MELPEIN
Silenziosi Frastuoni
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2010
Durata: 77 min
Genere: rock italiano / progressive metal
Lo ammetto, stando al gusto puramente personale del sottoscritto, i
Melpein non si stavano presentando con il migliore biglietto da visita
possibile per far sì che mi potessero piacere. Già ad un primo sguardo
la presenza di un ossimoro nel titolo in ambito progressive mi suonava
come un cliché spaventosamente abusato. Dopodichè mi ritrovo ad
ascoltare il tutto e mi rendo conto che le linee guida dell'album sono
costituite sostanzialmente da due filoni primari: da una parte il
progressive metal (ma anche il buon vecchio prog rock), che ascolto più
che volentieri, e dall'altra il tipico rock italiano che più o meno
dagli anni '90 è sempre uguale a sé stesso. Ripeto, questo punto di
partenza è assolutamente soggettivo e voglio esplicitarlo in modo da
far sì che condizioni il minimo possibile il vostro giudizio (e spero
anche il mio). Il fatto è che sono convinto che in Italia, almeno in
campo rock, ci siano davvero pochissime realtà degne di nota: il resto
è tutto una pallida imitazione delle grandi realtà inglesi e americane,
senza personalità e mordente. Cosa che, invece, non è successo in molti
altri campi della nostra musica, dal prog rock degli anni '70 (PFM,
Banco, Area, Le Orme...) ai grandi cantautori (De Andrè, De Gregori,
Conte, Battiato...). Fortunatamente, però, durante l'ascolto ci sono
stati anche diversi momenti interessanti, che hanno mitigato questo mio
iniziale giudizio negativo, sebbene ancora non possa ritenermi
totalmente convinto da questo "Silenziosi Frastuoni".
Torniamo però ai Melpein, band di Foligno composta da Paola
Covaccioli (voce), Francesco Lucidi (batteria) e Luca Lucidi
(pianoforte e tastiere): il gruppo nasce nel 2004 e nel 2006 riesce a
pubblicare un primo demo di tre pezzi. Nel 2007 partecipano ai concorsi
Arezzo Wave e Rock Targato Italia, arrivando in semifinale in entrambi,
e un loro brano viene pubblicato sulla compilation "SG-Revolution Vol.
2". Finalmente, quindi, arriva anche il primo album, "Silenziosi
Frastuoni" appunto, che vede la partecipazione di Lorenzo Brunetti, che
si occupa di chitarre e basso, pur non essendo parte integrante della
line-up.
L'album è costituito da nove composizioni per una durata abbastanza
contenuta: si parte con "Kreta", pezzo accattivante che funziona a
livello melodico ma che si inceppa un po' su certe soluzioni
decisamente già sentite. Ecco, fondamentalmente il problema dei Melpein
è questo: c'è molto spesso questa sensazione di già sentito, in parte
nei riff, molto spesso nelle linee melodiche di Paola Covaccioli e
qualche volta nella scelte di suoni del tastierista, che pure è
decisamente bravo. Detto questo, però, il brano scorre bene tra
passaggi più tipicamente prog e una struttura comunque lineare e
immediata. Meno interessante invece "Isteria", che si perde un po' per
strada e non riesce a colpire nel segno come il brano di apertura o
come la successiva "Pareti Di Cenere", brano più sinuoso che poi si
apre in un ritornello ben supportato da chitarre e tastiere. Ecco,
sulle tastiere qui si sente quel piccolo appunto che facevo poco fa: la
scelta di alcuni suoni tamarri e strasentiti mal si sposano invece con
l'ottimo passaggio di pianoforte che si sente nella seconda metà del
brano.
Dopo un'altra traccia dai forti connotati progressive come "Nuova
Realtà", passiamo alla breve "L'Invisibile Agli Occhi", composizione
strumentale interamente giocata sul pianoforte di Luca Lucidi. Semplice
ma davvero efficace, malinconica e ben costruita, mostra tutte le
potenzialità di questo bravo musicista che potrà fare la differenza nel
sound del gruppo. Funziona bene anche la successiva "Ianus", una bella
canzone energica e veloce che torna a far sentire il lato più
progressive del gruppo, cosa che non può che farmi piacere, mentre lo
stesso non si può dire de "L'Alchimista", che vive sempre in quel limbo
del rock italiano che al sottoscritto sembra sempre un po' provinciale.
Chiudo la recensione citando "Sguardo Verso Il Cielo", cover del
classico de Le Orme, resa qui in modo piuttosto personale e riuscito,
con un impeto rock/metal che ben si armonizza con l'atmosfera del
brano, senza però snaturarlo.
Tirando un po' le somme, quindi, "Silenziosi Frastuoni" non è un
album pessimo come avevo temuto in principio, anzi, ci sono diversi
spunti che se sviluppati e lasciati crescere porteranno sicuramente a
dei risultati molto buoni. Allo stesso tempo non me la sento di
promuovere a pieni voti questo lavoro che ancora mi sembra caracollante
tra le sue diverse nature e senza una vera personalità definita che
possa fare la differenza.
(Danny Boodman - Agosto 2010)
Voto: 6.5
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