MEGADETH
Risk

Etichetta: Capitol
Anno: 1999
Durata: 52 min
Genere: Hard Rock


Non credo che qualcuno si sarebbe aspettato una cosa del genere, anche perché dopo un album come "Cryptic Writings", che faceva dell'eterogeneità il suo aspetto più sorprendente, qualsiasi strada era percorribile. Le prime avvisaglie si ebbero nelle dichiarazioni pre-uscita di Mustaine e nel titolo dell'album, "Risk". Una sorta di coraggioso avviso sulla sua natura sfacciatamente sperimentale.
Dunque un nuovo corso per i Megadeth, stufi di dover attingere sempre dallo stesso pozzo ormai per loro in piena secca, e solo per abbeverare il solito branco di metallari assetati sempre della solita roba, il Metal. Ma non tutto andò bene, anzi molto poco, il salto dal precedente album fu enorme, quasi mancasse un album per congiungerli. I fans non erano pronti ad un tale cambiamento, gli stessi Megadeth non lo erano. Sicuramente Mustaine, dopo numerosi successi, voleva percorrere altre strade, e le canzoni di "Risk" sono lì a dimostrarlo.
Questa volta l'album segue una linea ben precisa e cioè dell'Hard Rock riletto in chiave moderna, grazie (o colpa) degli arrangiamenti elettronici da attribuire a mr. Dan Huff, produttore anche di "Cryptic Writings" in cui già si intravedevano le prime influenze. Però si sente che il gruppo non è a proprio agio con le nuove sonorità, hanno perso buona parte della personalità, come trait d'union con il recente passato rimangono la sola voce acida di Mustaine ed alcuni riff inconfondibilmente Megadeth ma assolutamente innocui. Ancora più sconcertante, il fatto che in apertura siano state posizionate, secondo me, le canzoni più scontate: "Insomnia" e "Prince Of Darkness". Accozzaglie di riff vagamente industrialoidi senza un briciolo di ispirazione e con delle linee vocali altamente irritanti.
Le successive "Into The Arena" e "Crush'em" non vanno certo oltre. La prima è un'inutile intro, mentre la seconda, che fu anche il primo singolo, giuro che mi fece quasi svenire dall'orrore. Un brano che parte con un giro di basso simil-dance ed una chitarra funky, lascerebbe di stucco chiunque, da salvare dopo molti ascolti solo il ritornello buono e niente più.
Certo che, dopo quattro brani inutili o quasi, la speranza di intravedere un bagliore di luce è minima. Invece con "Breadline" si torna su territori decenti. Logicamente vi avviso che siamo lontanissimi da tutto ciò che sino ad ora fu il marchio dei Megadeth, ma io devo recensire obbiettivamente, quindi valutare l'effettivo valore musicale. E' una canzone ruffiana, molto orecchiabile e piacevole, con un alto potenziale radiofonico. Uscì anche come singolo (credo solo negli Stati Uniti), ma a quanto pare non fece presa.
L'album prosegue sulla scia lasciata da "Breadline" e stupisce perché il gruppo dà il meglio nelle canzoni più leggere. Vediamo quindi susseguirsi canzoni come "The Doctor Is Calling", "I'll Be There", "Wanderlust" ed "Ecstasy" che strizzano l'occhio ad un pop raffinato, con degli ottimi arrangiamenti e con una forte carica introspettiva, ma purtroppo nate sul posto sbagliato. Sì, perché sono convinto che se nel CD non ci fosse stato scritto Megadeth il giudizio sarebbe stato diverso.
Ma forse sto solo perdendo tempo, tanto il CD è stato bollato come flop totale, quindi chi lo buttò via dopo pochi ascolti non lo rivaluterà certo con queste mie parole. Io non mi sento di bocciare totalmente "Risk", anzi lo trovo superiore anche al forzato "The World Needs A Hero", lo paragono a "Chameleon" degli Helloween e chi lo apprezza sa il perché.
Per me questo è il vero testamento dei Megadeth, un album che in un solo colpo ha spazzato via più di quindici anni di storia Metal, che fece perdere il contratto, più che decennale, con la Capitol, e soprattutto decretò la fine del sodalizio di Marty Friedman coi Megadeth, che a distanza di dieci anni decise di abbandonare per seguire altre strade musicali.
(carma1977 - Luglio 2003)

Voto: 5,5