MOTHERSTONE
Biolence

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 65 min
Genere: thrash/death


I romani Motherstone sono una mia vecchia conoscenza; ho già avuto modo, infatti, di ascoltare, recensire ed apprezzare il loro precedente lavoro, "Through The Paths Of Insanity"; ora, a distanza di due anni dall'ottimo debutto, rieccoli in pista con un lavoro dalle grosse ambizioni ed aspettative. Tutto è stato fatto al meglio; buonissimo l'artwork ed il packaging in generale dove viene esposto, fin nei minimi particolari, l'interessantissimo ed impegnativo concept dell'album, basato interamente sulla naturale violenza che è insita in ognuno di noi e di come talvolta trovi sfogo in maniera incontrollata ed inaspettata; ogni singolo brano, quindi, prende in esame eventi criminosi avvenuti in Italia negli ultimi decenni, parlando degli atti compiuti, ma ancor di più dei risvolti psicologici in essi racchiusi. L'album si apre con "Romans 12:19", basato sulle gesta di Donato Bilancia, il "famoso" serial killer dei treni; dopo un inizio pacato, lasciato interamente alle vocals di Vale, il brano si apre improvvisamente, acquistando potenza e slancio, arricchito dalle vocals di JJ, corrosive e strascicate; le chitarre pesanti e corpose e la sezione ritmica potente e precisa fanno il resto; pian, piano l'intensità e la velocità aumentano, spezzate di quando in quando da break leggermente più melodici e sentiti, che rendono il tutto più articolato ed interessante, come a voler entrare nella mente sinuosa del protagonista, con un buon gioco di alti e bassi e di cambi di ritmo inaspettati, dove growls graffianti fanno da contraltare alle linee pulite della cantante. Mai partenza fu più congeniale.
"Bloody Mary" viene introdotta dalla voce incredula e piena di terrore di Anna Maria Franzoni, che al telefono chiede aiuto per il figlio morente; velocità sostenuta, suoni compressi e doppio growling, ruvido e tagliente; improvvisamente un barlume di luce trova spazio tra la rabbia e la furia contraddistinto dalle sempre notevoli e convincenti vocals pulite di Vale, pochi attimi, perchè poi la violenza torna padrona del tutto e con essa partiture tirate, chitarre robuste e taglienti e un gran lavoro della sezione ritmica, capace di cambi d'intensità e d'atmosfera davvero notevoli.
"I Am The Alpha And The Omega", torna a parlare di nuovo di Bilancia e della povera fine fatta dalle sue povere vittime; le sonorità hanno qui una maggior apertura melodica pur mantenendo una robustezza ed una compattezza di fondo notevoli; il continuo contrasto tra le linee vocali, pulite ed intense di Vale e le growls, taglienti e marce, di JJ, contraddistingue il pezzo, così come parte preponderante l'hanno anche i continui cambi di ritmo, atmosfera ed intensità musicale; facilmente si passa, infatti, da partiture thrashy, a passaggi ai limiti del death, a soluzioni più vicine ad un certo metal moderno, lasciandoci letteralmente e favorevolmente spiazzati.
"Someone Sitting By You", quarto brano in scaletta, mette pienamente in risalto le grandi capacità vocali di Vale, capace di attirare l'intera attenzione sul suo operato; il pezzo gira infatti tutto intorno alle sue linee di voce, accondiscendendo in tutto e per tutto gli stati d'animo espressi, ora più pacati e sentiti, ora più intensi o marcatamente arrabbiati, andando a creare una sorta di power-ballad dagli estemporanei inserti death, che tanto bene descrive la sofferenza interiore di Angelo Licheri, l'uomo che invano cercò di salvare da una terribile morte il piccolo Alfredino Rampi.
La velocità torna ad alzarsi, i ritmi si fanno decisamente più incalzanti e le reminescenze death/black tornano a farsi decisamente più marcate; interessante il connubio tra l'anima decisamente più dura e rabbiosa dei nostri e quella, invece, più vicina al metal classico, che più volte trova spazio e modo di inserirsi nella struttura portante del pezzo, tanto da renderlo decisamente più appetibile e dal flavour più particolare; questa era "300 Days To Consciousness".
"Finelly Failure And Collapse", improntato sulle gesta di Guglielmo Gatti che uccise gli zii per denaro, prosegue nelle sonorità sin qui mostrate, ossia un riuscito intreccio tra partiture più veloci e rabbiose e fraseggi leggermente più pacati, atti a spezzare l'atmosfera ed innalzarne l'interesse complessivo; buonissimo nell'occasione l'egregio lavoro delle chitarre, capaci di alternare sfuriate e intermezzi tirati a fraseggi più stoppati ed in controtempo. Bravissimi.
