MANTICORA
8 Deadly Sins

Etichetta: Massacre / Intromental
Anno: 2004
Durata: 55 min
Genere: power metal


I Manticora giungono con "8 Deadly Sins" alla quinta incisione in studio, se non erro. E per entrare subito nel vivo del discorso dico che questo album rappresenta sicuramente una delle migliori sorprese in campo power metal, ora venato di thrash ora leggermente più epicheggiante, degli ultimi anni. Onestamente non conosco bene il loro passato, se non per qualche fugace ascolto, ma "8 Deadly Sins" mi ha letterelmente stregato. I Manticora suonano power metal e lo fanno dannatamente bene: potenti, veloci al punto giusto, epici ma non eccessivamente pomposi, pregni di un certo feeling darkeggiante. Un gran gruppo metal, in definitiva.
L'album parla di un uomo che, in punto di morte, riflette sul suo passato, sulle decisioni prese e sui peccati commessi. Le canzoni sono infatti articolate per anni, dall'iniziale "1934. King Of The Absurd" alla conclusiva "2004. Help Me Like No One Can" (intro e outro esclusi). Il tema non è abusatissimo, ma comunque risulta già "trattato" in diverse canzoni da alcuni gruppi heavy metal (la prima che mi viene in mente è "Welcome To Dying" dei thrasher inglesi Onslaught, pezzo di oltre 10 minuti apparso sul sottovalutato "In Search Of Sanity" del 1989).
I Manticora si dimostrano però gruppo in gamba e già dal preludio riescono a coinvolgere l'ascoltatore: il battito del cuore apre infatti la coinvolgente intro "Present. If?", efficace nel calare l'ascoltatore nella giusta atmosfera. Il primo pezzo effettivo dell'album è "1934. King Of The Absurd", che inizia in modo potente e veloce. La parte musicale prima del cantato è molto lunga e permette anche di apprezzare, oltre alle indubbie capacità tecniche dei singoli, i suoni... finalmente un gruppo che se ne sbatte di essere pulitissimo e ultracompresso, ma cerca un suono potente e non troppo artefatto. L'assalto in doppia cassa è di quelli che non lasciano scampo. Il ritornello è addirittura magnifico. C'è una certa epicità di fondo nel loro suono, si respira in generale un clima oscuro. Il cantante Lars F. Larsen ricorda molto, come impostazione e un po' anche come voce, quello dei Blind Guardian dei primi album. Questo non è un complimento a tutti gli effetti, c'è da dire però che la sua interpretazione risulta molto sentita. Inoltre il nostro si cimenta in parti che rientrano sicuramente nelle sue possibilità e non cerca di arrivare dove non può (magari aiutato da decine di sovraincisioni...).
Addirittura una vera e propria mazzata thrash l'assalto iniziale di "1944. Playing God"! Break melodici di chitarra ma ancora un puro attacco frontale che si attenua solo in occasione del ritornello, ancora una volta molto bello. Ascoltando i Manticora si percepisce lo stesso feeling sprigionato da alcuni pezzi storici dei Blind Guardian come "Banished From Sanctuary" da "Follow The Blind", un assalto epico scandito da una velocità di fondo molto elevata! Importante il ruolo delle tastiere, suonate dall'ospite Finn Zierler dei Beyond Twilight, che arricchiscono di parecchio il suono nei momenti melodici o comunque più aperti.
Il titolo "1946. Melancholic" potrebbe indurre in errore, ma anche qui il clima è infuocato. Power-thrash di alta scuola nelle strofe e nei break, che si apre al più epico dei ritornelli. Veramente un gran gruppo, leggermente derivativo, ma ce ne fossero band così capaci e credibili. Ottimo il batterista Mads Volf, che si sobbarca una mole di lavoro veramente massiccia ed esce a testa alta, sia come esecuzione che come fantasia compositiva. Notevole ancora una volta il contributo delle tastiere, non troppo invadenti ma comunque più che funzionali al risultato finale.
L'ottima "1963. Creator Of Failure" offre anche passaggi più aperti, anche se la velocità di fondo è comunque elevata. Il chorus è veramente minaccioso, nella sua drammatica epicità. Pur essendo epici e comunque in un certo senso melodici, i Manticora sono veramente "cattivi" nell'esecuzione e nell'interpretazione, e credo sia questo alla fine ciò che fa la differenza tra "8 Deadly Sins" e altri dischi di band dedite più o meno allo stesso genere ma assai meno coinvolgenti.
"1964. It Felt Like The End" ricorda certe cose di power americano, con il suo inizio a ricamare il ritornello che verrà intonato di lì a poco (penso ai Fates Warning della canzone "Guardian"). Inaspettato compare anche uno strappo veloce che pare ripreso pari pari da "In My World" degli Anthrax... ma questo è solo uno "stacchettino", questa volta il contesto è potente ma molto melodico. Credo che questo pezzo funzionerebbe anche con un arrangiamento meno tuonante di quello messo su dai Manticora, che comunque risulta coinvolgente.
Con "1969. Enigma" e "1981. Fall From Grace" il clima si fa leggermente più rilassato, e compaiono ottime melodie cesellate spesso con gusto dal bravo chitarrista Kristian Larsen. La conclusiva "2004. Help Me Like No One Can" ci riporta su territori più metal, grazie al suo riffing secco e tagliente e all'immancabile chorus a più voci, peraltro ancora una volta riuscito. A chiudere l'outro, dove il battito del cuore che aveva aperto l'album si trasforma in una linea piatta...
In conclusione non posso che fare i miei complimenti ai Manticora, gruppo di elevata caratura che meriterebbe ben altra attenzione di quella che probabilmente avrà. Il mercato discografico è saturo di album (che ahimè, nessuno compra... sembra una contraddizione ma è così) e il loro nome probabilmente finirà con l'essere confuso con quello di altre decine di gruppi che inflazionano il settore ma che non hanno assolutamente le loro capacità. Certo, non sto parlando del miglior gruppo del mondo, ci mancherebbe, però, nel loro piccolo, i cinque danesi ci sanno fare, eccome!
A voler cercare il pelo nell'uovo, i Manticora si mostrano forse troppo fedeli nel seguire uno schema che vuole la strofa cattivissima e senza compromessi precedere un chorus epico e da cantare a squarciagola. Il gioco gli riesce bene, però alla lunga potrebbe essere un limite, almeno secondo il mio parere. Al momento non lo è, visto e considerato l'alto livello delle composizioni di questo album.
"8 Deadly Sins" è un gran bell'album. Power metal come non se ne sentiva da tempo. Date loro almeno un ascolto, sono sicuro che non rimarrete delusi, almeno che non detestiate questo genere di musica!
(Linho - Gennaio 2005)

Voto: 8.5


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