MAYHEM
Grand Declaration Of War
Etichetta: Season Of Mist
Anno: 2000
Durata: 48 min
Genere: avantgarde black metal
Quando le registrazioni di "Grand Declaration Of War" incominciarono, il black metal si era ormai evoluto. Questo genere, dominatore incontrastato della seconda metà degli anni '90, stava rapidamente calando come popolarità. Sebbene tante band continuassero a difendere strenuamente il black più ortodosso, le proposte erano così trite da risultare patetiche. Dal canto suo, la branca sinfonica del genere aveva ormai saturato il mercato e stava cedendo il passo a power e gothic. La fiamma nera stava spegnendosi velocemente così come si era accesa.
Le band più famose avevano intuito da tempo che dei cambiamenti erano in corso. Pertanto, occorreva dare delle decise sterzate al proprio stile, a costo di essere bollati come dei traditori. Si pensi alle contaminazioni thrash degli Immortal, alla ricercatezza dei nuovi Emperor, ai proteici Satyricon e Borknagar. Ma è opportuno sottolineare anche l'apporto di band meno conosciute ma decisive nell'aprire nuove prospettive per il black norvegese: In The Woods..., Fleurety e Ved Buens Ende, tanto per citare le più note.
Di fondamentale importanza è stata la pubblicazione, nel 1997, di "La Masquerade Infernale" degli Arcturus. Questo disco riscosse un inaspettato successo, considerata la difficoltà della proposta. La critica inoltre ne sembrò entusiasta, dando il benestare a questa evoluzione del genere. Per la cronaca, nello stesso anno furono pubblicati altri due dischi importanti per il black sperimentale. "The Linear Scaffold" dei Solefald e "Hail Horror Hail!" dei Sigh.
Hellhammer si trovò quindi a ricevere in contemporanea smisurate lodi per il suo album con gli Arcturus e fredde critiche per il ritorno dei Mayhem con "Wolf's Lair Abyss". Questo contrasto evidente gli fece forse capire che era giunto il tempo di una svolta.
Tra il 1998 e il 1999 il black sperimentale divenne un genere sempre più di nicchia ma produsse lavori di considerevole valore. Un po' di titoli: Ulver "Themes From William Blake's The Marriage Of Heaven And Hell", DHG "666 International", Sigh "Scenario IV: Dread Dreams", Solefald "Neonism".
Hellhammer non rimase in disparte. Nel 1998 collaborò con i Covenant in "Nexus Polaris" accettando l'anno successivo di mutare il suono della band (ora Kovenant) in qualcosa di più elettronico con "Animatronic". Individuo sempre impegnato, grazie a Nagash (Covenant/Dimmu Borgir) potè accrescere la sua esperienza collaborando con i Troll (in "The Last Predators"). Inoltre incominciò ad interessarsi ad un progetto chiamato Winds.
Tutte queste esperienze persuasero il batterista a modificare il suono dei Mayhem. Non fu un cambiamento drastico. La musica si evolveva mano a mano che veniva composta. Tutti i membri della band erano sensibili alle mutazioni in corso attorno a loro, pertanto non ci fu bisogno di pressioni.
"Grand Declaration Of War" venne pubblicato nel 2000 dalla Season Of Mist. La scelta di quest'etichetta è giustificata dal bisogno dei Mayhem di essere una priorità. Con una label più grande questo non sarebbe stato possibile.
Per l'occasione la band ha goduto delle collaborazioni di Anders Odden (alias Neddo) dei Cadaver Inc. (anche Cadaver e Apoptygma Berzerk), di Tore Ylwizaker degli Ulver e Øyvind Hægeland degli Spiral Architect.
Il CD è stato pubblicato anche come digipack limitato a 2000 copie e come picture disk.
