MERCY
Swedish Metal (EP)

Etichetta: Metal Shock
Anno: 1982
Durata: 16 min
Genere: Classic Metal


Una scritta fatta con le asce, un disegno di una chitarra a forma di ascia... che roba sarà? Forse una compilation di Castrocaro? No!!! E' il primo EP dei Mercy, il gruppo svedese dove per un anno (dal 1984 al 1985) cantò un certo Eddie "Messiah" Marcolin. Ma gli svedesi erano attivi già dal 1980, anno in cui l'uomo più brutto del mondo, il chitarrista Andree "Witchking" Veljaca, affascinato dalle sonorità NWOBHM del periodo, decide di mettere su un terzetto per ricalcare le orme dei suoi idoli! Il risultato è questo EP di 5 brani, dal titolo "Swedish Metal". Giusto per la cronaca, facevano parte della formazione Christian "Chris" Karlsson al basso e Paul "Judas" Gustavsson alla batteria.
Il terzetto così composto suonava una specie di classic metal di serie B, non particolarmente brillante ma tutto sommato passabile. E' bene riscoprire questo debutto, soprattutto perché i Mercy divennero famosi (?????) in seguito come band di heavy/doom; per cui riportare alla luce gli esordi della band svedese non può fare che bene.
L'EP, come dicevo, è composto da 5 brani, il primo dei quali è "State Of Shock". Da subito è chiarissimo il genere di riferimento, infatti i riff attingono a piene mani dalla NWOBHM, e in particolar modo tentano di avvicinarsi ai Gods dell'athletic metal, gli inarrivabili Raven (mi riferisco ai primi tre dischi). Dicevo "tentano", perché alla fine i risultati non sono neanche lontanamente all'altezza della mitica band inglese. Il brano che ne viene fuori è molto scolastico, orecchiabile ma privo della brillantezza e della grinta necessari. Anche la voce di Andree Veljaca non morde, penalizzata sia da un missaggio che la mette in secondo piano, sia dalle non eccelse doti canore del buon Andree. La successiva "Don't Stop Heavy Guitar" è invece molto più melodica, e se la gioca tra parti armonizzate e altre più dure. Da notare un bell'assolo di Veljaca, senza dubbio in possesso di buon gusto e di una tecnica chitarristica accettabile.
"Heavy Sound" ci ripresenta il mastermind Veljaca sugli scudi, a intessere stavolta degli assoli continui sotto il suo stesso cantato. Questo brano per me si può avvicinare come stile ai primi Vanadium, soprattutto nel ritornello. Le ultime due tracce, "Lost In Time" e "Stranger From The Dark", sono le più cupe dell'EP; se vogliamo, le si potrebbe inquadrare come primi esperimenti in direzione della svolta doom che gli svedesi intraprenderanno in futuro. La prima ha nel riffing qualcosa dei Demon, ed è cantata dal batterista Gustavsson. Molto ben riusciti i brevi assoli che riempiono molte parti del brano. L'ultima ha un inizio basso/batteria che sfocia in riff molto cupi, di derivazione heavy/doom.
Il sound dell'EP non è male, ma rimane un po' fiacco, lontano dalle grintose produzioni inglesi del periodo. Per cui concludo esortandovi a recuperare questa prima fatica dei Mercy. Un esordio carino, non certo fondamentale di una band sì di secondo piano, ma in grado, già dal successivo full length "Mercy", di proporre qualcosa di molto più figo.
Questo EP e l'album autotitolato potete trovarli assieme in una ristampa pirata in CD fatta veramente bene. Oltre ai due lavori, ci sono ben 5 bonus track, 4 delle quali risalenti addirittura al 1981, cioè ad un anno prima dell'uscita di "Swedish Metal". Anche il libretto è realizzato benissimo, con foto in b/n e ogni informazione utile per chi volesse conoscere i Mercy, compresi i vari cambi di formazione tra le prime 2 uscite. Io l'ho trovato grazie ad un amico di Londra, qua in Italia questa succosissima ristampa penso che sia proprio introvabile. Comunque, tentare non nuoce!
(Randolph Carter - Maggio 2004)

Voto: 6.5