MAYHEM
De Mysteriis Dom. Sathanas

Etichetta: Deathlike Silence / Voices Of Wonder
Anno: 1994
Durata: 46 min
Genere: Black Metal


Se nel "Live In Leipzig" si è scritto principalmente di Dead, recensendo "De Mysteriis Dom. Sathanas" si ha la possibilità di focalizzare l'attenzione sulla figura di Euronymous.
Il suicidio del cantante Dead proiettò i riflettori dell'opinione pubblica sui Mayhem. La band culto norvegese vide impennare improvvisamente la propria fama. Øystein Aarseth (questo è il vero nome di Euronymous) non faticò molto a capire il fascino che un'immagine oscura poteva esercitare sulla nascente scena black. Con ammiccamenti e studiati silenzi, Euronymous lasciò che le leggende che lo volevano possibile assassino, alchimista e cannibale circolassero liberamente. In realtà, da tempo il suo modo di pensare aveva subito dei cambiamenti drastici. Già all'epoca dell'abbandono del batterista Manheim, il chitarrista cominciò a sentire i Mayhem come una creatura unicamente sua. Ora che anche Necrobutcher se n'era andato, in seguito alla morte di Dead, non c'era più nessuno che potesse contraddire le sue ossessioni egocentriche. Perché di vere e proprie ossessioni si trattava. L'improvvisa esposizione ai mass-media acuì esponenzialmente il suo desiderio di accentrare la scena black attorno a sé. Le lettere dei fan e delle altre band stuzzicarono in maniera malsana il suo edonismo. Tra i tanti, va segnalato un giovane ragazzo di Bergen chiamato Kristian Vikernes. Questo individuo giocherà ruoli chiave negli sviluppi del black metal norvegese e nel destino di Øystein. All'epoca entrarono in confidenza per la comunione di idee e perché il progetto musicale di Kristian, Burzum, interessava enormemente al leader dei Mayhem. Infatti, nonostante la sua label Deathlike Silence (DSP) fosse inattiva sin dal 1989 (con l'album "The Awakening" dei Merciless), le sue velleità produttive non erano mai venute meno. Anzi, a rinnovare il suo interesse ci pensavano le missive piene di complimenti e i demo provenienti da band di tutto il mondo: tra i tanti cito gli Abruptum, i Monumentum, i Sigh. Tutti questi gruppi otterranno un'intesa di massima per una pubblicazione.
L'unico problema, cronico nella storia dei Mayhem, era la mancanza di soldi. Senza denaro era impossibile produrre dischi né tantomeno attuare un progetto che stava a cuore ad Euronymous: ristampare "Deathcrush". I fan l'attendevano da tempo, oltre a chiedersi se la band avrebbe mai inciso qualcosa di nuovo. Siamo nel 1991, "Deathcrush" risale al 1987.
Per guadagnare un po' di quattrini, Øystein decise di imbarcarsi in un progetto forse troppo ambizioso per le sue scarse qualità manageriali. Nel maggio/giugno del 1991, un mesetto dopo il suicidio di Dead, Euronymous aprì un negozio di dischi ad Oslo. Decise di chiamarlo Helvete (Inferno). Affittò un locale ampio, del quale utilizzava solo una piccola stanza. Le stanze restanti erano inutili e vennero utilizzate o come dormitorio per gli ospiti arrivati da lontano o per tenere dei party. L'ambiente era oscuro e l'arredamento inquietante.
Øystein avrebbe voluto che i visitatori potessero osservare gli articoli solo grazie alla luce di una torcia ma il progetto fu subito accantonato.
L'interno era decorato con oggetti sacri, fatti rubare in varie chiese. Attenzione: questi furti rappresentano ben più che semplici crimini. Per la prima volta Euronymous dà ordini e qualcuno esegue per lui. La sua fama, sicuramente esagerata, di re del male induce parecchi ragazzi a compiere qualunque azione pur di farsi ben volere. Il suo verbo oscuro, pieno di contraddizioni e frequenti puerilità, riempie gli animi degli adolescenti di un furore satanico. Proclamandosi schiavo di satana, Euronymous non la finiva più di lanciare invettive contro le religioni organizzate, elogiando la violenza e le azioni terroristico/illegali come unica via d'azione.
