MIDSTOKKE
Private Stokke

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 47 min
Genere: hard rock


Mi piace l'attitudine dei Midstokke! Questa band americana, nella sua biografia, ci tiene a precisare come non voglia atteggiarsi come fanno molte giovani band, che si credono delle rockstar dopo il primo demo, che pensano solo al successo e a diventare la "next big thing". I Midstokke vogliono solo suonare rock, vogliono darci dentro, sudare, buttarsi nella mischia e spaccarci il culo. Bravi, ragazzi! Così si fa!
Nati nel 2003, i Midstokke si danno subito da fare per definire al meglio il loro sound, impegnandosi subito nella composizione di un full-length autoprodotto: dalle parole della band, infatti, traspare una certa diffidenza verso il mondo del music-business e una forte volontà di fare tutto con le proprie forze. Magari un passo per volta, senza fretta, ma con una meta ben precisa. Il risultato è proprio questo CD, "Private Stokke", che raccoglie tutte le influenze dei grandi dell'hard rock che hanno formato questi cinque ragazzi. Il loro sound è estremamente classico e punta ad uno stile viscerale e diretto, che trova la sua forza nell'energia del rock, a cui si aggiungono la languida emozionalità del blues e il calore del funk. La sezione ritmica, formata da Cory e Fraser, è semplice ed efficace e svolge il suo ruolo restando sempre funzionale alla musica; i due chitarristi, Ted e Kenny, spingono tutte le composizioni con un buon riffing e, soprattutto, con un pregevole stile fatto di assoli sporchi al punto giusto e trascinanti; infine il cantante Steve ci regala una performance di tutto rispetto, alcolica e sguaiata come è giusto che sia in un album di questo genere.
Il risultato finale, quindi, è senz'altro positivo, anche se la band mostra ancora tutti i tentennamenti di una band giovane, arrivata troppo presto al debutto discografico. Alle canzoni in generale manca quella marcia in più che faccia davvero decollare il lavoro, tuttavia non c'è davvero di che lamentarsi come inizio.
I brani sono di buona fattura: si parte dalla bordata hard rock iniziale, "Rising Sun", e poi si continua con uno dei pezzi migliori del lotto, "Rubbafunk", un brano che ricorda da vicino quanto si può sentire in un album come "Come Taste The Band" dei Deep Purple (ricorderete tutti come in quel disco Hughes e il nuovo arrivato Bolin spinsero fortemente verso una direzione più funkeggiante). Continuando troviamo "Dog Fodder", una ballad che spezza il ritmo indiavolato dell'album con il suo incedere suadente, mentre "Gypsy Road" e "Questions" riportano l'album su coordinate hard blues con un paio di brani ben fatti ma poco incisivi, bisogna dire.
Si continua con "Riot" e qui si assiste ad una bella sterzata, dato che il brano possiede una certa carica hardcore e alcune atmosfere alla Rage Against The Machine che non c'entrano niente con lo stile del disco, però bisogna dire che funzionano. Si ritorna in pista con "F**ker's B", un ottima canzone hard rock che vede sugli scudi un pregevole assolo di chitarra nel finale, per poi continuare con un altro bel pezzo rock 'n' roll, "Happy Hour", adattissimo per sbatacchiare la testa a ritmo di musica.
Il ritmo rallenta ancora una volta con la bella "Chains" e soprattutto con "City Streets", uno dei pezzi più affascinanti del CD, a metà strada tra l'hard settantiano ed i Rolling Stones. Per concludere, infine, troviamo un altro pregevole blues, "Secrets From Silence", sensuale ed avvolgente come solo questo genere sa essere.
Per concludere, quindi, posso dirvi che l'album è ben fatto e ricco di sfumature: certo, la band avrà ancora modo di crescere e, speriamo, i prossimi album saranno ancora migliori, però anche adesso vi consiglio di tenere d'occhio questi cinque ragazzi. Ci sanno fare!
(Danny Boodman - Novembre 2006)

Voto: 7.5


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