MEKONG DELTA
The Principle Of Doubt
Etichetta: AAARRG! Records
Anno: 1989
Durata: 40 min
Genere: progressive thrash
In "The Principle Of Doubt" i Mekong Delta, meno sismici rispetto a "The Music Of Erich Zann", spostano leggermente il tiro delle composizioni verso soluzioni più semplici, cercando di combinare la veloce matrice techno-thrash con parti di maggior respiro, abbinandole ad una forma canzone più scorrevole e orecchiabile.
Gli schemi sono quelli del full length precedente, che già di per sé non erano particolarmente complicati, ma includono diverse parti strumentali, non sempre abbinate a sfuriate thrashettose e tempi serrati. In queste sezioni viene lasciato maggior spazio alle variazioni sul tema di ciascun strumentista, tra repentini cambi di tempo e ripartenze della sezione ritmica agli assoli e cameo dei chitarristi. Su tutto l'aspetto interessante è l'utilizzo di arpeggi e di venature melodiche nelle chitarre, tali da apportare atmosfera e 'colore' laddove gli sforzi erano incentrati sulla tecnica e sulla velocita' di esecuzione: gli inserti arpeggiati e le tendenze armoniche nella separazione delle linee di chitarra della title track sono il primo e ben lampante esempio del disco.
Cerchiamo di chiarirci però: le sfuriate tiratissime non mancano ("A Question Of Trust" e "Once I Believed" giusto per fare due nomi), ma nel corso del disco vengono inframezzate da questi nuovi spunti di interesse. Se aggiungiamo un maggior peso affidato alla voce (ottima nella title-track e "The Jester"), sia sotto il profilo di arrangiamento che per diverse soluzioni melodiche (vari coretti ed estensioni vocali), la tendenza del gruppo si fa ben più definita.
I tempi, a tratti più semplici e gestibili, generalmente lasciano maggior spazio ai vari strumenti, che non sempre ne approfittano a dovere: il basso di Hubert si fa sentire meglio ("Once I Believed"), ma le due chitarre talvolta sembrano limitate, concentrando il grosso del lavoro all'interno delle sezioni strumentali, oppure supportando le escursioni vocali di Keil nei refrain; la cura riservata a queste parti rende il disco più orecchiabile e le strutture più scorrevoli.
A parte esempi distaccati, tipo "Curse Of Reality" che ricorda "I, King, Will Come", l'intento compositivo è quello di contrapporre parti dalla classica cadenza thrashettosa con strofe e ritornelli ariosi e meno serrati nell'incedere, come "Shades Of Doom" e "No Friend Of Mine" esemplificano bene. E' una soluzione però riuscita benissimo in "The Jester" (brano migliore del disco), simil-ballad che ricorda "Welcome Home (Sanitarium)" per l'alternanza delle due sezioni, in rappresentanza dei conflitti interiori di un giullare di corte.
A chiudere il cerchio gli immancabili arrangiamenti di composizioni classiche rappresentate da "Twilight Zone" ed "El Colibrì", il quale associa facilmente la velocità di esecuzione con quella del battito d'ali del simpatico volatile. Inoltre la matrice colta dei Mekong Delta si arricchisce con l'abbinamento delle liriche a vari capitoli di "The Chronicle Of Doubt", che offrono spunto anche per il titolo del disco.
Disco interessante senza dubbio, anche se le deviazioni melodiche, in favore della scorrevolezza dei brani, fanno perdere qualche punto all'efficacia dei pezzi per via di un parziale, anche se comunque buono, coinvolgimento dei chitarristi.
(Melix - Marzo 2004)
Voto: 7.5
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