MEGADETH
Youthanasia
Etichetta: Capitol
Anno: 1994
Durata: 50 min
Genere: Heavy Rock
Provo un immenso piacere nel poter parlare dei miei adorati Megadeth, e ne
provo altrettanto nel rendere giustizia (meritata) a "Youthanasia", altra
grande prova di coraggio e di eclettismo, troppo spesso dimenticata e
relegata in secondo piano rispetto al passato del gruppo. A mio parere
quest'album rientra tranquillamente tra i capolavori (o quasi, spiegherò più
avanti) del gruppo di Dave Mustaine, e per dirla tutta questa è anche
l'ultima uscita che si può fregiare di questo onore.
Uscito a due anni di distanza da "Countdown To Extinction", Y aveva il
compito di bissare il grandioso successo del predecessore, quindi potete
immaginare quanta pressione hanno dovuto sopportare Dave e compagni. Nulla
fu lasciato al caso: produzione curata dal fidato Max Norman e dallo stesso
Mustaine; grande copertina realizzata da Hugh Syme (già autore di quella di CTE),
diventata famosa per le feroci proteste che provocò in più parti del mondo,
capaci solo di fare ulteriore pubblicità al gruppo; poi studio report, con
preascolti annessi ed interviste da parte di tutta la stampa mondiale
specializzata. Per non parlare dei vari singoli usciti, supportati dai
rispettivi video. Anche in questo caso, i Megadeth si videro travolti da
critiche insensate, rivolte alle immagini troppo forti presenti sui video
di "Train Of Consequences" e di "A Tout Le Monde", quest'ultimo addirittura
censurato, infatti in TV si poté vedere per pochissimo tempo.
Ma logicamente quello che incuriosiva tutti era quale strada musicale
avessero preso i Megadeth. Il gruppo, come ogni precedente uscita, ha
cercato di progredire, o più semplicemente ha scritto ciò che si sentiva di
creare in quel determinato periodo, e come si sa nessun momento è simile ad
un altro, quindi Y non è simile a CTE, come quest'ultimo non lo era a
suo tempo a "Rust In Peace" e così via. Anzi, Y può essere descritto come
l'esatto opposto di CTE, il rovescio della medaglia, come se CTE fosse
un calzino (?), e nel rovesciarlo si otterrebbe "Y".
La nuova creatura dei Megadeth, confrontata con il suo predecessore,
rallenta i ritmi a favore di mid-tempo dal sapore squisitamente Hard
Rock / Heavy Metal, il Thrash che già latitava nel precedente album qui è
inesistente. I cambiamenti più grandi furono: nelle ritmiche, ora
rilassate, meno intricate e taglienti che in passato; nella voce di Dave,
che può piacere o no, qui sfoggia la sua migliore interpretazione di sempre,
sia a livello tecnico che di calore trasmesso, sempre però in possesso di
quella personalissima timbrica acida, ma ora avvolgente come mai.
La produzione non fu maniacale come in passato, questa volta
bastarono poche prove per scegliere la versione migliore del brano, senza
troppe sovraincisioni, ed anche i testi furono dirottati su tematiche più
personali ed umane, lasciando da parte la fredda e cinica triade
politica/guerra/denaro che caratterizzava le precedenti produzioni.
In un primo momento l'album doveva essere un concept sull'eutanasia (da qui
quello che sarebbe dovuto essere il titolo dell'album "Euthanasia"), poi la
cosa sfumò, e si optò per dei testi a sfondo sociale e di esperienze passate
di Dave. Si va dall'addio finale al mondo, da parte di una persona che sta
per spegnersi ("A Tout Le Monde"), all'abuso di sostanze
stupefacenti ("Elysian Fields" e "The Killing Road"), all'abuso sessuale sui
minorenni su "Family Tree", sino alla title-track, incentrata nella vicenda
del dottor Jack Kevorkian, che aiutava i suoi pazienti in stato terminale a
porre fine ad un vita ormai di solo dolore.
