METAMORPHOSIS (CH)
Dark
Etichetta: ProgRock Records
Anno: 2009
Durata: 72 min
Genere: progressive rock
I Metamorphosis sono una formazione svizzera che nasce dalla mente di
Jean-Pierre Schenk, un polistrumentista che, oltre a cantare, si occupa
di tastiere, basso e batteria. Questo progetto non è certo alle prime
armi tant'è che "Dark" è il quarto album, dopo "After All These Years"
(2002), "Nobody Cares" (2003) e "Then All Was Silent" (2005). Questi
primi tre lavori subivano fortemente l'influenza dei Pink Floyd, ma
adesso il gruppo ha voluto limitare questa spiccata somiglianza,
componendo quindi un album il più possibile personale. Onestamente,
però, non si può dire che questo sia avvenuto, o meglio: è vero che
l'influenza dei Pink Floyd, pur presente, non è così forte come in
passato, ma è anche vero che adesso i numi tutelari di Jean-Pierre
sembrano essere diventati i Porcupine Tree nelle loro varie
incarnazioni!
Seguendo l'atmosfera ispirata dal titolo, le composizioni si fanno
più cupe e pesanti, lasciando molto spazio alle tastiere psichedeliche
e alla voce di Schenk, che risulta essere una sorta di punto di
incontro tra Steven Wilson e David Gilmour. Prendiamo l'iniziale "Song
For My Son": una sezione ritmica sostenuta porta avanti la struttura
del pezzo, mentre intorno viene adagiato un velo di tastiere e un
lavoro di chitarre davvero molto vicine agli ultimi Porcupine Tree,
sebbene un po' meno pesanti e graffianti. Quello che si nota, come
differenza, è una maggiore presenza degli strumenti solisti: sia
chitarre che tastiere si ritagliano volentieri assoli decisamente ben
suonati e coinvolgenti, mentre la band di Wilson gioca più di cesello
sfoggiando la sua tecnica in altri contesti.
"The Fight Is Over", invece, rispolvera le atmosfere Floydiane e
davvero non ci sono dubbi: sembra un brano di "The Division Bell"
ripescato da un cassetto dopo più di dieci anni. Piacevole, anche
perchè il sottoscritto li ha consumati, gli album di Gilmour e soci, ma
la sensazione di avere a che fare con una copia carbone è troppo forte.
L'ombra dei Porcupine Tree torna preponderante in "Hey Man", più
psichedelica e anche un po' monotona, e in "Waking Up", un brano
acustico e malinconico che mi ha ricordato la bellissima "Feel So Low"
da "Lightbulb Sun" unita alle atmosfere degli album post "In Absentia".
Personalmente credo che questo sia uno dei brani migliori del CD
assieme al pezzo di apertura.
Arriviamo quindi a "Knowing All I Do Is Worth Nothing" e qui ci ho
sentito qualcosa del Peter Gabriel di "Up": non riesco a individuare il
brano specifico, ma le atmosfere sono le stesse, grigie e cupe. D'altra
parte l'alternativa era citarvi ancora i Porcupine Tree, ma direi che
ormai possiamo cercare altro, no?
L'album si sta avviando lentamente alla sua conclusione e tocca a
"You" dare vita ad una canzone che non è subito inquadrabile
perfettamente in questo o quel gruppo: si tratta di un brano lento, con
la chitarra acustica a introdurre una ballad vecchio stampo, che lascia
spazio ad un bellissimo assolo di chitarra. Davvero degno di nota.
Dopo un'altra mazzata di quasi dieci minuti, "Where Do We Go", che
torna nuovamente a pescare a piene mani dalla band di Wilson, eccoci
alla fine del nostro percorso con "Dark", il pezzo più breve del CD,
che può essere accostato per struttura e sonorità a "You", ovvero
atmosfere acustiche, meno cupe e più aperte, un bell'intervento solista
di chitarra e, se vogliamo, meno pretese di voler essere prog a tutti i
costi.
Che dire, quindi? L'essere troppo derivativi non ha fatto certamente
bene ai Metamorphosis: non sembra ancora raggiunta quella maturità e
quella personalità per emergere davvero e l'essere già al quarto disco
non è incoraggiante da questo punto di vista. È anche vero che la band
si sta comunque impegnando per rimescolare le carte in tavola, quindi
speriamo che arrivino presto alla svolta!
(Danny Boodman - Giugno 2009)
Voto: 7
Contatti:
Sito Metamorphosis: http://www.jp-metamorphosis.com/
Sito Progrock Records: http://www.progrockrecords.com/