La qualità di registrazione è pulita e potente. La copertina ritrae una colomba bianca imprigionata tra i fili di ferro. Una metafora forte e palese della guerra dichiarata nel titolo. Si tratta del conflitto contro il cristianesimo imperante, riveduto per il nuovo millennio. I testi di Maniac non lasciano dubbi ed uniscono tematicamente le canzoni. "Grand Declaration Of War" è infatti un concept-album. Diviso in due sezioni (di cui l'ultima intitolata "Il Principe") parte da minacce nei confronti della Chiesa per finire su visioni desolate ed apocalittiche. Leggendo sul retro del CD si può notare che queste due sezioni sono state chiamate "Part II" e "Part III". Infatti i Mayhem hanno deciso di considerare "Wolf's Lair Abyss" come la prima parte del concept.
Passiamo ora al commento di "Grand Declaration Of War" partendo dal primo brano, ovvero la title-track. Le note della chitarra di Blasphemer in apertura sono maestose, sottolineate dalla ritmica marziale della batteria. Si nota un diverso approccio musicale rispetto a quanto fatto in precedenza dalla band. In questa canzone non c'è traccia degli assalti frontali dei Mayhem più tradizionali. A parte il ritmo cadenzato anche le linee vocali sono inedite. Ai classici strilli di Maniac si contrappone una voce narrante in sottofondo, creando un'atmosfera straniante. Inoltre il suono del basso di Necrobutcher non è mai stato così profondo.
Insomma, sin da questa prima traccia ce n'era abbastanza per far gridare al tradimento chiunque attendeva un altro "De Mysteriis Dom. Sathanas". Difatti questo CD otterrà più critiche che elogi, a mio parere senza alcuna obiettività. Innanzitutto perché è il disco più tecnico che i Mayhem abbiano mai realizzato e, in secondo luogo, perché una band che ricicla sempre e soltanto le idee del passato può decisamente appendere gli strumenti al chiodo.
Dopo la title-track è la volta di "In The Lies Where Upon You Lay". Canzone apparentemente più tradizionale, dimostra che la band sa ancora cosa significa pigiare sull'acceleratore. Maniac declama un'invettiva contro le condotte pietose mentre, a seguire, la traccia si fa più tenebrosa e lenta. "In The Lies..." si sviluppa in diversi cambi di tempo nei quali Hellhammer fa la parte del leone. Le strutture relativamente complesse rendono questa traccia degna di attenzione. Il recitato del cantante è molto suggestivo.
"A Time To Die" dimostra i progressi tecnici e di precisione dei Mayhem. Il caos primigenio è sparito in favore di una velocità sempre assurda ma più controllata. Le interessanti dissonanze inserite da Blasphemer rendono il tutto molto originale.
Un ritmo marziale apre "View From Nihil" seguito dalle declamazioni teatrali di Maniac. Improvvisamente la band si lancia in un riff che più black non si può per poi variare ritmicamente il tema. La seconda parte del brano è più lenta ma estremamente tesa. Questa tensione culmina in una potente conflagrazione a cui segue un silenzio tombale. E' la fine della seconda parte.
Da questo momento le cose non sono più come prima. Come un sussurro di vita proveniente da un mondo distrutto, il cantante introduce la parte terza denominata "Il Principe". Il primo movimento si intitola "A Bloodsword And A Colder Sun" ed è stato composto in collaborazione del già citato Anders Odden.
Ecco quindi la vera sorpresa. Quella che più ha alienato le simpatie dei Mayhem ai fan della prima ora. La traccia è aperta da un ritmo in loop più svariati interventi elettronici. Poco per volta si aggiunge il basso ed in seguito le lunghe note della chitarra. Maniac, con i suoi sussurri, catapulta l'ascoltatore in atmosfere futuristiche e spaziali. Anche gli effetti vocali sono robotici. Il black si è trasfigurato in una sorta di drum'n'bass. Chi l'avrebbe mai immaginato? Eppure non era una novità. Già in precedenza ho scritto degli Ulver di "Themes From William Blake's..." (o "Metamorphosis") e dei Kovenant ma le reazioni non erano mai state così violente. Probabilmente il monicker della band è troppo legato al passato e per i fan è stato un cambiamento traumatico, impossibile da assimilare.
