MANOWAR
Fighting The World

Etichetta: Atlantic
Anno: 1987
Durata: 34 min
Genere: Heavy Metal


Siamo al quinto lavoro per i newyorkesi piu` amati e odiati della storia dell'Heavy Metal.
Questo e` visto dalla maggior parte della gente come un addolcimento dello stile classico dei ManowaR per della musica piu` semplice ed easy listening. Sono parzialmente d'accordo con questa opinione, soprattutto per quanto riguarda le prime tre canzoni del disco (la prima title track, la seconda "Blow Your Speakers" e la terza "Carry On"). Quando ero giovane io (ahah) ed iniziai ad ascoltare musica metal, questo fu il primo disco che mi piacque completamente, ma preferivo ascoltare a ripetizione le prime 3 canzoni, quelle citate prima. Di "Blow Your Speakers" esiste anche un bellissimo ed esilarante video. Ma allora i ManowaR sono davvero caduti nell'oblio delle major, visto il loro arrivo in una enorme casa di distribuzione come l'Atlantic? La risposta e` naturalmente NO! Basta appunto andare avanti con le canzoni per scoprire, posizionata a tradimento al quarto posto, una tiratissima "Violence And Bloodshed", per la quale solo il titolo e` un buon programma, figuratevi il testo e la musica eheh! Scherzi a parte, soprattutto attraverso questa canzone, i ManowaR sono stati accusati appunto di istigare violenza nei giovani, anche se il testo parla (anche se in maniera un po' semplicistica) della guerra in Vietnam e del coraggio dei soldati americani periti li`.
Fine. Il disco e` finito qui. Ora inizia la poesia, l'epicita` e quello che nessuno mai si sarebbe aspettato. La voce di Orson Wells echeggia sopra le poche note di Joey al basso, recitando la strafamosa e immortale "Defender". Poco tempo prima Orson Wells aveva abbandonato questa terra di mortali, e i ManowaR, per rendegli omaggio, hanno ripreso in mano la vecchia "Defender" e l'hanno riarrangiata a puntino. Fermi tutti. Avete capito giusto, non sono io l'ubriaco oggi (minchia, non sei ubriaco??? lo segno sul calendario!!! - nd teonzo). Il superclassico "Defender" non e` mai stato scritto per l'albun "Fighting The World", ma mooooolto tempo prima. Su internet c'e` la prima versione originale, il singolo originale e` praticamente impossibile da trovare, io so che cell'ha Mork e l'ha pagato 3 occhi della testa. La versione origgginale la si trova facilmente su internet in mp3.
Finisce "Defender" e, come ci hanno abituati i Re, comincia il finale in salita: "Drums Of Doom" e` una breve strumentale per batteria che serve solo da intro per la favolosa "Holy War", canzone apparentemente lenta ma con un ritornello paurosamente potente, dalla batteria schizzata alle corde del basso e della chitarra sempre in veloce movimento sulla stessa nota. Finito questo pezzo epico si lascia spazio ad un'altra breve "Master Of Revenge", che non e` una canzone ma un introduzione al gran finale: "Black Dogs howl in the Night. The lion is dead! A solitary Messenger. The Master of Revenge". Queste poche parole danno inizio al gran finalone: "Black Wind, Fire And Steel". Una nota di basso accompagna la prima strofa, la fine del mondo accompagna il ritornello; una nota e pochi colpi di batteria accompagnano la seconda strofa, l'apocalisse accompagna il ritornello. Un grido a squarciagola accompagna la terza e ultima strofa, e la distruzione dell'universo accompagna l'ultimo ritornello e la parte finale: grida, urla, distorsioni, grida, violenza e ancora grida. Questa e` l'ultima canzone dove Eric Adams si lascia andare a prestazioni vocali disumane (42 secondi cronometrati di urlo alla soglia dell'ultrasuono), in futuro purtroppo non si ripetera` mai piu`. Questa e` diventata la canzone di chiusura di tutti i loro concerti, quindi, al finale di questa canzone aggiungete il rituale di strappo delle corde del basso da parte di papa` Joey. Purtroppo questa e` diventata la canzone di chiusura a scapito di "Battle Hymn", che seguiva il macello creato da questa canzone.
Il disco e` finito. C'e` da parlare della copertina: Ken Kelly e` il disegnatore che da questo disco in avanti affianchera` ufficialmente tutte le uscite dei ManowaR. Se non sapete chi e` sto tizio, guardate bene le copertine di Rainbow e KISS, giusto per citare i piu` famosi. E proprio ai KISS si sono ispirati (e penso abbiano voluto fare una sorta di tributo) i ManowaR per la realizzazione di questa copertina: la costruzione e` praticamente identica a quella di "Destroyer".
Abbiate questo disco e non ve ne pentirete.
(gg - Novembre 2002)

Voto: 8.5



Sono d'accordo con gg, l'album è probabilmente il più orecchiabile che hanno realizzato, e comprende delle buonissime canzoni, prima di tutte "Defender". Per quanto riguarda il disegnatore Ken Kelly sarebbe bene che non si faccia le canne quando disegna, a meno che le leggi fisiche per lui siano un'opinione, la retrocopertina dell'LP è qualcosa di fenomenale.
(metalchurch - Novembre 2002)

Voto: 7.5



Questo è il primo disco dei Manowar che ho ascoltato, non ricordo nemmeno quanto tempo fa... forse nel 1992. Ciò non vuol dire che sia il mio album preferito o che ci sia particolarmente affezionato... tutt'altro! Ricordo che c'erano alcune canzoni che mi piacevano per il loro ritmo incalzante ed altre veramente irritanti (vedi "Violence And Bloodshed"... una fra tutte). Tolti brani parlati, tamburi vari ed inni rimangono sette canzoni, di queste sette almeno 3, massimo 4, sono buone (su tutte la straordinaria "Black Wind, Fire And Steel"). Troppo poco. Con questo disco i Manowar hanno decisamente abbandonato il 'poco attraente' Epic Metal per un Hard'N Heavy (a tratti quasi Glam e Rock'nRoll...) commerciale e di facile assimilazione... triste cosa. Questo è stato l'inizio della fine. Il paragone col passato non regge e lo stesso sarà con i successivi album.
(Muad'Dib - Febbraio 2003)

Voto: 8