MERCYFUL FATE
Don't Break The Oath

Etichetta: RoadRunner
Anno: 1984
Durata: 43 min
Genere: heavy metal / black metal


"Don't Break The Oath" è un disco rappresentativo per due ragioni: riconferma ad alti livelli la band reduce dallo strepitoso "Melissa" e, al tempo stesso, è il canto del cigno della formazione classica dei Mercyful Fate. Infatti, in seguito ai problemi sorti tra Hank Shermann e King Diamond durante il tour promozionale americano, il gruppo si scioglierà nel dicembre del 1984: esattamente quattro mesi dopo l'uscita dell'album. Il pomo della discordia era essenzialmente la divergenza artistica tra i due musicisti: Shermann infatti era intenzionato a dare una svolta più commerciale al suono della band, sulla falsariga di alcuni gruppi americani (Twisted Sister o Motley Crue per citare i più famosi), cosa che il cantante nemmeno prendeva in considerazione. In seguito allo scioglimento King Diamond formò la band omonima mentre Shermann tenterà la fortuna con i Fate. Bisognerà attendere sino al 1993 prima che i Mercyful Fate si riuniscano per un nuovo album in studio: nel frattempo usciranno solo un disco di inediti e b-sides, contenente anche la ristampa del primo EP, dal titolo "The Beginning" (1987), più due compilation ("A Dangerous Meeting" e "The Return Of The Vampire" - 1992).
"Don't Break The Oath" patisce un po' il confronto con un capolavoro quale "Melissa" ma resta comunque un album di grandissimo valore. L'ottima produzione conferisce una maggiore pesantezza al suono dei Mercyful Fate e le tracce dei vari strumenti risaltano con una nitidezza migliore rispetto al debutto. Anche questo disco tratta temi orrorifici e satanici: la copertina stessa ritrae un diavolo nero avvolto dalle fiamme che punta l'indice verso l'ascoltatore, rendendo più inquietante la minaccia espressa dal titolo ("Non rompere il patto").
Il disco si apre con un brano di grande successo: "A Dangerous Meeting". Questa canzone non è stata scritta appositamente per l'album ma è una delle composizioni più vecchie della band. Con il titolo "Walking Back To Hell" il brano compariva nel primo demo dei Mercyful Fate e avrebbe dovuto figurare anche in una compilation del 1982 dal titolo "Metallic Storm". Venne registrata in una sola sessione insieme a "Curse Of The Pharaohs" ma la scelta dei produttori ricadde solo su quest'ultima. Il brano però era valido e non fu scartato dalla band che decise di reinciderlo proprio per "Don't Break The Oath" con un nuovo titolo.
La canzone narra la storia di sette persone che si riuniscono per una seduta spiritica dagli esiti tragici, pagando con la vita il loro gioco con i poteri infernali. King Diamond canta con grande energia e la band non è da meno: stupendi gli intrecci vocali e i passaggi di chitarra interpretati da un Michael Denner in formissima.
"Nightmare" è un brano in cui il cantante esibisce tutto il suo repertorio di interpretazioni vocali. E' una canzone complessa con continui cambi di riff e di tempo, è una colonna sonora che sottolinea drammaticamente le vicende raccontate dal testo. I temi sottintesi sono quelli della follia e dell'ossessione: l'analisi delle perversioni della psiche umana è un tratto distintivo di King Diamond, sia nelle vesti di leader dei Mercyful Fate sia quando intraprenderà la propria carriera solista. La band è in grande spolvero, assale le orecchie dell'ascoltatore con chitarre abrasive e la sezione ritmica è furiosa. Ai momenti di violenza pura se ne alternano altri più melodici di chiaro gusto barocco come ben esemplifica il rilassato finale del brano.
"Desecration Of Soul" e "Night Of The Unborn" sono due brani potenti ed irresistibili. Nel primo King Diamond utilizza quasi esclusivamente il registro basso della voce mentre nel secondo è il contributo dei due chitarristi che è superlativo, in un avvincente botta e risposta che lascia l'ascoltatore a bocca aperta.
I tuoni ed il suono di un organo introducono un brano molto suggestivo dal titolo "The Oath". In questo capolavoro, in cui le influenze maideniane sono più evidenti del solito, il gruppo regala all'ascoltatore una stupenda prova d'insieme. D'altro canto questa è una caratteristica della band danese: sebbene sul palco King Diamond catalizzi su di sè l'attenzione del pubblico, dal punto di vista strettamente musicale i Mercyful Fate sono un'unità compatta nella quale la prima donna non esiste. La voce del cantante si amalgama alla perfezione col suono degli strumenti e molto spesso si mette in disparte affinché gli strumentisti salgano in cattedra. Basso e batteria non si limitano mai a tenere solo il ritmo mentre le due asce intessono stupendi tessuti sonori in cui gli assoli fungono da azzeccate decorazioni. I Mercyful Fate dei primi due album possiedono una compattezza invidiabile e un feeling che non ritroveranno più dopo la reunion.
"Gipsy" è una canzone piuttosto catchy il cui incedere particolare introduce la seguente "Welcome Princess Of Hell". Anche questo è un brano di costruzione complessa: in effetti i Mercyful Fate si dimostrano abili architetti di strutture musicali e se in "Don't Break The Oath" sono meno spettacolari rispetto a "Melissa" è solo dovuto al fatto che nell'album di debutto vi era quella naturalezza tra un cambio di riff o di tempo all'altro che portava impressi i segni del genio. Questo non toglie che rimangono tutt'ora pochissime le band che possano permettersi il lusso di incidere un album alla pari di "Don't Break The Oath".
Il breve strumentale "The One Far Away" è un'effimera oasi di tranquillità e di riflessione: "Come To The Sabbath" riapre le danze di questo baccanale. Ritorna Melissa in qualità di vittima sacrificale e King Diamond si trasfigura in Satana. Il rituale finale ricongiunge il cantante alla sua congrega nel nome della libertà più sfrenata diventando una delle canzoni di maggior successo. L'album si conclude con le parole che racchiudono l'essenza stessa del cantante dei Mercyful Fate, una sorta di riassunto delle tematiche esposte nel corso dell'album: "If you say heaven I say a castle of lies / You say forgive him I say revenge".
Dopo "Don't Break The Oath" il gruppo si scioglierà lasciando l'amaro in bocca a moltissimi fans. Ma si sa che i giochi che durano poco alla fine sono quelli più belli.
(Hellvis - Novembre 2002)

Voto: 9.5