MESHUGGAH
Nothing
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2002
Durata: 57 min
Genere: Meshuggah
Considerati i tempi biblici cui il gruppo ci ha abituato (stavolta quattro anni) e le aspettative per questa nuova release, "Nothing" era un disco avvolto da un certo odore di santita' molto prima della sua uscita. Basta pensare al clamore tra i fan piu' accaniti (mi ci infilo pure io) non appena le nuove chitarre a sette corde di Thordendal facevano capolino tra le righe delle news lette su riviste e 'zine specializzate. Cio' che stimolava di piu' la mia curiosita', dopo la difficile impresa di estremizzare "Destroy Erase Improve" con "Chaosphere", era la scelta tra un'ulteriore evoluzione delle sonorita' e la svolta verso nuove soluzioni stilistiche in grado di ossigenare una matrice sonora che rischiava di non trovare sbocchi.
Gli intenti sono quelli di estremizzare si' il concetto di base di "Chaosphere", ma di realizzarlo attraverso il forzato rallentamento dei tempi: il riff viene dilatato e spalmato, curando soprattutto la precisione. Il resto lo fa il suono; le otto corde si sentono bene e, nonostante la rinuncia ad un assalto frontale, il muro sonoro risulta bello pesante.
Il risultato, fatti alla mano, è piuttosto statico, confuso e ripetitivo. Questo perché la matrice sonora dei Meshuggah subisce una notevole involuzione, perdendo per strada gran parte delle qualità e degli aspetti che la rendevano unica. Non basta il massiccio e incredibile lavoro di Haake a salvare l'ascoltatore dalla progressiva monotonia del disco, man mano che i brani si susseguono, e dall'essicazione del loro complesso riff, qua ridotto ai minimi termini.
Prendendo mooolto spunto dalle idee dei polacchi Kobong (che nel lontano 1997 erano ben più schizzati dei Mesh di questa release) il quintetto svedese architetta pezzi schematicamente piuttosto semplici, basati su un lavoro di chitarra lento e ripetitivo; forse affidandosi troppo al nuovo suono per generare gli effetti dei dischi precedenti ci si dimentica delle capacità e delle conseguenze che solo parti furiose e tirate possono dare. Credo che l'attenzione vada posta proprio sulla produzione del disco, capace di generare un suono secco e asfittico, ma (volutamente?) incapace di graffiare; d'altra parte è il contrasto tra parti arpeggiate/momenti di tranquillità e ripartenze improvvise ad alto volume l'unico aspetto davvero heavy di quello che viene proposto nell'album.
Nelle interviste rilasciate i Meshuggah spiegano che "Nothing" è il titolo più adatto per il disco: nessun testo, nessuna nota e quasi neanche i titoli (sul CD, mentre il resto nelle tracce multimediali). Deve esserci solo la musica. 'Niente' è anche quello che mi rimane dopo l'ascolto del disco (sono riuscito ad ascoltarlo interamente solo un paio di volte); a parte qualche piccolo spunto presente in maniera non omogenea e la goduria nell'assolo del quinto e ottavo brano (apici di un lavoro generalmente buono), mi trovo di fronte un insieme interessante negli intenti, ma ben poco redditizio nell'esecuzione prolissa, sconclusionata ed estremamente pallosa nelle fasi conclusive del platter.
Ridurre ai minimi termini sia le qualità del caratteristico riff (che tanto lavoro ha dovuto subire per raggiungere i livelli recenti), sia la dinamica metrica delle liriche, per affidare gli esiti del disco ad un progetto sonoro basato su soluzioni relativamente nuove (soprattutto non frutto proprio), incapaci di riproporre appieno gli aspetti visionari e malati della matrice sonora, costituisce nell'insieme il grosso problema di "Nothing".
La volontà del gruppo di non adagiarsi, ricercando costantemente nuove soluzioni e sperimentando, non riesce a mitigare la delusione per questa release, prima caduta di tono di una discografia che - non dimentichiamolo - si è mantenuta ad alti livelli fin dagli esordi.
(Melix - Luglio 2003)
Voto: 6.5