MEKONG DELTA
Kaleidoscope
Etichetta: Intercord
Anno: 1992
Durata: 48 min
Genere: progressive thrash
Le sonorità di "Kaleidoscope" a grandi linee si rivelano un bell'incrocio tra le sezioni ritmiche serrate di "Dances Of Death" e i rallentamenti melodici ed atmosferici di "The Principle Of Doubt". Il concetto di fondo è questo, ma è opportuno correggere il tiro facendo leva su due aspetti: il primo riguarda il passaggio di consegne tra Jörg Michael (Gordon Perkins) e Peter Haas (questo è il primo disco in cui usano i veri nomi, con tanto di foto) dietro le pelli, il secondo è la predominanza della matrice progressiva nella composizione.
Parlandoci chiaramente... Haas è bravo e perfetto per i Mekong Delta, ma vale la metà di Michael. La velocità di esecuzione, il tocco, i vorticosi controtempi qua vengono parecchio ridimensionati e il resto dei componenti, che nel gruppo ha da sempre la sezione ritmica come punto di riferimento, si ritrova 'frenato' e deve correggere il tiro puntando su altre coordinate. E' qua che interviene il secondo dei due aspetti di cui sopra: la componente progressiva prende definitivamente il largo, usufruendo delle origini techno-thrash in fase di songwriting, dapprima cardine principale e ora aspetto parziale delle composizioni (la cover di "Dance On A Volcano", "Dreaming", "Heartbeat").
E' l'evoluzione dei concetti emersi in "The Principle Of Doubt" quindi, l'alternanza tra i passaggi tirati e le sezioni melodiche/atmosferiche, che si ricopre della raffinatezza e cura mancanti nel disco appena citato. Questa maturazione è evidente se andiamo ad analizzare le cause della maggior durata di ogni brano (cinque minuti abbondanti, escludento gli intermezzi); le composizioni più dilatate, dovute a liriche più lunghe ed articolate, pur in schemi semplici, e alla maggior presenza di sezioni strumentali, sono caratterizzate da ritmiche meno serrate e da definitiva attenzione agli arrangiamenti.
Le influenze dei Rush hanno un ruolo determinante sia sotto il profilo musicale, come appena detto sopra, ma anche - pur indirettamente - per quanto riguarda le liriche: lo stile e gli arrangiamenti prendono spunto dai Voivod da "Dimension Hatross" in poi, per quello che ne ricavo da due brani come "Shadow Walker" e "About Science". In ogni caso c'è da dire che la voce di Keil, ops... di Doug Lee, qua assume davvero un ruolo di primo piano, garantendo con le sue inflessioni melodiche e con il suo particolare stile molta dinamica e atmosfera (altro richiamo Voivod); inoltre "Sphere Eclipse" sembra un pezzo uscito da un disco degli Skyclad, sia per l'alternanza tra strofe cantilenate (o comunque dalla struttura rallentata permeate da melodia, caratteristica di tutto il disco) e ritornelli più tirati, sia per il tono vocale adottato, molto simile a Walkyier.
Non allarmatevi comunque, le coordinate dei Mekong Delta sono ben presenti, a partire dall'incedere incalzante giostrato dagli intrecci dei complessi riff sullo stile di "Dances Of Death" (l'opener "Innocent", Sphere Eclipse", "Misunderstanding"), mentre "Sabre Dance" è l'immancabile pezzo 'orchestrale', basato non più su arrangiamenti metal per schemi di musica classica, ma che si rivela una composizione thrash con arrangiamenti classici, nella quale si esprimono benissimo le sovrapposizioni di chitarre e il contrasto tra la sezione thrash e gli arpeggi conclusivi.
In definitiva "Kaleidoscope" segna il passaggio di consegne dagli inizi spiccatamente thrasheggianti per passare ad una maturazione compositiva che sfrutta questi aspetti, senza renderli unica fonte di espressione, fondendoli con cura e gusto ad una matrice progressiva che raggiunge piena definizione; da notare anche la corrispondenza tra questa nuova fase con la nuova etichetta discografica - la IRS - tale da garantire produzione ed aspetto estetico (finalmente un booklet come si deve) di pari livello rispetto al contenuto del disco.
(Melix - Marzo 2004)
Voto: 8
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