"Crystalized Pain In Deconstruction" è tecnica e ben più violenta. La ritmica è thrash e i campionamenti si sprecano. A metà il brano si fa improvvisamente psichedelico retto da un riff ritmico. Il finale è di un'aggressività non comune. La prova dietro al microfono di Maniac è devastante.
"Completion In Science Of Agony" è divisa in due parti e vede la collaborazione di Hægeland (voce) e di Ylwizaker (campionamenti e programmazione). Il riff d'inizio è pesantissimo e vela di doom gran parte della composizione.La voce è filtrata e canta una nenia spaventosa. Le scelte di arrangiamento dei Mayhem sono molto originali e personali. Inoltre la traccia dimostra che i musicisti sanno suonare anche senza dover tirare come dei dannati.
Improvvisamente "Completion..." si trasforma in una serie di suoni elettronici, opprimenti. Quasi una colonna sonora per un film di fantascienza claustrofobico alla "Alien". Le voci intonano un coro e le atmosfere diventano sempre più spaziali. Dopo di che la band ricomincia a suonare, con Blasphemer che si esibisce in un assolo gustoso.
Si tratta di un ottimo brano, niente di meno.
"To Daimonion" è nuovamente molto influenzata dal thrash e non stupisce che molti abbiano portato paragoni coi Voivod. Certo, le differenze sono tantissime ma l'uso smodato delle dissonanze porta le due band più vicine di quanto ci si possa aspettare. La canzone sembra più semplice rispetto ai brani precedenti e, sinceramente, di black ne è rimasto ben poco. E' anche vero che questa nuova formula espressiva porta linfa alla musica della band.
Di punto in bianco la melodia si ferma e Maniac dice: "Ricordo il futuro, un nuovo inizio del tempo". A seguire un lungo silenzio che sembra annunciare la fine del CD. In realtà, dopo qualche minuto, c'è una traccia vuota.
In conclusione riparte "Completion In Science Of Agony", questa volta molto più black. In realtà la violenza sonora è controllata e sfuma in un riff di chitarra solitario.
L'album è terminato ma va sottolineata la presenza di una ghost track posta a inizio dell'album (ossia il cosiddetto "pre-gap", controllate il dizionario per ulteriori spiegazioni - nd teonzo) che riprende l'ultima traccia ma con la ritmica riprodotta al contrario e la voce robotica posta alla fine anziché in apertura.
"Grand Declaration Of War" è un ottimo album estremamente sottovalutato. E' la trasfigurazione dei Mayhem da black metal band a qualcosa di diverso, quasi di inumano. Una scelta ardita pagata a caro prezzo. Facendo un giro su internet si può vedere quanti siti sputino veleno su questa nuova incarnazione della band. In realtà questo disco ha spiazzato tutti, critica compresa. Nello stordimento i giudizi sono stati altalenanti ma poco obiettivi.
"Grand Declaration Of War" si inserisce appieno nelle opere magne del black di nuovo corso. E' il connubio ideale tra lo sperimentalismo degli Ulver e l'ultraviolenza dei Satyricon di "Rebel Extravaganza".
Occorre ascoltarlo senza pregiudizi, con attenzione e leggendo i testi. Si vedrà che contiene molti spunti interessanti. Si noterà che le scelte musicali e compositive non sono mai banali né casuali. Passato lo shock dei primi tempi, è ormai giunto il momento di rivalutare questo grande disco.
(Hellvis - Ottobre 2003)
Voto: 8.5
Faccio i complimenti al collega Hellvis perché era obiettivamente difficile recensire con giudizio questo disco, ma devo dire che c'è riuscito molto bene. Che dire, a me piace a periodi: se avessi scritto questo commento un paio di mesi fa, avrei dato un 7 o anche un 7,5. Invece l'ho riascoltato pochi giorni fa e l'ho dovuto togliere perché non ce la facevo a sopportarlo. Quindi, boh, non so ancora cosa pensare di questo disco. E' ovvio che non bisogna confrontarlo con gli altri lavori dei Mayhem, certo: però, quando ripenso a pezzi come "Pagan Fears", "Life Eternal" o "Buried By Time And Dust"... mah!
(Randolph Carter - Maggio 2004)
Voto: s.v.