Inoltre la sua ira ricadeva anche, come già da tempo, sulla scena death contemporanea, a suo dire troppo modaiola e ridicola. Se nel suo negozio si vendevano Death o Obituary era solo per guadagnare il denaro necessario per mettere in atto i propri scopi.
All'inizio, come scritto in precedenza, aveva priorità quanto legato alla sua Deathlike Silence. Ma presto i progetti divennero ben più sinistri. La violazione di un cimitero il giorno precedente a un concerto dei Morbid Angel confermò ad Euronymous la risonanza che tali fatti avevano sui giornali. Ed anche il clima di tensione che ne veniva generato. Decise pertanto di puntare più in alto, grazie anche all'apporto fondamentale del suo migliore amico: Kristian Vikernes. Proprio il giorno del concerto Kristian venne presentato ufficialmente agli altri della cricca. La notte andava a dormire nei vani vuoti dietro a Helvete assieme ad un giovane ragazzo proveniente dal Telemark, Tomas Thormodsæter Haugen. Questi suonava la chitarra in una band chiamata Thou Shalt Suffer e da poco si dilettava alla batteria con i neonati Emperor. Il suo pseudonimo era Samot, che più tardi prenderà un'acca trasformandosi in Samoth.
Se Helvete e la Deathlike Silence erano le priorità musicali, i Mayhem stavano cercando in tutti i modi di trovare un equilibrio. La doppia dipartita aveva lasciato Øystein ed Hellhammer in gravi difficoltà. Per un breve periodo Stian Johansen, detto Occultus (o Culto Culus), si occupò delle vocals e della parte di basso. Durò poco e si lasciò in cattivi rapporti con i compagni. Di questo ho già scritto sulla recensione di "Live In Leipzig". Cito nuovamente l'accaduto perché le successive azioni vendicative di Euronymous e Vikernes dimostrano come si stesse verificando un progressivo accrescersi dell'aggressività. Occultus non subì danni fisici sulla sua persona: ebbe solo la casa devastata. Può considerarsi fortunato. Vikernes riuscì a convincere Euronymous che ormai non bastava più minacciare. Occorreva che i fatti seguissero le parole. Øystein in fondo era un grande oratore ma non si sentiva molto portato per le azioni. Fortunatamente conosceva gente che avrebbe agito per lui senza farlo esporre in prima persona. Kristian Vikernes invece era molto più convinto e non aveva remore a gettarsi in questo genere di imprese.
Occorre ora una precisazione. So bene che elencare tutte le vicissitudini e i misfatti compiuti sarebbe certamente affascinante. Preferisco però citare solo i fatti più rilevanti ed influenti, attinenti esclusivamente ai Mayhem in generale e ad Euronymous in particolare. Infatti, per una questione di praticità, mi risulta più semplice parlare dei vari roghi nelle recensioni dei Burzum. Il ruolo di Vikernes, o Conte Grishnack, è sempre stato molto più attivo di quello del "principe della morte". Non ne vogliate quindi al recensore se non troverete cronologie minuziose. Una lettura incrociata delle recensioni dei Mayhem con quelle di Burzum e altre band black è il migliore approccio per capire gli sviluppi moderni di questo genere. Un inizio dal quale partire per ulteriori ricerche personali.
Ritorniamo ora ad Euronymous. Come già visto nella recensione di "Live In Leipzig", le sue ideologie spirituali e politiche erano quanto di più confuso e superficiale. Grazie al suo carisma e alle sue doti retoriche riusciva però a rendere credibili anche le argomentazioni più assurde. L'alone di mistero e di leggenda che andava creandosi attorno, unito a una continua ricerca dell'estremo, attirava a frotte giovani musicisti e ficcanaso. Le sue insistenti critiche alla scena musicale estrema ormai corrotta motivarono molte band a cambiare stile musicale. L'esempio più eclatante si ha con i DarkThrone che nell'agosto del 1991 stavano registrando l'epocale "A Blaze In The Northern Sky". In esso l'influenza della band di Euronymous (epoca Dead) andava pari passo a quella storica e invocata degli Hellhammer/Celtic Frost. Si pensi però anche alla decisa svolta stilistica degli Immortal.
