MESHUGGAH
The True Human Design (EP)

Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 1997
Durata: 36 min
Genere: Meshuggah


L'antipasto del nuovo album dei Meshuggah si rivela piuttosto povero di novita', nonostante la inusuale lunga durata per un EP. Trovarsi di fronte, tra i sei pezzi complessivi, a tre versioni dello stesso brano lascia facilmente etichettare il disco come un'uscita destinata ad una stretta cerchia di fan.
Ma andiamo con ordine. Innanzitutto il gruppo subisce una nuova defezione nelle vesti dell'abbandono del bassista Peter Nordin, rimpiazzato da Gustaf Hielm per i concerti (e relativa traccia live inclusa nel platter) e da Thordendal per la demo di "Sane", uno dei nuovi pezzi partoriti dalle folli menti del quartetto. Tendenzialmente questo segue l'andazzo dei brani piu' tirati di DEI, puntando sul rapido mutare strutturale della composizione, mettendo in evidenza l'affinata duttilita' acquisita nel saper evolvere lo schema della canzone, in continua variazione ritmica e metrica. Le novita' di rilievo sono l'appesantimento delle parti chitarristiche, sia come suono e distorsione, sia come esecuzione del riff, mentre le partiture delle stesse prevedono una sequela ripetuta di riff contorti e intricati con l'obiettivo di ottenere effetti destabilizzanti nella pische dell'ascoltatore (!!!).
E' il traguardo che i Meshuggah vogliono raggiungere: un monolitico macigno, generato dal muro di suono in caotico ma costante e dinamico movimento. "Sane", pur mantenendo ferme le radici nelle sonorita' di DEI, mostra piuttosto bene questa tendenza fagocitata ottimamente in "Chaosphere".
Le tre tracce seguenti sono tre differenti versioni di "Future Breed Machine", l'opener del disco precedente. Mentre nel pezzo dal vivo risaltano benissimo la violenza sonora e la "presenza" di Haake e Thordendal nel gruppo, la "Mayhem version" ci presenta il pezzo in chiave elettronica, con il risultato di rendere irriconoscibile il brano, ma di mantenere quasi inalterate la violenza e la cattiveria dell'originale - sotto altre modalita', ovvio - senza pero' raggiungerne gli apici.
Quanto siano fusi 'sti benedetti figlioli lo scopriamo con "Futile Bread Machine (campfire version)", ovvero i Mesh in chiave campagnola, totalmente suonato con chitarra acustica e accompagnato dalla vocetta spastica e delirante di Haake.
Per finire due - francamente inutili, noiosi e privi di significato nel contesto dell'EP - brani techno-elettronici (non ho molti termini per definire questo genere di sonorita') dei quali non vi e' traccia nelle note del disco.
(Melix - Marzo 2003)

Voto: 6.5