MEKONG DELTA
Mekong Delta
Etichetta: AAARRG! Records
Anno: 1987
Durata: 36 min
Genere: progressive thrash
I Mekong Delta, avvolti da un velo misterioso fin dagli esordi, sono un progetto ideato dalla mente di Ralph Hubert, bassista del gruppo e proprietario dell'etichetta discografica AAARRG!. La precisa volonta' di mantenersi in qualche modo occultati e' dovuta anche all'uso di pseudonimi, in disuso parziale nel corso dei dischi a seguire, che celano l'identita' di una pletora di musicisti teutonici facenti parte della scena power/thrash (Rage e Living Death) verso la fine degli '80.
Obiettivo dichiarato del mastermind e' quello di creare una matrice sonora pesantemente metal, originale e progressiva, partendo dalle sonorita' dei gruppi di provenienza dei compagni di viaggio e fondendole con la rilettura di partiture classiche. L'omonimo disco d'esordio, pur acerbo per via della sua dispersivita' nel proporre brani stilisticamente diversi, riesce gia' a definire per bene le coordinate sulle quali i Mekong Delta si muovono per riuscire nell'ambizioso progetto.
L'aspetto che risalta fin da subito e' la sezione ritmica, messa in evidenza dal terremotante drumming di Gordon Perkins (Jörg Michael), capace di garantire ritmi quadrati e potenti grazie a precisione e potenza, ma anche di inebriare e vivacizzare l'andamento dei brani spezzando i tempi con il rullante. Il resto del gruppo gli va dietro, come un terzetto di archi segue le indicazioni del direttore d'orchestra, producendo a iosa riff amelodici, tirati e vorticosi, dove sono veloci plettrate, linee sovrapposte, intrecci di assoli acuti e controtempi a definire la matrice sonora roboante - a tratti tellurica - del gruppo. Le coordinate sono si' quelle di un ricercato techno-thrash, ma ben radicato nelle fondamenta del power crucco e del metal classico, ovvero Accept, Judas Priest e Black Sabbath con il binocolo e i gruppi originari di cui sopra (Rage/Living Death) ad occhio nudo.
La "dispersivita'" cui accennavo prima e' dovuta proprio alle reminescenze e agli ancoraggi che i componenti del gruppo mantengono in certi pezzi di "Mekong Delta": "Heroes Grief" e "Kill The Enemy" sono retaggio di quanto appena detto, mentre "Black Sabbath" e' qualcosa di piu' di un semplice omaggio ad uno dei padri del metal, partendo dal riff impregnato di Iommi (mi ricorda assai Candlemass e Abstrakt Algebra), all'assemblaggio di vari titoli della discografia per costituire il testo del brano.
La componente progressiva del gruppo, chiaro segnale di idee chiare e ben sviluppate, e' la capacita' di riportare, in chiave thrash metal, la particolare rilettura di musica classica, inserendo senza alcun problema un brano del genere tra pezzi pesantemente heavy metal senza che la continuita' di ascolto ne risenta assolutamente. In "Mekong Delta" la rivisitazione di "The Hut Of Baba Yaga" di Mussorgski (riporto l'esempio originario, ma possiamo citare qualsiasi 'cover' in tal senso) costituisce punto di arrivo delle capacita' tecniche, strumentali e compositive - in fase di arrangiamento - del gruppo, ma anche la chiave, l'origine di un certo modo di concepire una facciata - nascosta, quasi invisibile - del rock. Le canzoni migliori del disco ("Nightmare Patrol", "Shiva's Return", "Back Home") devono molto a questo approccio, origine della matrice sonora dei Mekong Delta negli album a venire, in equilibrio (ma sarebbe meglio dire in bilico, in progressivo protendersi verso l'alto) tra le radici musicali di partenza e lo spirito visionario, quasi fantasioso, che ha permesso realizzazioni di questo spessore.
(Melix - Gennaio 2004)
Voto: 8
Contatti:
Sito internet: http://listen.to/mekong-delta
Bell'album questo, anche se preferisco tutti gli altri dei Mekong Delta. Lo stile č giā personale, e si sentono giā i richiami alla musica classica ed in parte al progressive (i Rush fanno capolino in qualche occasione, seppur nascosta), ma il meglio verrā in seguito.
(teonzo - Gennaio 2004)
Voto: 8
Un album molto grezzo se rapportato al prosieguo della loro produzione,
ma contiene gia' presenti tutte le direttrici evolutive della band.
Si va dal thrash di "Nightmare Patrol" alle prime composizioni sinfoniche.
Un buon disco, si lascia ascoltare con piacere, but the best has yet to come.
(Mork - Gennaio 2004)
Voto: 7.5