MESHUGGAH
None
(EP)
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 1994
Durata: 33 min
Genere: Meshuggah
Se i Meshuggah hanno ormai preso l'abitudine (buona o cattiva che sia) di usare il contagocce per mettere sul mercato nuove uscite, non si puo' accusarli di utilizzare male il tempo che si pigliano.
L'EP "None", uscito dopo tre anni da "Contradictions...", ci propone subito un nuovo cambiamento nella formazione, visto che Kidman si occupa delle sole parti vocali per affidare il compito di chitarra ritmica al nuovo entrato Marten Hagstrom.
Se le novita' estetiche si limitano al solo rinnovamento di cui sopra, quelle musicali si rivelano in una serie di soluzioni spalmate in maniera non omogenea lungo le cinque tracce che compongono il disco.
Si nota innanzitutto il rallentamento dei tempi e dell'esecuzione strumentale per dar spazio ad una composizione piu' "ragionata" (termine da prendere con le molle) dei pezzi. Oltre a questo le ritmiche acquisiscono molto groove, grazie a distorsioni azzeccate e al lavoro di basso di Nordin, mentre cresce in misura accentuata l'uso della sovrapposizione di due linee di chitarra, atta a contrapporre differenti riff sulla stessa base. Quest'ultima soluzione rappresenta una delle chiavi dello stile Meshuggah, sia per l'aspetto tecnico-esecutivo, sia per il risultato simil-claustrofobico che si ottiene con il pesante e ripetuto martellamento a cui e' sottoposto l'ascoltatore.
E' un insieme di risultati dovuto anche alla maggior padronanza dello strumento, all'impostazione definitiva del proprio stile esecutivo (specie di Haake e Thordendal) e alla conseguente acquisizione del consolidato feeling tra i componenti del gruppo.
E, naturalmente, tutte le qualita' che andavano maturando sul precedente disco, in "None" si affinano, come mostrano sia la struttura di "Ritual" (osservate gli stacchi con cui si interrompe il vortice ritmico per sfociare in puro assalto Meshuggah), sia gli stoppati e le accelerazioni di "Sickening"; oppure si evolvono, con risultati al di la' di ogni aspettativa. Uno di questi lo troviamo in "Gods Of Rapture", dove al riff Meshuggah in certi momenti viene fatto compiere un giro sul toboga in corto circuito, mentre in "Aztec Two-Step", un lungo (e noioso) pezzo dalle radici noise, il gruppo infonde profonde tinte claustrofobiche, seme delle applicazioni alle successive evoluzioni di "Chaosphere".
In sostanza si tratta di un disco intermedio, di studio quasi, nel quale l'ensemble svedese sperimenta - con successo - nuove soluzioni, senza perdere di vista la resa sonora dei propri pezzi, e delineando in misura maggiore i marchi di fabbrica che costituiranno il fulcro dei dischi a venire.
(Melix - Marzo 2003)
Voto: 8