MANOWAR
Hail To England

Etichetta: Geffen
Anno: 1984
Durata: 33 min
Genere: Epic Metal


Terzo disco per i newyorkesi, terzo capolavoro. I ManowaR lasciano da parte l'epicità lenta e massacrante di "Into Glory Ride" per passare a una forma di epicità suonata più velocemente, in contrapposazione anche alla moda del periodo che, secondo le parole di Joey, stava rallentando la musica a favore di una sorta di melodicita` strappalacrime e buonista, diciamo pure politically-correct, cosa che i ManowaR, data la loro natura di sboroni cazzoni, non sono mai stati e se mai dovessero diventarlo (verrai punito per aver dubitato dei Re!!! - nd teonzo) vado negli USA solo per prenderli a calci!
L'inizio del disco non e` comunque cosi` velocizzato come si potrebbe pensare, l'opener "Blood Of My Enemies" sarebbe stata bene anche su "Into Glory Ride", soprattutto per via del testo dal gusto splendidamente nordico. La produzione si sente che comunque e` cambiata rispetto al disco precedente (putroppo non ho trovato nessun dato riguardo il luogo di registrazione), ma tutti i dischi dei sovrani hanno un suono unico e irripetibile, insomma, ogni produzione si sente bene da che disco salta fuori.
Comunque, dicevamo che l'intro non e` veloce come ci si aspetta e la seconda "Each Dawn I Die" non fa cambiare molto l'idea, anche se dalla meta` canzone in avanti si comincia a respirare un aria di cambiamento che sfociera` nella canzone successiva. Questa "Each Dawn I Die" l'ho sempre ritenuta una composizione veramente strana per i ManowaR, difficile da descrivere, si vive. Quello che viene dopo si chiama "Kill With Power"!! E questi sono i ManowaR dal vivo! Velocita`, potenza, incazzatura contro non si sa bene chi, non si sa bene cosa, ma si sa bene che sono nemici del metallo e delle nostre tradizioni eroiche e vanno eliminati! KILL WITH POWER! DIEE DIEEEEEEEEEE!!! La risata finale introduce alla successiva titletrack.
"Hail To England" e` sia un ringraziamento alle terre inglesi, dove Joey e Ross si sono conosciuti (precisamente a un concerto dei Black Sabbath, per i quali Joey faceva il roadie e Ross li accompagnava con il suo gruppo), sia un ringraziamento al popolo metalluso inglese dove in quel periodo i ManowaR tiravano un casino! Epicita`, epicita` e ancora epicita`. Questo posso dire di questa canzone, che non e` mai stata la mia preferita sotto il lato musicale, ma solo a leggere il testo viene da piangere. Come la successiva "Army Of Immortals", ringraziamento al fanclub dei ManowaR (il titolo della canzone e` proprio preso dal nome del fanclub), che si sbatteva non poco per promuverli, contattarli, intervistarli, partecipare ai loro concerti. Questa e` quella che mi piace di piu` del disco musicalmente parlando: un riff semplice semplice introduce la prima strofa della canzone, mi fa accaponare la pelle ogni volta che lo ascolto, e` veramente emozionante e commuovente. "In our eyes you're immortal, in our eyes you'll live forever moooooree" dice il ritornello, momento in cui i Re ringraziano per tutto quanto i loro fedeli seguaci.
Ora inizia il bello. Come e` successo in "Battle Hymns" e come succedera` su gran parte dei dischi dei ManowaR ("Battle Hymns", "Hail To England", "Sign Of The Hammer", "Louder Than Hell" e con caratteristiche diverse ma con la stessa struttura anche "Fighting The world" e "Kings Of metal"), la parte finale e` riservata all'assolo di Joey e alla canzone lunga che detta i dettami di epicita` del passato, del presente e del futuro.
Fino ad allora era stato scritto solo il primo capitolo di questo grande libro (ricordiamo tutti l'accoppiata "William's Tale" / "Battle Hymn"). Questo e` il secondo capitolo, fatto da "Black Arrows" e "Bridge Of Death". La prima e` la strumentale dove Joey si lancia nel suo assolo piu` incazzato e aggressivo che la storia ricordi. Non per nulla e` introdotto dalle sue parole "Let each note I now play be a Black Arrows of death sent straight through the heart of all those who play false metal! YYYYYYAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!" che stanno dolcemente appese sopra il mio lettino (mica crocefissi o robe da poser!). Il tutto serve da intro alla favolosa "Bridge Of Death", che racconta di un mortale che va all'inferno per servire e successivamente combattere Satana per il trono dell'inferno. L'inizio della canzone e` un dolcissimo arpeggio melodico, che si velocizza man mano che ci si addentra all'inferno, dove finalmente ci accoglie il vocione di Satana e alla fine la grassa risata di Eric fa presupporre che il vincitore dello scontro non e` stato Satana ma l'ancor piu` maligno umano. Questa canzone e` sempre stata l'ancora per i bigottoni che accusano i ManowaR di essere adoratori del demonio e stronzate del genere; questa che ho raccontato e` l'interpretazione che Joey ha dato alla sua canzone, e visto che e` sua penso sia la piu` attendibile e fanculo ai bigottoni.
La copertina ritrae un guerriero che porta con se` una bandiera inglese e sotto di lui cadaveri e donne. Nella ristampa del 2000, oltre a tutti i testi, ci dovrebbero essere anche un'intervista/racconto di Joey e un sacco di foto dell'epoca.
(gg - Settembre 2002)

Voto: 9



Un grandissimo piccolo album questo qui! Uscito all'epoca come una via di mezzo tra un EP e un LP vero e proprio, si impose da subito come una collezione di inni da guerra con cui i nostri (allora futuri) Sovrani marciavano in battaglia durante la campagna che li avrebbe portati sul trono del Regno. L'impatto di queste canzoni e' semplicemente spettacolare, sinceramente faccio fatica a sceglierne uno in particolare visto che sono quasi tutti dei classici.
"DIE!! DIE!! DIEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!!!"
(Mork - Novembre 2002)

Voto: s.v.



Gli album dei Manowar non hanno differenze sostanziali, epicità e potenza sono presenti sempre, forse questo lo trovo fra i meno coinvolgenti della loro discografia.
(metalchurch - Dicembre 2002)

Voto: 8.5



Gran bel disco, tuttavia di una spanna inferiore rispetto all'incredibile "Into Glory Ride". In questo disco ci sono tante belle canzoni che diventeranno leggendarie, eppure non riesco a trovare la stessa intensità compositiva del precedente disco. Manca quel pizzico di solennità in più che fa la differenza. Le canzoni sono poche, non capisco come abbiano potuto mettere un brano orribile come la 'strumentale' (si fa per dire... mamma mia che strafalcioni da principiante...) "Black Arrows". Inoltre ogni qualvolta ascolto "Bridge Of Death" non riesco a togliermi la sensazione di già sentito con una parte di "Revelations" nel precedente disco... A parte queste pecche più o meno gravi è un gran bel lavoro di Epic Metal Barbarico!
(Muad'Dib - Febbraio 2003)

Voto: 9