MARDUK
Panzer Division Marduk

Etichetta: Osmose
Anno: 1999
Durata: 30 min
Genere: black svedese


Prosegue il delirante trittico di tributo ai Bathory con l'aggressivo Panzer Division Marduk, un vero e proprio attacco in grande stile da parte dei padri del black svedese. L'album si apre con voci e rumori da campo, bombe che esplodono e colpi di fucili, ai quali si fondono perfettamente le rullate veloci e violente della opening Panzer Division Marduk, un assalto in piena regola, frenetico e cattivissimo, tecnicamente tirato e stridente, con un testo autocelebrativo e naturalmente anticristiano e misantropico. Una sirena di allarme antiaereo introduce, o per meglio dire, precipita nella velocissima Baptism By Fire, dal testo lunghissimo e guerrafondaio, con le sue schitarrate da far sanguinare le orecchie e il povero Fredrik al lavoro nella forma più bestiale che un batterista possa immaginare... se si spendono un paio di minuti a leggere il testo ascoltando la song, credo si possa davvero percepire il clima che regna sovrano in tutto l'album: morte, distruzione, e guerra, con tanto di effettoni audio tratti dai più crudi film di guerra. Nessun intro guerresco invece per la prima song apertamente anticristiana dell'album: Christraping Black Metal si apre con la classica cavalcata di batteria alla Marduk per evolversi in un crescendo di stacchi di chitarra e testi malati che invocano Satana e minacciano di fare strage di angeli ed altre amenità affini. Un riffing selvaggio e perverso ci introduce, seguito a pochi passi dal martellare incessante della batteria, nella splendida Scorched Earth, una delle melodiche (se di melodia si può parlare) dell'intero concept. Le chitarre sono, al solito aggressive ed ostili e il testo parla, naturalmente, di guerra e credo non ci siano parole sufficienti a descrivere le sensazioni che questa canzone (ma anche l'intero album) riesce a dare.
Di nuovo rumori e suoni di battaglia ci fanno risprofondare in trincea, e precisamente nella infernale Beast Of Prey, una sanguinosa song in stile Marduk. Il testo è di nuovo breve e veloce, la batteria stratirata e gli stacchi di chitarra sono davvero al fulmicotone. Ad una sola battuta di distanza arriva, senza rumori di sorta, una delle più belle canzoni a mio avviso, Blooddawn, la cui melodia di chitarra è davvero fantastica, ed accompagna nel ritornello il crescendo dei favolosi growl di Legion; la sezione ritmica è, al solito, da panico per la velocità e la violenza dimostrate. Rumori di sorta che tornano presto ad aprire le porte al caos, al massacro di 502, una splendida song veloce e sanguinaria con un meraviglioso stacco di basso nel ritornello, che quasi ammalia chi l'ascolta, riprecipitandolo poi nell'abisso della guerra. L'album si chiude con la celeberrima Fistfucking God's Planet, una bruciante galoppata attraverso la storia di Cristo e verso il modo in cui i Marduk faranno finire il suo regno. Stacchi, urla e rullate fanno di questo brano un vero must per ogni buon ascoltatore di sana violenza made in Marduk. Nel complesso, un disco più grezzo del precedente, meno melodico e più istintivo (come si fa a paragonare il velluto e la juta???) ma certamente altrettanto atmosferico, in bilico tra la crociata anticristiana medioevale e i panzer del decennio. Un album che davvero vale la pena di acquistare.
(Samhain - Marzo 2002)

Voto: 9



Appena messo su sto cd mi sono detto "cazzo se vanno veloci". Alla seconda canzone stessa roba: pestamento incontrollato dall'inizio alla fine a velocità assurde. Al che è cominciata la noia pura, saranno bravi ad andare veloci, ma in sto album fanno solo quello. Così ho alzato il volume per non prendere sonno. Risultato: ho preso sonno lo stesso, e lo prendo ogni volta che provo a riascoltare quest'album. Quindi per me l'unica utilità di questo cd è quella di soporifero, ma a saperlo prima avrei speso i soldi per del sano valium...
(teonzo - Marzo 2002)

Voto: 3