MANOWAR
Warriors Of The World
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2002
Durata: 48 min
Genere: heavy metal
6 anni sono passati dall'ultima uscita in studio dei ManowaR, e ben 3 dall'ultimo disco pubblicato. E di cose ne sono successe veramente tante in questo periodo. Penso che siano stati in pochi a sentire la tragedia dell'11 settembre 2001 come Joey, newyorkese dalla nascita, fiero campanilista, ex pompiere sfigurato sul lavoro e costretto ad abbandonarlo e cercare vita in un'altra carriera, quella musicale. Alcune canzoni, come c'era da aspettarselo, sono dedicate a tutte le persone cadute l'11 settembre e non solo.
La formazione e` oramai stabile, gia` dalle prime note si sente come Karl Logan sia meglio amalgamato nell'ambiente della band e trova cosi` spazio per riff piu` complessi e meno monotoni di quanto erano risultati sul precedente lavoro in studio "Louder Than Hell".
La costruzione del disco e` comunque particolare: dopo una prima e favolosa "Call To Arms", una delle classiche canzoni alla ManowaR epiche e cadenzate, si lascia spazio a una dolce "The Fight For Freedom", che inizia con un dolce pianoforte, si trasforma in una marcia e sul finire cambia leggermente aspetto con l'aumentare delle chitarre e delle distorsioni.
La terza, finalmente ufficializzata su un disco in studio, e` il famosissimo "Nessun Dorma". Su internet girava da tempo la registrazione fatta al Gods Of Metal del 1999 e ora la versione da studio e` presente qui per tutto il mondo. La prestazione vocale di Eric e` inoppugnabile, perfetta, il suo Do di petto non e` inferiore ai famosi tenori che la portano in giro nei teatri. Speriamo di risentirla ancora dal vivo prima o poi!
La successiva "Valhalla" e` una brevissima strumentale da 35 secondi per piano, organo e cori che va a sfociare nella vera e propria ballad del disco, "Swords In The Wind", che si poteva benissimo chiamare "Master Of The Wind 2". Qui il tema pero` e` la mitologia nordica, la concezione della morte, il Valhalla, l'onore della battaglia.
La vera sorpresa si ha con la successiva "An American Trilogy", che e` un medley di 3 classiche canzoni americane gia` ai suoi tempi fatto da Elvis (una e` una sua canzone, delle altre due non conosco il titolo esatto quindi evito figuracce). Questa e` stata inclusa per celebrare l'anniversario della scomparsa del Re.
Segue la strumentale del disco: questa volta niente sbrodolamenti da parte di Joey ma una composizione orchestrale.
Inizia ora la parte piu` violenta e aggressiva del disco, finalmente!
Parte la title track, dove la parte del leone la fa Scott Columbus con i suoi pochi e potenti colpi, mentre Eric recita il testo, una poesia autocelebrativa dove si ribadisce chi siano i veri Re dell'Heavy Metal; dopo la parte lenta a meta`, che ricorda un po' troppo quella di "Battle Hymn", si finisce con la solita esplosione di strumenti, grida, cori di vichinghi incazzati e chi piu` ne ha piu` ne metta.
Per le ultime tre canzoni il discorso e` molto simile: son tutte quante sparate dall'inizio alla fine, i riffoni veloci e taglienti e gli assoli spaziali di Karl Logan lasciano spazio a poca immaginazione e a poco tempo vitale per i poser che solo tentano di avvicinarsi al disco. In particolare, nella penultima "House Of Death" Eric si lascia andare a quanto ci ha abituato fin dai vecchi tempi: le sue grida coprono tutto lo scibile umano, e cio` e bene.
In conclusione, la prima meta`, quella lenta, ad esclusione dell'opener, a volte potrebbe arrivare a stancare, la seconda e` una vera mazzata nello stomaco e nel collo che non riesce mai a fermarsi a furia di fare headbanging.
(gg - Novembre 2003)
Voto: 8.5
L'album dei Manowar che ho ascoltato di piu' in assoluto.
Non c'e' una sola canzone dei nostri Re in questo disco che non
mi piaccia. Magari non e' arte pura come i primi lavori, ma e'
sicuramente godibile e di ottimo ascolto, e queste sono sempre
virtu' per chi ascolta musica d'evasione. Ho letteralmente perso
il conto dei chilometri fatti in macchina con su questo disco
a manetta. Poi m'hanno rubato l'autoradio. Ma oramai l'ho sentito
talmente tante volte che riesco a riprodurlo a mente intanto che guido.
(Mork - Febbraio 2004)
Voto: s.v.