Se è vero che i progressi di Øystein Aarseth come leader erano in rapida ascesa, i suoi Mayhem non riuscivano a progredire. La fase di songwriting procedeva a un ritmo lentissimo. Il batterista Hellhammer era sinceramente stanco della situazione e dei deliri del chitarrista. Pertanto decise di fondare la band Arcturus assieme al suo amico Steinar Sverd Johanssen, detto "Sverd". In realtà non si tratta di un progetto nuovo di zecca: già in precedenza i due suonavano assieme nei Mortem. Nel 1991 gli Arcturus pubblicano il 7" "My Angel", ma questa è un'altra storia.
Già nel 1992 la scena black metal norvegese assume dei connotati musicali ben definiti. Anche le tematiche si accomunano: orgoglio nazionale, devozione al satanismo, odio del cristianesimo, elogio della violenza e della guerra. Euronymous vive momenti di gloria. La sua aura malvagia diventa ancora più credibile mano a mano che aumenta il numero di persone disposte ad eseguire i suoi ordini. E' in questo periodo che si incomincia a teorizzare l'esistenza di un circolo segreto (chiamato Inner Circle - circolo interno - ma anche Svarte Sirkel - circolo nero). In realtà non si trattava di una vera setta segreta. Semplicemente, le persone che contavano si mettevano d'accordo quando era il momento di compiere un'azione. Così, sul momento. Però era molto più affascinante far credere a riunioni sataniche e a minacciose cospirazioni terroristiche.
Furti, traffico d'armi, atti di vandalismo e violazioni vennero spazzati via da quello che successe il 6 giugno del 1992. Verso le 3-4 del mattino (anche se la leggenda vuole che fossero le 6, per accordarsi al numero del giorno e del mese) la chiesa di legno di Fantoft, nei pressi di Bergen, cadde vittima di un incendio doloso. Di questo monumento nazionale risalente al XII secolo non rimase altro che uno scheletro annerito. Questa azione venne vista come un atto destabilizzante di immani proporzioni, atto a colpire l'opinione pubblica. Una metafora della Chiesa bruciante tra le fiamme del Suo inferno. Tutta la cricca di Helvete sapeva tacitamente che l'autore dell'azione era Kristian Vikernes, che nel frattempo aveva cambiato il suo nome in Varg.
Col beneplacito di Euronymous i roghi di chiese si susseguirono ad un ritmo spaventoso. La storia è risaputa e ne scriverò più dettagliatamente commentando la discografia di Burzum. Rimando inoltre al classico "Lords Of Chaos" di Michael Moynihan, preciso cronista di queste vicende. Basti comunque sapere che nel dicembre del '92 i roghi erano giunti a otto. Questo escludendo i vari tentativi andati a vuoto (da segnalare quello di Storetveid, che ha anticipato di un mese il rogo di Fantoft) che sono innumerevoli. Molte personalità della scena black parteciparono a queste operazioni, Samoth degli Emperor e Jørn degli Hades per esempio.
Il male però aveva altre facce che quelle del rogo. Una delle più spaventose era quella dell'emulazione da parte di elementi estranei all'Inner Circle. Si pensi alle minacce a danno di Christopher Jonsson, leader dei Therion, il 2 luglio del 1992. La ragazza autrice del misfatto era sì amica di Varg Vikernes ma fece tutto di testa sua, nonostante le successive ritrattazioni. Si pensi alla sassaiola che accolse la tappa norvegese dei Paradise Lost, rei di aver biasimato la scena metal del paese nordico. Si trattava di ragazzini votati alla causa della fiamma nera.