In questo mare di delitti ed atti orribili non poteva non esserci anche il terribile delitto di Erba; "Slaughter Machine", descrive in pieno l'enorme contrasto tra l'aspetto esteriore dei due assassini, dalle movenze insicure e dall'apparente fragilità, ed invece la loro vera natura, di assassini spietati e calcolatori. Sfuriate thrash/death, dalle sonorità corpose ed asciutte, fraseggi precisi e tirati e con le doppie vocals in netto risalto, per un pezzo che in più di un'occasione riporta alla mente le cose migliori dei Pantera di "Vulgar Display Of Power".
Con "Russian Roulette", i toni si abbassano improvvisamente, arrivando a sfiorare i connotati di una vera e propria ballad dove inserti improvvisi di chitarre dure e sonorità più compresse, vanno a rappresentare in pieno la triste storia di Marta Russo, uccisa senza una ragione mentre si trovava all'università. In "Just Hiss", riguardante l'orribile infanticidio di Tommaso Onofri, i toni si induriscono notevolmente; la velocità aumenta progressivamente, le chitarre si fanno più intense e corpose, i growls di JJ prendono il sopravvento, contrappuntati solo in qualche occasione da Vale, mentre le ritmiche si fanno via, via sempre più articolate sino ad arrivare ad una sorta di tecno-death, dai numerosi stop 'n go e dai notevoli cambi di ritmo.
Il decimo brano, "Nowadays Juliet", incentrato interamente sulle terribili vicende del Circeo e sulla tragica fine, dell'unica sopravvissuta, Donatella Colasanti, prosegue su sonorità decisamente spinte e veloci, tanto da avvicinarsi in più di un'occasione al black vero e proprio; le chitarre sono sempre contraddistinte da un suono assolutamente asciutto e ben distinguibile, tanto da poterne assaporare ogni singola plettrata; improvvisamente, poi, un intermezzo spezzato e dai connotati decisamente numetal, dove Vale riporta in auge la sua stupenda voce, pochi attimi, singoli momenti, prima che la furia e la rabbia si riprendano la scena e vadano a concludere il tutto.
"Picture Of My Agony", sul delitto ancora irrisolto di Simonetta Cesaroni, si muove su sonorità ben congeniali ai nostri, ossia una sorta di tecno/thrash/death metal, dove ancora una volta sono le doppie vocals di JJ e Vale ed i continui cambi di ritmo ed atmosfera a farla da padroni. Non male. "The 12th King", riguardante le gesta e la strana storia di Michele Profeta, nulla toglie od aggiunge a tutto quello espresso sin ora, continuando a muoversi su sonorità si qui piacevolmente espresse ed eseguite. Da apprezzare nell'occasione, comunque, il buon affiatamento che sembra esserci tra Ivano al basso e Rick alla batteria, ancora una volta autori di una prova eccellente sia dal punto di vista ritmico che del groove in senso stretto. Il brano che va a chiudere questo eccellente lavoro è "Digging Walls Of Sorrow"; le ultime ore di vita e di disperazione di Salvatore e Francesco Pappalardi abbandonati a morte sul fondo di un deposito d'acqua, vengono ancora una volta descritte con un senso di rabbia, dolore e sofferenza davvero palpabili; le musicalità proposte non variano di una virgola, se non per l'inserirsi a metà brano di un lungo fraseggio semi acustico, dove ancora una volta, ma non ce n'era bisogno, le doti di Vale fanno giusto sfoggio di sé; poi un lento crescendo e di nuovo, velocità e rabbia, per poi ancora lo stopparsi del tutto, nuove e lente melodie, interessanti aperture melodiche ed il finale in crescendo emotivo ed emozionale. Grandissima prova per i nostri; il riuscire ad affrontare e portare a termine in modo credibile un concept così complesso e pieno di risvolti non era assolutamente facile, le banalità o le facili tesi erano sempre dietro l'angolo, ma non è mai successo. Tecnicamente ineccepibili, una produzione assolutamente in linea con i tempi e di livello assolutamente internazionale; una cantante solista al di sopra della media, che innalza e non di poco, le potenzialità del gruppo; musicisti preparati e dal giusto affiatamento. I Motherstone, sembrano avere ed hanno tutto per effettuare finalmente il salto di qualità decisivo, è giusto sperare che finalmente un etichetta seria, con i giusti agganci e la voglia di scommettere sul nuovo, si accorga di loro. Lo meritano.
(Pasa - Gennaio 2009)

Voto: 8.5


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