MEKONG DELTA
Dances Of Death (And Other Walking Shadows)

Etichetta: AAARRG! Records
Anno: 1990
Durata: 38 min
Genere: progressive thrash


Probabilmente vado assai di fretta e non ho tempo da dedicare allo scervellamento per decidere quale sia la definizione migliore da associare alla voce "genere" qua sopra, ma sta di fatto che, nonostante tutte le derivazioni possibili del thrash (techno, prog, sinfonico ed altre diavolerie), quello che sarebbe piu' appropriato da scrivere sarebbe "genere metal: Mekong Delta". E non a caso.
Uno di quei pochi gruppi capaci di generare uno stile a se' stante, con la sesta release (considerando anche i mini "The Gnome" e "Toccata") il gruppo tedesco raggiunge uno dei punti piu' alti di fusione tra la matrice progressiva e il metallo pesante in soli quattro brani.
La prima parte di "Dances Of Death", ovvero i primi tre pezzi, mette in risalto le sperimentazioni attuate dalla mente di Hubert sul canonico thrash, in un processo che dura da tre anni a ritmi frenetici: uno stile unico, basato su un chirurgico, vorticoso tappeto ritmico, sul quale di intrecciano linee chitarristiche assurde e geniali al tempo stesso. Un largo uso della doppia cassa, spesso ad elicottero ma con fantasiose variazioni sul tema, e tempi veloci sono al base delle composizioni, sulla quale agisce turbinosamente il basso, sempre in accentuato risalto, tessendo melodie intricate e costituendo il vero fulcro dei brani. Alle chitarre e' ceduto il delicato (ma ricco di soluzioni e di inventiva) compito di tessere e di unire le strutture ritmiche, mediante riff taglienti e poco distorti, parti atmosferiche (con eccellenti passaggi di chitarra acustica) e pezzi tiratissimi, basati su tecnica sopraffina, cambi di tempo repentini e velocita' assurde.
E' cosi' che i 19 minuti della title track passano in un batter d'occhio, nei quali si riesce con molta difficolta' a delineare il profilo del brano in pochi ascolti per la tanta carne al fuoco. Certo, i passaggi neoclassici di "Transgressor" e le sperimentazioni di "True Believers" non sono da meno, ma il bello deve ancora venire.
E' la sola "Night On A Bare Mountain" a costituire la seconda parte del disco, seppur divisa in due pezzi. La rilettura, ovviamente in chiave Mekong Delta, della "Notte Sul Monte Calvo" di Mussorgski e' da brivido: su un tappeto ritmico frenetico e turbinoso chitarra e basso si accavallano e si intrecciano come strumenti ad arco per far da sottofondo al sabba orgiastico presenziato dal satanasso in persona.
Innovazione, lezioni dei primi Rush, amore per la musica classica, thrash tellurico e spirito visionario sono le fondamenta del disco, uno dei pochi capolavori del genere metal che, al di la' di casi isolati (spesso costituiti dal gruppo stesso), ha avuto ben poco seguito nel panorama, spegnendosi con lo scoglimento del gruppo qualche anno piu' tardi.
(Melix - Settembre 2002)

Voto: 9


Contatti:
Sito internet: http://listen.to/mekong-delta




Dei Mekong Delta preferisco "Visions Fugitives", ma pure questo è una figata! Non aspettatevi thrash diretto e grezzo, qui la classe, la tecnica e la complessità la fanno da padrone! Straconsigliato a chi cerca originalità nel metal senza voler rimanere fossilizzato sui canoni di questo genere.
(teonzo - Settembre 2002)

Voto: 9



Uno dei picchi più alti del thrash sperimentale, il disco più grande dei Mekong Delta: il gusto per la classica, la solita straordinaria ricercatezza compositiva, ovviamente la potenza del thrash, senza dimenticare l'ombra di certo kraut-rock. Il risultato è clamoroso, tenendo ben a mente che non si tratta di un episodio isolato, ma solo della punta di una carriera-iceberg massiccia ed importante. Un gruppo geniale, che ha camminato costantemente sul filo della classe cristallina, sempre proteso verso suoni "estranei", senza per questo allontanarsi dall'essere intimamente metal, qui, col suo disco migliore. E la rilettura di "Una Notte Sul Monte Calvo" di Mussorgski ne è l'ovazione finale.
(Orion - Settembre 2002)

Voto: 9



Ci troviamo di fronte ad una band che ha fatto della sperimentazione una bandiera. Questo album parte con una lunghissima song che fa da esame all'ascoltatore. Se riuscite a sopravvivere a tanto delirio e follia sperimentativa avete superato la prova e i Mekong Delta fanno per voi. Personalmente non sono mai riuscito ad ascoltare interamente senza fermarmi questo album. Indubbiamente il valore dell'album non si discute, certi passaggi sono fantastici, pero' piano piano il tutto mi porta ad un distacco nei confronti dell'album. In sintesi maneggiare con cura.
(Conte Vlad - Novembre 2002)

Voto: 8