E' però un altro episodio che va segnalato, estraneo al terrorismo satanico ma sintomatico dell'assenza di moralità da parte di individui ad esso collegati. Il 21 agosto del 1992 un ragazzo di nome Bård Eithun detto Faust uccise un omosessuale nel parco olimpico di Lillehammer. Ex-Thorns, era da poco batterista degli Emperor. Da circa un mese aiutava Euronymous all'interno di Helvete. Totalmente insensibile a quanto successo, due giorni dopo si unì al suo capo e al conte Grishnackh (nom-de-plume di Vikernes) per partecipare al rogo della chiesa di Holmenkollen. La farà franca per molto tempo.
A tessere le fila di tutti questi attentati e a spandere il verbo del male assoluto, Euronymous non aveva rivali apparenti. La sua posizione era salda agli occhi di tutti. Austero, carismatico, era pure riuscito a produrre alcuni album con la sua Deathlike Silence. Si tratta dell'esordio omonimo dei Burzum nel 1992, seguito nel 1993 dalla ristampa di "Deathcrush" e da "Obscuritatem Advoco Amplectere Me" dei folli svedesi Abruptum.
Le registrazioni del lungo atteso seguito di "Deathcrush", il fantomatico "De Mysteriis Dom. Sathanas", stavano procedendo dopo il reclutamento del Conte Grishnackh al basso e di Snorre Westvold Ruch (noto come Blackthorn, già nei Thorns) alla chitarra. In fondo molte canzoni erano già pronte da quando Dead era ancora in vita. Ai microfoni era stato reclutato il cantante della band ungherese Tormentor, Attila Csihar.
Apparentemente sembrava che tutto stesse andando per il meglio. In realtà Øystein Aarseth sapeva che molte cose non stavano andando per il verso giusto. Il locale di Helvete era troppo costoso; non riusciva a rientrare dalle spese di produzione dei dischi rendendogli impossibile pagare le royalties agli artisti. Inoltre, pativa la reputazione sempre crescente del Conte Grishnackh. Spesso e volentieri si insultavano, con Grishnackh che lo accusava di essere un parolaio incapace di fare le cose sul serio. Nel gennaio del 1993 Varg venne arrestato con l'accusa di incendio doloso. Questo perché le sue dichiarazioni si facevano sempre più spavalde. Venne rilasciato in marzo per mancanza di prove. Anch'egli stava cambiando sempre di più. Dopo l'arresto cominciava a sentirsi una persona importante. Nel frattempo il black metal norvegese stava facendo il giro del mondo. Questo soprattutto grazie a un articolo apparso il 27 marzo su Kerrang!. In esso si possono leggere i proclami sempre più misantropici e satanici di Euronymous e Grishnackh. L'orgia di fiamme e sangue era unica e appassionante: la storia della scena norvegese era un vero e proprio romanzo reale.
La fine però era vicina. Quando si vende l'anima al diavolo, prima o poi egli arriverà a riscuotere quanto gli è dovuto. E la puzza di zolfo doveva essere pungente, nella vita di Euronymous. Egli infatti sentiva che qualcosa non andava. La sua amicizia col Conte Grishnackh era un ricordo. Gli doveva parecchi soldi per le vendite di "Burzum" ma gli introiti erano già stati utilizzati per saldare altri debiti. La stessa sorte era capitata alle 40.000 corone che la madre di Vikernes aveva anticipato per la pubblicazione di "Aske". Le richieste del conte Grishnackh erano sempre più pressanti ma Euronymous, date le sue scarse doti organizzative, non riusciva né si sforzava troppo ad andargli incontro. Temeva Grishnackh, sapeva che il ragazzo era pericoloso e non voleva più avere contatti con lui. Si defilava con una scusa o con l'altra.
Faceva bene ad aver paura. Il 10 agosto del 1993 il suo corpo fu trovato in una pozza di sangue davanti alla porta del suo appartamento. Indossava solo un paio di mutande. Era stato ucciso da ventitrè coltellate, di cui sedici alla schiena ed il resto sulla gola e in testa.
Sette giorni dopo il Conte Grishnackh veniva arrestato con l'accusa di omicidio colposo. Non aveva agito da solo, sebbene sia stato l'ideatore e l'esecutore materiale del delitto. Accusati di complicità, vennero arrestati in breve Blackthorn e un loro amico, Andreas Nagelsett.
