.
Pregevole è anche l'uso sporadico di samplers che accentuano la carica
distruttiva del pezzo, mentre le tastiere ricreano un'atmosfera
maligna.
Un'ossessionante intro di tastiera precede la furia cieca di
"Crypt Of Fear", già apparsa su "Medusa's Tears" col titolo "Into My
Crypt Of Fear". Nella tracklist è erroneamente indicata con "Where The
Raven Flies", che invece è la sesta traccia: i titoli dei due pezzi
sono stati infatti invertiti. Si tratta di una canzone dall'impatto
davvero letale, basata su parti eseguite a velocità sostenute,
intervallate da rallentamenti claustrofobici, dando vita ad un mix
micidiale.
Forse ancor più distruttiva risulta "Where the Raven Flies",
costituita da riff semplicissimi ma con un tiro incredibile. Il pezzo
viaggia su ritmiche indiavolate, sulle quali la voce folle di Cerastes
raggiunge livelli di cattiveria inaudita. Una canzone terrificante,
apocalittica, che da sola vale l'acquisto del CD.
"In Your Grave" non ha nulla da invidiare alla canzone precedente:
il pezzo parte con una doppia cassa allucinante che accompagna un
rullante molto lento, le chitarre sono distortissime e le corde vocali,
come sempre, al limite. Ancora una volta si può apprezzare l'abilità
compositiva del terzetto, che intervalla in maniera geniale mid-tempo a
sfuriate tipicamente black metal. Anche questa canzone risale all'epoca
del demo "Medusa's Tears".
Nella conclusiva "In The Last Of The Ruins We Search For A New
Planet", in pratica un outro di cinque minuti, la band si sbizarrisce
utilizzando una tastiera con l'effetto simile a quello di un pianoforte
scordato; il risultato è quello di ottenere una nenia ripetitiva,
ossessionante e ipnotica, accompagnata da campionamenti e vibrazioni di
sottofondo.
In definitiva "In The Streams Of Inferno" è un disco folle,
cattivo e claustrofobico come pochi altri, che non conosce cedimenti
nell'arco delle 8 tracce, e sa tra l'altro distinguersi per una certa
originalità nei suoni. La produzione è grezza quanto basta (specie per
quanto concerne il suono delle chitarre e del basso) per lasciare
intatta la ferocia delle canzoni.
Mean Malmberg ha dichiarato in un'intervista condotta da Marty
Rytkonen ed apparsa in Worm Gear #8, che il disco è in realtà un
concept; purtroppo non c'è traccia dei testi nel libretto, per cui non
so aggiungere nulla a riguardo.
La copertina rappresenta una scogliera piuttosto suggestiva,
nonostante la scelta dei colori per il titolo non sia il massimo,
mentre le foto all'interno del libretto sono in bianco e nero e
rappresentano i tre norvegesi con espressioni piuttosto allucinate. Lo
sfondo è quello di una fabbrica abbandonata.
Compare anche la frase "Don't control drugs, let them control
you!" ,nonché l'appoggio alla campagna "Never Stop The Madness" in
favore delle droghe pesanti per alimentare lo sterminio dei deboli che
ne fanno uso. Al contrario degli altri gruppi che appoggiavano questa
iniziativa, però, i Mysticum facevano/fanno uso di sostanze
stupefacenti, anche se non per trarre spunti a livello musicale, né si
sentivano dipendenti, per cui vanno considerati al di fuori da quella
categoria di persone contro cui la campagna era indirizzata.
Il CD in questione è stato ristampato qualche anno fa con una
copertina totalmente diversa, visto che l'originale non è mai piaciuta
a Malmberg e soci. Quella nuova raffigura una porta metallica in
deperimento, ma l'immagine non è molto nitida. Lo scorso anno, poi, è
stato ristampato anche in versione digipack dalla Avantgarde Music
(vedasi l'apposita recensione).
Nell'intervista rilasciata nel 2004 da Svartravn a Vampire
Magazine, il chitarrista ha affermato che il contratto con la Full Moon
prevedeva anche la stampa di una versione in vinile: questa clausola
non è stata però rispettata. Da qualche tempo, però, circolano due
versioni in vinile, una con la copertina originale dell'album, limitata
a 500 copie, e una con la copertina della prima ristampa, limitata a
200 copie con vinile rosso.
Concludo dicendo che, a distanza di molti anni dal mio primo
ascolto, questo album capolavoro continua a piacermi immensamente, e
non solo perché le composizioni sono tutte di altissimo livello, ma
anche perché siamo di fronte ad un disco che ha rappresentato una sorta
di precedente nel panorama black, soprattutto per quanto riguarda l'uso
di samplers e la propensione ad abbracciare sonorità acide tipiche
dell'industrial e dell'elettronica.
Degno di lode.
(BRN - Giugno 2005)
Voto: 10
Contatti:
Mysticum
c/o Robin Malmberg
Kongsskogen 71
1370 Asker
NORWAY
Mail Mysticum: dreadloco88@hotmail.com
Sito Mysticum: http://www.mysticum.com/
Sito Full Moon Productions: http://www.fmp666.com/
D'accordissimo con BRN, questo disco è f-a-v-o-l-o-s-o!!!
Estremamente cattivo, gelido, cupo e allucinato, io lo considero un
nuovo "In The Nightside Eclipse". Da ascoltare insieme al CD dei Thorns,
e rigorosamente di notte. Vi ritroverete la mattina dopo a ringraziare il sorgere
del sole come mai avete fatto in vita vostra!!!
(Randolph Carter - Novembre 2003)
Voto: 10