MISANTHROPE
Libertine Humiliations

Etichetta: Holy Records
Anno: 1998
Durata: 48 min
Genere: death melodico


Questo è il quinto album dei francesi Misanthrope, e purtroppo è l'inizio del loro spostamento verso la "commercialità". Avevano passato la prima parte della carriera a sperimentare e a cercare di fare musica personale, fino ad arrivare a quella gran figata che è il quarto album "Visionnaire", e grazie a questo avevano un discreto seguito nell'underground. Ma si sa, l'underground può portare fama e non di certo i soldi... quando erano andati a registrare "Visionnaire" in Svezia avranno visto che da quelle parti bastava fare qualche menata di death melodico per vendere più copie di quanto facessero loro, e quindi avranno fatto due conti e deciso di spostare il proprio stile verso qualcosa di più appetibile per il pubblico metal (sia chiaro che queste sono tutte supposizioni mie, eh!).
Come risultato ci troviamo questo "Libertine Humiliations", ossia un album che segna una netta sterzata verso la scena death melodica svedese. Di certo non è una semplice scopiazzatura di quanto fatto in precedenza da In Flames e Dark Tranquillity, c'è sempre l'impronta personale e teatrale del gruppo, ma il risultato è sicuramente meno personale rispetto ai lavori precedenti. Death melodico non è propriamente esatta come definizione, ma non mi veniva di meglio. Il ruolo principale in questo album lo hanno le melodie, suonate sia con le chitarre che con le tastiere; ci sono ancora parti violente e riconducibili al death metal, ma ormai sono in netta minoranza. Purtroppo anche le parti di basso sono state sacrificate per ottenere il risultato finale, gli assoli di Moréac sono rari e brevi, e questa è la cosa che più mi fa incazzare... boia mondo, hanno un bassista di quel livello e non lo sfruttano... AAARRG!
Nell'album sono comprese 10 canzoni, tutte di livello buono o molto buono. Le mie preferite restano la prima "Misanthrope Necromancer" e l'ultima "Humiliations Libertine". Di sicuro la qualità migliore dell'album è data dalla voce di S.A.S. de L'Argilière, sempre molto teatrale e varia, visto che passa con disinvoltura da growl cupi a growl urlati fino a cantati puliti e malinconici. Gli arrangiamenti sono molto curati e pomposi, e per tutto l'album si sente l'influenza della musica classica. L'unica cosa che hanno mantenuto identica a "Visionnaire" è la batteria triggerata e plasticosa...
La produzione è ottima, hanno registrato l'album ai Fredman Studio, quindi credo basti fare questo nome come garanzia di qualità. L'unica cosa che non mi piace sono i suoni della batteria, ma c'avevo già fatto il callo con "Visionnaire". La confezione è semplicemente spettacolare, si tratta di un digipack con 4 pagine cartonate più un libretto. La grafica è ottima, e a me fanno morire dal ridere le foto dei componenti... De L'Argilière è il manifesto del vizio, con un calice di champagne in una mano e una sigaretta nell'altra, hehehehe!
In conclusione considero questo album molto buono, è suonato e registrato divinamente (discorso batteria a parte) e tutta la confezione è curatissima. Solo che per me è stata una bella delusione, visto che hanno abbandonato in parte il loro stile personale per dirigersi verso il death melodico. Non è un album clone, intendiamoci, ma gli manca quello spirito pazzoide e schizzato delle opere precedenti. A me il death melodico non è mai piaciuto più di tanto, quindi gli do solo 8 (complice la delusione). Se a voi piace il death melodico e cercate qualcosa di nuovo e personale (quindi niente cloni di Dark Tranquillity ed In Flames), allora compratelo ad occhi chiusi, non ve ne pentirete.
(teonzo - Novembre 2002)

Voto: 8


Contatti:
Sito internet: http://misanthrope.darkriver.net/




Li si può giustificare benissimo. Dopo una grande carriera sempre votata alla ricerca di un sound personale, dopo una gavetta senza fine, sempre protesa verso una creatività brillante ma sfortunata come la loro, e soprattutto dopo l'aver realizzato ben due lavori di caratura superiore, beh... ma chi glielo fa fare di non guadagnarci mai una sega, esclusa l'eterna ammirazione di un piccolo gruppetto di estimatori? Il loro contributo alla scena metal "di classe" l'han fornito eccome, non si può imputare nulla contro la qualità della discografia che ci han lasciato fino a questo momento. Che diano via il culo un po' anche loro insomma, se lo meritano, soprattutto se lo fanno con un disco mai sfacciato, sicuramente delizioso, e molto intrigante come quest'ultimo!
(Orion - Novembre 2002)

Voto: 7.5