Quest'ultimo era restato a Bergen per creare un alibi. Tramite determinate azioni (affittare un video, effettuare una transazione, ascoltare musica nel suo appartamento, ecc.) doveva simulare che Vikernes non aveva mai lasciato la città.
Blackthorn invece, individuo debole caratterialmente, avrebbe dovuto soltanto guidare l'auto del Conte fino all'appartamento di Euronymous nella cittadina di Tøgen. In realtà, non si limitò a far questo. Fu lui a suonare il videocitofono e a farsi aprire. Inoltre, durante la colluttazione, non fece nulla per intervenire: forse più incredulo e spaventato che insensibile.
Lasciamo perdere i particolari del fatto: per quelli rimando in altra sede. Molto si è discusso sui motivi che hanno portato all'omicidio di Euronymous. Spesso si è puntualizzato più un particolare che un altro. Penso tuttavia che il delitto trovi la sua spiegazione sommando tutti questi moventi. Le gelosie reciproche, la costante lotta del predominio. Ho già scritto delle dispute monetarie. C'è chi ha riferito di un dispetto sentimentale da parte di Euronymous ai danni di Varg (la ragazza in questione, Ilsa, sarà una delle principali accusatrici del Conte). Blackthorn sottolineerà quanto Grishnackh fosse frustrato dalla reputazione crescente di Faust dopo l'assassinio dell'omosessuale a Lillehammer. Tutto questo mescolato all'orgoglio, alla voglia di superare qualunque limite e di estremizzare ogni cosa.
Il "principe della morte" è giunto quindi al suo regno a 25 anni. Con la sua morte e l'arresto del Conte Grishnack il black metal subirà un'impennata di popolarità che lo renderà il genere egemone degli anni '90. Al tempo stesso, segnerà una svolta decisiva nella storia del metal norvegese, che diverrà popolare in tutto il mondo.
In un memoriale apparso su Slayer n. 10, Metalion scrive queste parole per celebrare l'amico scomparso qualche mese prima: "...vorrei dire che Euronymous ha accresciuto il livello del Death Metal ed è stato di grande ispirazione per molte band della Norvegia. I suoi Mayhem (con Dead) erano la vera incarnazione del male sulla terra, è da loro che tutto è cominciato". Le parole di un amico parlano da sole a nome di un'intera scena.
"De Mysteriis Dom. Sathanas" è stato pubblicato postumo grazie alla Voices Of Wonder che aveva rilevato i diritti della DSP. Siamo nel 1994. Seguirà un'edizione bootleg nel 1997 in picture disk, limitata a 300 copie. Inoltre va segnalata l'edizione in vinile blu per la Voices Of Hell Records del 2001 (666 copie).
Le registrazioni hanno avuto luogo tra il 1992 e il 1993 ai Grieghallen Studios. La qualità di registrazione è buona, anche se poco potente.
La copertina, in rigoroso viola e nero, ritrae un'inquietante palazzo. Nel retro, oltre alle foto di Euronymous e Hellhammer, vi sono i titoli in gotico e la dedica al "principe della morte" con date di nascita e decesso. All'interno il libretto presenta i testi, tutti scritti da Dead, come fossero vergati sulla pergamena.
La line-up dei Mayhem vede Euronymous e Blackthorn alle chitarre, Hellhammer alla batteria, il Conte Grishnack al basso e Attila Csihar alle vocals.
Molto si è scritto sulle parti di basso ri-registrate dopo la morte del chitarrista. Alcuni dicono che non sono state cambiate. Altri affermano il contrario con tanto di bootleg alla mano. Poco importa. Ascoltando le rehearsal tape (vedi "In Memorium" o "From The Dark Past") si può notare che non differiscono compositivamente da quelle presenti nel CD ufficiale.
"De Mysteriis Dom. Sathanas" significa "Dei Misteri del Signore Satana". La parola "misteri" ha qui valenza di rituali segreti. Si tratterebbe di un libro leggendario, misterioso e blasfemo che si troverebbe da qualche parte nel mondo. Dead stesso ne era ossessionato e avrebbe voluto entrarne in possesso, prima o poi.
