MIRADOR
The Azrael Tales

Etichetta: Rivel Records
Anno: 2005
Durata: 56 min
Genere: heavy/doom metal


I Mirador sono un particolare duo svedese composto dai due cugini Jakob Forsberg e Erik Mjörnell, rispettivamente alla voce e chitarra, che viene accompagnato in questo lavoro da alcuni session in attesa di raggiungere un line-up stabile. Come buona parte delle band della Rivel Records, i Mirador ci propongono un heavy metal di chiara matrice cristiana. Il loro particolare approccio, però, è personale e intrigante: invece di evocare, con la loro musica, il fulgore, lo splendore e la luce del divino, la band ci trascina attraverso paesaggi cupi e grigi che ci fanno tornare alla mente, piuttosto, la severa austerità di antichi monasteri. Dunque, se in questo lavoro si parla di angeli, non si tratta sicuramente di rosei e paffuti cherubini, tutt'altro...
Un indizio al riguardo ci viene dato già dalla copertina e dal titolo dell'album: Azrael infatti, nella mitologia giudaico/cristiana, è conosciuto anche come l'angelo della morte, e viene rappresentato nella cover dell'album come una figura alata, con il capo chino, in attesa, appoggiato alla spada. L'angelo è immerso nel buio, la figura stilizzata, i lineamenti appena abbozzati, come se si trattasse di un assassino piuttosto che di una creatura divina.
Questo lungo preambolo mi è sembrato necessario, visto che la musica dei Mirador riflette alla perfezione questa immagine. La band affonda le sue radici nel doom epico dei Candlemass, con riferimenti ai Black Sabbath dell'era Martin ed ai Veni Domine.
I brani che compongono questo lavoro sono tutti di ottima fattura: il riffing pesante, di chiara derivazione doom, non risulta mai noioso anche grazie ai numerosi cambi di tempo, intermezzi e strutture progressive che rendono varie e particolari le composizioni; gli arrangiamenti sono estremamente curati e la produzione è ottima.
Analizzando i singoli brani, vorrei citare la bella opener "Redeemer" che presenta, oltre a tutte le caratteristiche di cui parlavo prima, un particolare singolare: in un paio di punti, infatti, la band si ritrova a citare palesemente "The Beautiful People" di Marilyn Manson. La somiglianza è troppo evidente perché si possa pensare a un caso e, vista la sovraesposizione della canzone del Reverendo, è impossibile che la band abbia plagiato sperando che nessuno se ne accorgesse. Sono quindi convinto che la citazione possa essere vista come un'ironica risposta di una band cristiana a colui che è stato bollato dai media come il simbolo vivente del satanismo musicale. Da questo pezzo emerge anche l'ottimo utilizzo che i Mirador fanno delle tastiere, usate con parsimonia e gusto, con le quali creano tappeti gotici e oscuri.
Vanno anche citate la pregevole "Phoenix Syndrome", con i suoi riff pesanti e aggressivi, "Postbelievers", impreziosita da cori arrangiati con cura e "Soul Distortion", il cui intermezzo acustico rivela le buone capacità della band in un contesto più delicato e intimista.
Summa finale di questo ottimo lavoro è la conclusiva "Metropolis Metamorphosis" che, nei suoi sei minuti, condensa il sound dei Mirador creando una canzone cupa, mistica ed evocativa. Le melodie si intrecciano tra riff rocciosi, momenti di grande intensità ed echi progressive che sfociano in un intermezzo finale giocato tutto su chitarre acustiche e percussioni dal sapore vagamente jazz.
Difficile trovare delle pecche in quest'album, che non raggiunge il massimo dei voti solo per un paio di brani meno ispirati e per alcuni momenti leggermente prolissi: un lavoro davvero maturo, quindi, che lascia grandi speranze per questa band, capace di affrontare tematiche mistiche e religiose con ottimi risultati.
(Danny Boodman - Marzo 2005)

Voto: 8


Contatti:
Sito Mirador: http://www.mirador.info.se/

Sito Rivel Records: http://www.rivelrecords.com/