Ancora ricordo il giorno che acquistai il CD (il mio primo CD in assoluto),
non vedevo l'ora di rientrare a casa per poterlo ascoltare, tra l'altro
era, per motivi anagrafici, anche il primo album dei Megadeth di cui seguii
tutte le fasi di crescita sino all'uscita. Il primo ascolto, lo ammetto, mi
lasciò non deluso, ma in parte confuso, era logico, anch'io commisi
l'errore, come molti altri, di aspettarmi un "CTE parte 2", ma vi giuro che
non appena ho eliminato dalla mia mente quei maledetti pregiudizi sono
entrato in piena sintonia con Y.
Come non lasciarsi trasportare dalla favolosa batteria di Nick Menza in
"Reckorning Day" (3° singolo), influenzata dai ritmi tribali dei nativi
americani, o dal classico riff-Megadeth di "Train Of Consequences" (1°
singolo), due delle tante canzoni che denotano un marcato approccio alla
melodia, con il gruppo che per la prima volta mette in primo piano il
rispetto per la forma-canzone, tanto che gli assoli, da sempre punto di
forza di Dave e compagni, sono più la ciliegina sulla torta che altro (senza
dimenticarci però che c'è un certo Friedman alla chitarra, quindi il gusto è
assicurato). Parlando di novità, troviamo l'uso dell'armonica, nella già
citata TOC e in "Elysian Fields", ancora l'uso delle percussioni, come i
timpani nell'affascinante "Blood Of Heroes" e addirittura si può sentire il
nostro caro Mustaine cantare in francese nel coro di "A Tout Le Monde" (2°
singolo), singolare ballad non convenzionale, che vi toccherà il cuore.
Manca veramente poco per eleggere Y come nuovo capolavoro dei Megadeth.
I motivi sono da ricercare in alcuni brani sottotono, per la precisione la
title-track e "Black Curtains", poco più che sufficienti, per nulla
coinvolgenti se paragonate al resto dei brani. Mentre l'altro problema (non
per il sottoscritto) che fa storcere il naso ai "Conservatori" è la
mancanza di quella vena schizoide che da sempre ha accompagnato la musica
del gruppo. In molti pensano che questa svolta si ebbe a causa della totale
sobrietà e serenità raggiunta da Mustaine, che per la prima volta poteva
dichiarare di aver vinto la battaglia contro la droga. Questa teoria può
essere esatta, solo che non si può pretendere che uno, per accontentare i
suoi fans, continui a fare uso di sostanze stupefacenti (bersaglio centrato - nd teonzo), e poi la qualità
della musica è sempre altissima, quindi un bel va a cagà a tutti quelli che
snobbarono e continuano a snobbare quest'album, e un buon ascolto a tutti
quelli che hanno cercato di capire questa nuova creatura dei Megadeth e ne
hanno goduto tutte le qualità.
P.S. In chiusura dell'album, come da tradizione Megadeth (fateci caso), è
presente il brano "diverso" del disco, in questo caso è "Victory", il brano
più tirato, dal testo particolare, che include tutti i titoli delle canzoni
che sono state importanti per la carriera del gruppo, brano autobiografico,
sulla vittoria appunto del gruppo nei confronti del music-business.
(carma1977 - Febbraio 2003)
Voto: 9
Quest'album non mi ha mai preso completamente, ci sono delle parti fighe, ma anche alcune canzoni che non mi dicono molto. Ammiro la cura con cui è stato fatto, fa semplicemente paura notare come ogni singolo particolare sia studiato a perfezione, per non parlare della confezione, semplicemente stellare e con una delle copertine più belle della storia. Però appunto quello che conta sono le sensazioni, e non mi sono mai esaltato ascoltando questo album. Preferisco il successivo "Cryptic Writings".
(teonzo - Febbraio 2003)
Voto: 7.5