La prima canzone dell'album, "Funeral Fog", è un vero e proprio classico. Quando Dead la cantava dal vivo, venivano i brividi. Non c'è da stupirsi quindi se si tratta di una delle tracce più influenti nell'ambito black. Miriadi di band successive, in particolare dalla Svezia (vedi Marduk o Dark Funeral), si rifaranno a questo genere di composizioni. "Funeral Fog" è un assalto black di proporzioni immense. La prova di Hellhammer dietro alle pelli è superlativa. La sua velocità unita alla potenza esecutiva saranno un esempio costante per tutti i batteristi black. E' il cuore pulsante della band: tutto il disco trae beneficio dalla sua ritmica vorticosa. Non c'è spazio per una pausa. L'esibizione di Euronymous è più ragionata rispetto al passato, forse risulta un po' piatta. Manca quell'istinto primordiale che ha reso così selvaggio "Deathcrush". Eppure non si può discutere sulla semplice qualità del brano. Non c'è autocompiacimento, non c'è un riff sprecato o un passaggio inutile. Tramite un tessuto sonoro impenetrabile, le melodie emergono chiare mano a mano che lo si ascolta. Per il testo, valgano le parole dell'autore, tratte dal n.10 della fanzine Slayer: "[la canzone] parla di un posto al centro del ferro di cavallo formato dai Carpazi. Una palude chiamata Bacino di Shurlock circondata da paurose superstizioni e che si dice sia infestata dagli esseri più strani [...]. Questa nebbia trasuda dal luogo. Essa si muove silenziosa e piena di dolore estinguendo le vite degli abitanti locali. E portando le loro anime al Signore Satana."
Colgo ora l'occasione per parlare della prova di Attila dietro ai microfoni. Da molti è stata criticata, da altri viene esaltata a prescindere. Secondo me, non si tratta di una prova esaltante. Certamente è molto personale ma nei Tormentor la sua voce era molto più carismatica. Anche le recenti prove con gli Aborym confermano la sua abilità. Può piacere o meno, non sto qui a sindacare. Considero "De Mysteriis Dom. Sathanas" un grandissimo album e mi sono ormai abituato al timbro di voce del cantante. E' molto personale.
"Freezing Moon" è un altro classico. Come la traccia precedente, si tratta di uno dei brani già noti prima della pubblicazione dell'album. Si apre con un riff semplice e ripetitivo, non molto veloce. Quindi si passa nuovamente all'attacco frontale, sebbene non violento come in "Funeral Fog". Attila declama parole paurose, riflessioni di chi è morto ma può ancora provare il gelo della luna. Uno stacco di batteria preannuncia un cambio di tempo. "Freezing Moon" si tinteggia quasi di doom; le note si fanno inquietanti, la ritmica procede in numerose variazioni. L'assolo di chitarra è lo stesso presente nei vari bootleg o nel "Live In Leipzig", solo che questa volta è eseguito correttamente. Non è un granché ma si adatta perfettamente al contesto. Il finale ripresenta il ritmo arrembante della prima parte e si conclude lasciandoci nel cuore l'ossessione della luna gelida.
"Cursed To Eternity" è una della canzoni "nuove" (ovvero mai eseguite mentre Dead era ancora in vita). Nonostante Euronymous si sia spesso atteggiato da unico compositore della band, molti riff delle composizioni più recenti portano la firma di Blackthorn. Ciò è affermato da Hellhammer in un'intervista contenuta nel n.45 di Terrorizer. Comunque, la traccia era già in fase di composizione nel 1992.
Dopo un inizio aggressivo, il brano si sviluppa in un giro che più black non si può. Il cantato di Attila è in questo caso pulito, intonato su un registro molto grave. Nonostante il ritmo si mantenga costante, il brano si modifica in una serie di passaggi cantilenanti. Questa perseveranza nel mantenere monotono il rifferama è un classico del black metal moderno di matrice norvegese. Mano a mano che il brano procede le vocals si fanno sempre più malate. Improvvisamente uno stacco ci riporta al primo riff principale. La furia e l'oscurità dell'esecuzione rendono bene la rabbia mai doma di un essere condannato a vagare per l'eternità, fino a quando incontrerà "il più crudele dei serpenti che strisciano".
