METAMORPHOSIS
Gnosis Diabolo
Etichetta: The Devil's Ground Productions
Anno: 2003
Durata: 62 min
Genere: Dark/Horror Extreme Metal
I Metamorphosis più che una band sono un progetto solista di Boris Ascher, ragazzo tedesco che suona tutti gli strumenti meno la batteria, le cui parti sono affidate alla drum machine. Il disco che mi appresto a recensire è in realtà il terzo capitolo del progetto; i primi due portano il titolo di "Through The Gate Of Dreams" (1998) e di "Nocturnal Rhymes" (2001).
Allora, innanzitutto premetto che le tematiche dell'album sono legate da una specie di concept satanico, come del resto suggerisce il titolo. Ma non immaginatevi il solito satanismo adolescenziale con croci rovesciate, sangue e bestemmie gratuite, qui il discorso è piuttosto di natura filosofica, frutto di una profonda riflessione e di studi approfonditi sull'argomento (altro che Marduk!). La musica si fa espressione di questo concept, infatti siamo di fronte ad un metal di larghe vedute, che va dal black al death all'heavy classico, passando per la musica classica e le colonne sonore horror. L'aspetto di fondo rintracciabile in tutte le 11 tracce di questo stupendo lavoro è l'esoterismo e il fascino misterico che permeano ogni brano, insieme all'oscurità e alle atmosfere plumbee di cui la musica dei Metamorphosis è fortemente impregnata.
Il primo brano, "Dawn In Black", conferma tutto ciò che ho detto poco fa: l'inizio con viola, tastiere e voce che sussurra una blasfema cantilena crea un effetto orrorifico veramente tangibile. Il riffing in queso pezzo non è propriamente black, direi piuttosto classic metal, e a confermarlo c'è un assolo molto melodico. La voce di Boris Ascher è un growl che sarebbe perfetto in un disco di Death/Doom, mentre la batteria elettronica è perfetta. Certo, un batterista umano è sempre meglio, ma qui la drum machine non stona affatto. I riferimenti generali che si possono trovare nella musica di Metamorphosis vanno dai Dimmu Borgir ai Gehenna per le tastiere più classiche, mentre altre volte queste sono utilizzate con effetti particolari che richiamano senza dubbio sia i Morgul che i Gloomy Grim, come nella parte centrale di "From The Depths". L'inizio di questo brano, molto oscuro, ha una chitarra che mi ricorda i Goblin, glorioso gruppo prog italico anni '70, famoso soprattutto per aver contribuito a rendere dei veri e propri capolavori vari film di Dario Argento.
"Into The Black Hole" spezza un po' con i primi brani, soprattutto per la sua maggiore velocità e per le sue tastiere funeree, vicine ai Cradle Of Filth del primo album. I riff del cantato fondono il black con il power (!), mentre le tastiere sono sempre ben presenti, a conferire quella melodicità che abbonda in ogni solco di questo disco. L'inizio di "Feast Of The Beast", con il suo incedere epico/trionfale, deve qualcosa ai primi Nightfall, e anche i riff heavy classico che seguono non sono distanti dal mitico gruppo ellenico. Bella la parte centrale, che ci regala un classico arpeggio tipico del dark ottantiano. I riff power/thrash che aprono "Meet Your Master" sembrerebbero preludere ad un pezzo veloce, invece il tempo che segue è lento, con una particolare cadenza che sottolinea il lavoro melodico delle chitarre. Il resto del brano evolve prima in un mid-tempo con doppia cassa, poi la batteria viene finalmente lasciata libera di prodursi in un classico tempo power. Qui la resa delle tastiere ricorda certi momenti delle musiche dei classici horror come, ad esempio, il primo Halloween; l'atmosfera di suspence creata è la stessa.
"Final Solution" è il primo brano strumentale del disco, composto da tastiere e pianoforte tristi ed inquietanti, sorretti da quello che sembrerebbe un mezzo valzer malato della batteria. L'amalgama che si crea, grazie anche al flauto, ci porta direttamente al Medioevo, di cui ne rievoca la Danza Macabra. Una rullata marziale prelude ad una cavalcata in puro stile heavy su "The Dark Path", ma non temete, le tastiere sono sempre onnipresenti! Qui la voce si fa a tratti screaming (non molto acuto), mentre l'atmosfera del brano richiama di nuovo i Nightfall. La conclusiva "Rest In Peace" è la seconda strumentale dell'album; di particolare c'è una chitarra molto settantiana che ricorda David Gilmour dei Pink Floyd. Sotto queste divagazioni c'è comunque un malinconico arpeggio e un pianoforte non meno triste e desolato.
E questo è tutto, dopo poco più di un'ora termina questo bellissimo viaggio nel mistero e nell'oscurità. Che altro posso dire, se non ripetermi? L'aspetto che maggiormente mi ha colpito del disco è stato senza dubbio l'eterogeneità della proposta. Si può trovare di tutto nella musica di Metamorphosis, e questo è certamente un bene.
La produzione dell'album mi pare impeccabile, ma scommetto che nell'intervista (che farò a breve) a Boris Ascher salterà fuori che lui non è soddisfatto! Staremo a vedere!
Per cui, se questa modestissima recensione vi ha convinti, ordinate subito "Gnosis Diabolo", un disco suonato con sapienza, passione, lealtà e grande intelligenza. Da applausi!
(Randolph Carter - Giugno 2004)
Voto: 9
Contatti:
Boris Ascher
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GERMANY
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