MERCY
Mercy
Etichetta: Fingerprint
Anno: 1984
Durata: 33 min
Genere: Heavy Metal
Se "Swedish Metal", il non troppo convincente esordio degli svedesi Mercy, era caratterizzato da sonorità vicine alla NWOBHM, questo disco ci presenta la band di Andree Veljaca alle prese con un suono senz'altro più pesante e corposo, ma anche molto più cupo e scuro. A cominciare dalla produzione dell'album, che fa suonare la chitarre come quelle di "Melissa" dei Mercyful Fate, per finire con i riff delle canzoni.
Prendiamo per esempio il pezzo apripista, "Heavy Metal Warriors". Anche un bambino si accorgerebbe che ci sono ancora reminiscenze NWOBHM, ma che queste provengono piuttosto da gruppi oscuri come Witchfynde e Angel Witch, invece che da Raven e compagnia (come nel debutto). Altra chiara fonte di ispirazione sono i primi Black Sabbath, veri e propri maestri quando si parla di musica oscura. Ah già, che sbadato! Quasi dimenticavo di dirvi che alla voce c'è Eddie Marcolin, meglio conosciuto come Messiah Marcolin... vi dice qualcosa? Cazzo! La sua voce è come sempre incredibile, la riconosceresti subito in mezzo a mille; di certo questo è un punto a favore del disco!
Intanto i Mercyful Fate si impossessano dell'anima del chitarrista/fondatore Andree "Witchking" Veljaca e gli impongono di scrivere i riff di "Dirty Love" e di "Metal Mania". La prima sembra quasi "Into The Coven", mentre la seconda saccheggia a dovere dal repertorio dei primi 2 dischi dei Fate. Si allontana un po' dalla band di King Diamond "Tyrant", che rimane sempre molto cupa, con un ritornello interpretato magistralmente da Messiah Marcolin. La seguente "Spanish Eyes" è un brano totalmente inutile, che inizia con una chitarra classica spagnoleggiante (!!!); qui Andree Veljaca più che suonare sembra che zappi quelle povere sei corde! Il tema principale viene ripreso poi dalla elettrica, che si lancia in un assolo alla Glenn Tipton... solo che questo è leggermente più sporco e sconclusionato! Non capisco che senso abbia 'sto pezzo, sono 5 minuti di sola chitarra letteralmente inutili... mah. Conclude il disco il mid tempo di "Zombie", un tributo ai primi Death SS, come del resto lascia presagire il titolo.
I suoni dell'album, come detto, sono molto vicini ai Mercyful Fate dei primi 2 dischi, soprattutto per le chitarre. La copertina mostra il disegno di un centauro con in mano una spada (forse... non è che si capisca bene). In quanto alla reperibilità di "Mercy", vale il discorso del primo EP, "Swedish Metal": entrambi stanno in una ristampa bootleg in CD, in vinile ho visto una volta solo il primo lavoro, mentre questo qui proprio non l'ho mai visto.
In definitiva "Mercy" non dovrebbe deludere chi è alla ricerca di metal scuro e cupo; certo, non è niente di originale, ma le canzoni non sono affatto brutte. Probabilmente chiunque con un poco di cervello sarebbe stato in grado di scrivere brani del genere, ma ciò non toglie che quest'album sia davvero carino. A ciò contribuisce il fatto che dietro il microfono stia Messiah Marcolin, che con il suo particolare timbro afono ed evocativo aggiunge molto a dei pezzi che cantati da un altro sarebbero potuti passare inosservati.
(Randolph Carter - Luglio 2004)
Voto: 7