Con "Pagan Fears" si ritorna nell'ordine dei classici. Il testo, uno degli ultimi scritti da Dead, parla di un passato antico e pauroso che non è morto del tutto. Rimane nascosto nelle più piccole sfumature della realtà attuale. I primi passaggi possono un po' spiazzare, così agili e leggeri. In realtà lo stile dei Mayhem non tarda a farsi sentire. La band norvegese suona musica aggressiva, difatti la band si esibisce con violenza e grinta. La batteria è turbinosa mentre Euronymous e Blackthorn creano tristi armonie con le loro chitarre. Il tempo rallenta lievemente a metà del brano: le atmosfere si fanno sempre più malinconiche e fredde. Le paure del passato fiaccano il cuore degli uomini che ancora le conoscono. Le note di "Pagan Fears" ci riempiono di gelida rassegnazione fino all'attesa accelerazione finale.
Tra le canzoni mai incise da Dead ecco la successiva "Life Eternal". Dopo una brevissima sfuriata introduttiva il brano si assesta su un mid-tempo piuttosto ripetitivo. Attila si esibisce in una prova molto teatrale, nell'intenzione di interpretare al meglio le parole scritte dal defunto collega. Si tratta di quella lotta interiore al momento del suicidio: morire o tornare in vita?
Mentre gli arpeggi delle chitarre procedono, la parte di basso arricchisce il tutto con dei bei passaggi. Dopo un assolo stridente i Mayhem incrementano il groove con un riff cadenzato, quasi marziale. Successivamente, una serie di note allucinate preannunciano nuovamente la melodia piacevole già sentita in precedenza. Infine, i musicisti decidono di spingere sull'acceleratore con una sezione dall'aggressività non comune.
I Mayhem sono, con i DarkThrone, uno dei punti di riferimento stilistici delle band a venire. Questo mi porta ad una brevissima digressione. La buona registrazione, la ricchezza dei cambi di tempo, la ricerca delle atmosfere sono state spesso criticate da tanti gruppetti difensori della fiamma nera. In "De Mysteriis Dom. Sathanas" questi elementi ci sono tutti ma nessun blackster oserebbe mai criticarlo. E' opportuno quindi dubitare di chi si adagia sulle sperimentazioni dei DarkThrone per sfornare l'ennesima cacofonia inutile registrata rigorosamente nella cantina di casa sua.
"From The Dark Past" parla di un uomo tornato dal passato per raccontare gli orrori che ha visto con i suoi occhi. Si tratta di una delle tracce più ostili dell'intero CD. Grande prova di insieme. Evito di intessere le lodi a Hellhammer perché è superfluo. Il suono della chitarra è assillante, in particolare nel possente rallentamento a metà del brano. La seconda parte si fa più dura ma allo stesso tempo asettica. Come l'espressione di chi ha visto troppo e non vuole più ricordare.
Il famoso incipit di "Buried By Time And Dust" è quanto di più gradito ai fan della prima ora. Questa traccia è vorticosa, violenta e caotica. In essa è contenuta anche la miglior prestazione di Attila, che limita i suoi lazzi e contribuisce a creare un'atmosfera malvagia. "Buried By Time And Dust" è l'esempio classico del riff minimale sorretto da blastbeat che verrà ripetuto all'infinito dalle generazioni future. Il testo tratta di un essere più antico del mondo; una figura che racchiude in sé i caratteri più ostili di Odino, le maledizioni di Caino e di Satana stesso.
Il disco si conclude con la title-track, uno dei brani che più hanno fatto patire i Mayhem stessi. Dead aveva già scritto il testo ma in un'intervista pubblicata postuma sulla fanzine Slayer affermava che gran parte della musica composta per essa era già stata più volte riscritta. Insomma, si sentiva il bisogno di comporre una canzone con questo titolo e che parlasse di una setta dedita alle arti nere del libro. Non c'era però la necessaria ispirazione. "De Mysteriis Dom. Sathanas" è infatti la canzone più stiracchiata dell'album. Si tratta comunque di un brano oscuro e feroce, caratterizzato dai goffi passaggi simil-gregoriani di Attila. Eppure, ascoltando la musica si ha la netta impressione che i Dark Funeral abbiano fatto man bassa di tutto quanto è presente in essa (litanie escluse). E' una prova di quanto anche questo brano sia un precedente nel genere musicale. I fatti di cronaca ne aiuteranno la diffusione.
