MATER MONSTIFERA
Zrozen Z Hříchu
Etichetta: I.F.A. Records
Anno: 2005
Durata: 41 min
Genere: black metal atmosferico
I Mater Monstifera nascono come trio (Yvor - chitarra, cori e
programmazione, Destructor - Voce e Jitka - Tastiere ) verso la metà
del 2000 nella Repubblica Ceca; al gruppo si unirà poco dopo l'altro
chitarrista Astral Vampire. Con questa line-up registreranno verso la
fine dello stesso anno il loro primo demo-tape "Svíce Života". L'anno
successivo entrerà a far parte della band anche il bassista Abogarth.
Nel 2002 registrano il loro primo lavoro professionale, il MCD "Sepsáno
krví..." presso i Prodigy Studio a Budweis, realizzato per la I.F.A.
Records; sempre nello stesso anno Astral Vampire lascia il gruppo,
causa motivi familiari, ed il suo posto viene occupato dal nuovo
chitarrista Archangel. Dopo due anni di fruttuosa attività live, nel
maggio del 2005 cominciano a registrare il loro primo full-length
album, questo "Zrozen Z Hříchu".
Il lavoro si apre con la title-track, un tiratissimo pezzo di puro e
semplice black/metal sinfonico; il cantato seppur ruvido e lacerante è
ugualmente melodico, e rende di conseguenza le strofe di facile
memorizzazione già dopo pochi ascolti. Numerosi stacchi rallentati,
conditi da tappeti di tastiera e da riff di chitarra tipicamente anni
ottanta, arricchiscono il break centrale; quindi è di nuovo velocità,
ma mai la furia è lasciata a se stessa, anzi le due chitarre vanno a
creare dei buoni fraseggi e soprattutto dei buoni soli, melodici e
ficcanti. Il finale mi ricorda ritmicamente certe power metal band
tedesche, qui suonate al doppio della velocità. Interessanti.
Un intrigante riff di chitarra apre il secondo pezzo "V Hlubinách
Zapomnění", dove la furia è meno controllata e dove talvolta le
tastiere sembrano prendere il sopravvento. Decisamente bella
l'atmosfera creata dalle linee vocali di Destructor, che rende il
bridge ed il ritornello di presa immediata, giocato sopra chitarre
ficcanti e tipicamente metal. Gli assoli forse sono un po' troppo
spinti e la voglia di essere veloci sempre e comunque, fa perder loro
una propria identità. Buonissimo il lavoro delle tastiere sull'incedere
finale, prima dell'ultimo ritornello, davvero accattivante e ben
interpretato. "Osudem Prokletá" è il terzo pezzo del lotto. Le due
chitarre si inseguono e doppiano continuamente creando una buonissima
base d'appoggio per la voce, sino all'entrata delle tastiere che và ad
indurire il tutto ed a raddoppiare la velocità. Gli stacchi centrali
con gli archi fanno da contraltare alle urla laceranti di Destructor,
con in lontananza un buon solo melodico. Mantenendo intatta la linea
melodica e costruendo un'atmosfera tenebrosa ed oscura, ecco che la
furia riprende il suo lavoro, portandoci ad un ispirato finale.
Un urlo dall'oltretomba ci introduce in "Svíce Života"; dietro lo
screaming si staglia un interessante giro ritmico con in lontananza un
tetro tappeto di tastiere. La velocità è sempre sostenuta, le chitarre
si fanno più dure creando una cavalcata ai limiti del power. Lo stacco
centrale è incentrato principalmente sul lavoro delle tastiera, qui
decisamente protagonista; il pianoforte ed un cantato a più voci ne
caratterizzano lo svolgimento, sino agli assoli ricchi di pathos e
tecnicamente ineccepibili. Non c'è un momento di tregua: "Sémě Duši
Zčemalých" ci avvolge con il suo incedere cadenzato e dalle partiture
di chitarra leggermente più serrate. Da segnalare le ritmiche centrali
al fulmicotone, dove tutti gli strumenti all'unisono vanno a disegnare
cavalcate vincenti. Numerosi gli stacchi ed i cambi d'intensità. Bello
il bridge centrale evocativo e sognante.
Una velocità assurda, che non sembra però limitare le due asce,
caratterizza il pezzo seguente, "Lhář"; le chitarre sono sempre
serrate, mentre i suoni di tastiera si fanno qui più epici, arricchendo
e donando maggior interesse alle partiture. Un assolo lento e sentito
dà il via ad un crescendo giocato su continui intrecci melodici e
screaming ancora una volta interessanti. Onnipresente la tastiera,
capace di arricchire il tutto con soluzioni melodiche notevoli e
ricercate, senza però risultare invadente.
Velocissime fughe di chitarra ed una grande strofa decisamente
maideniana caratterizzano il settimo pezzo, "Plamen". Saltellanti e
dall'ottima presa le ritmiche, mentre l'assolo risulta quasi ruffiano
in certi passaggi. Bello il finale in fade-out. "Poutnicí Věčností" è
giocato interamente sulle strofe convincenti e spezzate, interpretate
con piglio autorevole da Destructor. Di nuovo raddoppi di velocità,
riff cadenzati e crescendo melodici. Per la prima volta si pone risalto
ad un buon giro di basso durante il break centrale. Anche stavolta il
finale è lanciato con in primo piano le tastiere e con le chitarre dal
pregevole taglio anni '80.
"Outro" è un pezzo strumentale dalla lunga introduzione di
tastiera, classica, tenebrosa e dal gusto decisamente spaziale ed
onirico. Per finire, è presente sul CD un bellissima bonus track,
"Nevinnost", pezzo black dalle rimiche devastanti. Un rallentamento
centrale mantiene vivo l'interesse prima dell'ennesima sfuriata. Urla
sgraziate e dolorose accompagnano l'assolo, ancora una volta melodico e
convincente. Le due chitarre acquistano qui un ruolo decisamente
fondamentale e da protagoniste, mentre il finale è lasciato ad un
fade-out che sprizza melodia da tutti i pori.
Non conoscevo questo gruppo, ma devo dire di esserne rimasto
piacevolmente colpito. I Mater Monstifera sanno creare buone cavalcate
black metal ed atmosfere decisamente cupe, notturne e dal gusto
accattivante. Durante i più ascolti del loro lavoro mi sono tornati
alla mente i primi Cradle Of Filth ("The Principle Of Evil Made Flesh"
in primis) e le malate atmosfere dei più bei lavori dei Dimmu Borgir,
così come l'intera esecuzione chitarristica, con i suoi riff e le sue
ricerche melodiche, ricorda spesso gli Iron Maiden e numerosi gruppi
power dei primi anni novanta. Tecnicamente il gruppo si fa decisamente
valere; sopra le righe, per il suo gusto e la sua perizia, il lavoro
alle tastiere di Jitka, l'unica donna del gruppo. La registrazione è
pulita, decisa e potente e sicuramente è degna di nota la scelta di
scrivere ed interpretare le song in lingua madre; il boemo infatti, non
limita in alcun modo l'interpretazione di Destructor, anzi talvolta
sembra aiutarne la melodicità ed il pathos. Gran bel primo lavoro.
(Pasa - Gennaio 2006)
Voto: 8.5
Contatti:
Mail Mater Monstifera: m.monstifera@quick.cz
Sito Mater Monstifera: http://www.matermonstifera.pc.cz/
Sito I.F.A. Records: http://www.ifarecords.cz/