MARDUK
La Grande Danse Macabre
Etichetta: Blooddawn Prod.
Anno: 2001
Durata: 45 min
Genere: black svedese
Capitolo conclusivo della trilogia blood fire death del potente combo
svedese, quello sulla morte è forse l'album con la produzione più grezza dei
tre, quasi approssimativa, che rende molto cupa l'altmosfera delle singole
songs. Il lavoro si apre con Ars Moriendi, un pezzo interamente strumentale,
straordinariamente lento rispetto al precedente lavoro, e assolutamente
melodico con le sue ritmiche di chitarra convulse. Un degno preludio alla
successiva Azrael, che si apre sugli strascichi della song precedente con un
tiratissimo tempo di batteria tipicamente alla Marduk, chitarre
arzigogolate e velocissime e un testo stranamente privo di riferimenti al
diavolo, anche se Azrael è l'angelo della morte che pone fine alle esistenze
degli uomini. Pessimismo cronico dunque ma nessun riferimento chiaramente
satanico. Da notare il rallentamento dei tempi base nell'intermezzo che
incupiscono oltremodo la song e lo splendido growl di Legion nell'ultimo
richiamo all'angelo. Un'altro pezzo interamente strumentale, Pompa Funebris
1660 sembra volerci concedere una tregua in questa parte dell'album
decisamente più tirata della seconda, e così veniamo accolti da un basso
potentissimo e una chitarra graffiante quasi in grado di mettere in secondo
piano la potente tecnica di Fredrik Andersson. Le tonalità sono basse, lente
e pesanti, tanto che pare comunichino davvero una fine tragica imminente,
per tutti, nessuno escluso. Subito però le ritmiche violente dei Marduk
tornano a travolgerci, con Obidience Unto Death, in pratica un canto del
cigno alla ribellione per perseguire i propri obiettivi senza mai tradire i
propri ideali. Un inno alla coerenza, frustato dalle chitarre e tormentato
dai bassi, veloce eppure molto lugubre, che da lo spazio ad un'altra canzone
di nascere sul suo finale, la prima dell'album a fare riferimento alla
religione seppur in modo velato ed elegante, senza la solita vena diretta e
brutale che ha sempre contraddistinto i Marduk in tal senso. Più che
anticrstiana la song ha un testo decisamente filosofico, e anche la musica
sembra voler rendere evidente la cosa, con la batteria pulsante ed
energica, e le chitarre stranamente controllate e cadenzate. Si passa ora a
quella che è forse la canzone più bella del cd, inizia lenta e sottovoce, La
Grande Danse Macabre, e si schiude piano piano, restando comunque lenta di
tempi e molto molto grezza. Personalmente l'ho trovata la perfetta versione
musicale del racconto "La Maschera Della Morte Rossa" di E. A. Poe. La voce
agonizzante di Legion segue le chitarre in un crescendo di sofferenza, e il
testo è una brillantissima riflessione ricca di metafore sulla morte. Da
notare l'ultima parte del testo, completamente in svedese, lingua che qui si
rivela molto più musicale di quel che abitualmente si è portati a credere.
Con questa canzone si apre una virtuale seconda parte dell'album, più lenta e
ragionata, con pezzi che mirano più all'atmosfera che alla velocità. Un
intro tipicamente alla Marduk ci introduce alla veloce (ma sempre lenta
rispetto allo standard) Death Sex Ejaculation, un divertente intermezzo che
riprende il discorso iniziato col mini Obedience, ovvero la morte data
attraverso il sesso quanto più estremo possibile (Legion... ma te l'ha mai
detto nessuno che guardi troppi film porno???? - nd Samhain). Dal punto di vista
tecnico, è più veloce della precedente, le chitarre sono di nuovo convulse e
la voce si alza di tono. Un altro pezzo molto atmosferico è il seguente,
Funeral Bitch, richiamante come tempi La Grande Danse, ma con testi
decisamente più espliciti e il basso un bel po' più presente. Una lenta agonia
verso la fine. La canzone più particolare forse dell'album è la seguente,
Summers End, con musica scritta da B-War, onnipresente con il suo suono
oscuro e cupo più che mai che sembra strisciare lento e sinuoso come un
serpente. Le chitarre di Morgan sembrano un lamento, e la song è quasi
interamente strumentale, con un brevissimo testo sulle stagioni (chiaro
riferimento alla metafora delle stagioni della vita). L'ultimo brano (a meno
che voi non possediate la versione cartonata del cd con una bonus track in
più, nella fattispecie Samhain, cover di Danzig) è in assoluto il più
blasfemo del cd, Jesus Christ Sodomized è una inesorabile sequela di vere e
proprie invettive contro il cristianesimo colpito nel suo esponente più
umano, Gesù Cristo appunto. Tempi nuovamente tiratissimi, piatti percossi
violentemente, chitarre sodomizzate e un growl malato più che mai rendono il
pezzo decisamente un vero Marduk symbol (solo per rendere l'idea, uno degli
intermezzi recita "piss on christ and kill the priest / follow nature praise
the beast" - letteralmente "piscia su cristo e ammazza il prete / segui la
natura invoca la bestia" e scusate se è poco!!!). Nonostante sia un album
molto criticato dai puristi del suomo Marduk, l'album è decisamente buono, e
i tempi lenti rendono bene l'idea della conclusione del trittico, della vita
e lasciano comunque intuire il prossimo ritorno dei Marduk di sempre.
(Samhain - Aprile 2002)
Voto: 8.5