"De Mysteriis Dom. Sathanas" è la sigla finale di una delle più appassionanti epopee della storia della musica. Una bibbia blasfema consumata da miriadi di black metal band in giro per il mondo. E' il testamento musicale di Euronymous, arricchito dalle parole di Dead. Se quest'ultimo ci avesse cantato su, esso sarebbe stato l'album definitivo dei Mayhem. Qualunque opinione si possa avere, su un solo punto non si può transigere. Volenti o nolenti, il black metal moderno passa da qui. Proprio per questo "De Mysteriis Dom. Sathanas" merita il massimo dei voti.
(Hellvis - Settembre 2003)

Voto: 10



All'analisi storica vorrei aggiungere il fatto che Euronymous aveva intenzione di creare, con il DeMysteriis, un disco di "Total Black Metal", ossia di lasciar perdere le registrazioni rumorose, fruscianti, scarne e grezze per delle produzioni di qualita` migliore, pulita, ma al tempo stesso di grande impatto. Putroppo, come gia` detto, la sua scarsa capacita` di manager e gestore finanziaro non gli ha permesso di realizzare tutto questo. Anche se, comunque, il disco e` di una fattura unica, la pulizia del suono e` gia` ottima, il suono delle chitarre e del basso e` molto pulito e distinguibile, e la batteria e` veramente qualcosa di epocale, una vera e propria opera d'arte da parte di Hellhammer. Nota a parte, come sempre, per la prestazione vocale: Attila ha recitato le canzoni sotto il controllo di Euronymous, che gli indicava per filo e per segno come eseguirle. Il risultato, per me, e` qualcosa di grandioso: adoro la tonalita` unica di Attila (qui come negli altri lavori dei Tormentor e, anche se in maniera leggermente differente, negli Aborym), la sua maniera irripetibile di esprimersi, il suo gusto per quel cantato che non e` ne` scream ne` growl ma qualcosa di sopraffino e unico. All'inizio sono serviti parecchi ascolti per riuscire ad addentrarmi nella sua parte, ma ora e` uno dei dischi che ascolto di piu`.
I testi, tutti scritti da Dead, sono molto particolari; una curiosita` e` che, anche se si e` parlato tanto di Satana, nel disco e` presente solo un riferimento principale a lui, che e` la title track. Tutti gli altri parlano si` di qualcosa di oscuro e diabolico ma nulla di riconducibile al Re dell'Inferno.
La canzone migliore del disco e` sicuramente "Life Eternal", una delle ultime canzoni scritte da Dead contentente il suo ultimo dubbio struggente:
I am a mortal, but am I human?
How beautiful life is now when my time has come
A human destiny, but nothing human inside
What will be left of me when I'm dead?
There was nothing when I lived
(gg - Novembre 2003)

Voto: 10



Concordo ovviamente con i mei colleghi (grande la citazione di gg!!!), però io a quel 10 ci aggiungerei una bella lode. Magistrale la prestazione vocale di Attila, uno che davvero ti mette i brividi quando canta. Non ho parole per questo disco, credo sia meglio lasciar parlare la musica, che è semplicemente immensa.
(Randolph Carter - Maggio 2004)

Voto: 10



Sono d'accordo anch'io, questo disco è un autentico capolavoro, innovativo ed estremamente cupo. Mi piace tutto, compresa la voce di Attila, che invece ha fatto storcere il naso a qualcuno (boh!?). Tutte le canzoni sono semplicemente splendide, con "Life Eternal" e "Buried By Time And Dust" mezza spanna sopra le altre.
(BRN - Settembre 2004)

Voto: 10