MANILLA ROAD
Voyager
Etichetta: My Graveyard Productions
Anno: 2008
Durata: 64 min
Genere: heavy epic metal
Più che una recensione vera e propria ed in terza persona, questa è una
sorta di raccolta di pensieri maturati durante l'ascolto continuo ed
instancabile dell'ultima fatica targata Manilla Road, e gentilmente
inserita fra i contenuti di questa webzine... quindi prendetela per
quello che è; a differenza della promozione che si cerca di fare per
materiale più strettamente underground, non voglio in questa sede
consigliare il prodotto (che non ha necessità di essere pubblicizzato
quanto altri dischetti), ma solo esprimere un parere sincero e
spontaneo su quello che ritengo un piccolo grande gioiello...
Credo che i Manilla Road debbano essere ascoltati almeno una volta
nella vita, e considerata la permanenza ormai trentennale del combo
statunitense nel panorama heavy metal internazionale, è d'obbligo dare
almeno una possibilità a quella che è stata ed è tutt'ora un'icona per
migliaia di metalheads, ed una fonte d'ispirazione per centinaia di
band. Mi trovo ad introdurre il discorso in questo modo perchè io
stesso li ho scoperti in tempi recenti, e rimasto decisamente
soddisfatto della quasi totalità degli album antecedenti quest'ultimo,
non ho potuto fare a meno di voler assaporare anche "Voyager"...
Accostatomi da profano, e con un certo pregiudizio legato alla
sfera epic metal, ho trovato ad attendermi al varco una fantastica
sorpresa, che vorrei inquadrare con un paragone che ai più potrebbe
sembrare alquanto strano; i Manilla Road hanno rappresentato, e
rappresentano tutt'ora, quello che i Coroner sono stati per il
movimento thrash degli 80s / inizi '90, ovvero una band poco compresa e
sempre "distanziata" da posizioni di prestigio, che a differenza del
trio elvetico è comunque riuscita a portare avanti il proprio personale
discorso per tutti questi anni senza mai chinare il capo.
Anche "Voyager" si presenta come un concentrato di epicità
studiata e ormai scontata, affiancata da quelle sonorità al limite del
doom che sembrano richiamare a gran voce i maestri Black Sabbath,
ovviamente riproposti con il tocco che contraddistingue tutti i lavori
della band statunitense; sarete deliziati dall'ora di musica offerta, e
fieri che la nostrana My Graveyard Productions abbia saputo offrire un
contratto ad un pezzo di storia della musica heavy! Forse i fan storici
storceranno il naso, ma a parere del sottoscritto, pur ritrovandosi
sulla stessa scia delle passate esperienze discografiche del trio di
Wichita, questo è uno degli album più spettacolari e maestosi a livello
di songwriting; la registrazione in sé risulta azzeccata ed in linea
con le produzioni precedenti, se non migliore, ed i suoni riescono ad
uscire più naturali, soprattutto per quanto concerne le linee soliste
(i suoni utilizzati per le partiture soliste dei precedenti album dal
mastermind Mark "Shark" Shelton sono, a mio modesto parere, piuttosto
caotiche, con effetti che sanno di "finzione sonora" e quasi
infastidiscono l'ascoltatore).
"Voyager" è a tutti gli effetti un concept album, e le liriche
s'incentrano sulla storia della nave vichinga dalla quale il disco
prende il nome, capeggiata dal fiero Holgar, e ripercorrono le tappe
della navigazione a partire dal ritorno in patria, dall'immediata nuova
partenza per non essere interessati dalla repressione religiosa sino
all'arrivo finale in quello che attualmente è il Messico, dove il
capitano troverà ad aspettarlo la morte a seguito del tentativo di
conquista, a capo del suo equipaggio e di un istruita popolazione
autoctona, di tutte le terre circostanti.
Dopo questa dovuta premessa "storica", è bene presentare le nove
tracce presenti... "Tomb Of The Serpent King / Butchers Of The Sea", si
apre con una lunga introduzione strumentale, affidata ai sintetizzatori
di Mark Shelton, dove la voce del leader si diletta nell'evocazione
della preghiera di guerra vichinga, sicuramente già nota ai cultori di
un genere qual è l'epic metal, per poi partire all'improvviso con una
cupa melodia che non faticherà ad entrare in testa. "Frost And Fire"
rimanda alle precedenti edizioni della premiata ditta Manilla Road, con
soluzioni molto simili ad album come "Atlantis Rising" o "Spiral
Castle", e si lascia ascoltare con passione sino a cedere il posto a
"Tree Of Life", stupenda e maestosa suite acustica, come già in passato
avevano avuto modo di offrire (mi sovviene il paragone con "Sea
Witch"); da sottolineare l'ottima prova vocale, con tutte le sensazioni
che la voce particolare di Mark Shelton sa trasmettere con la sua
personalissima timbrica. Un organo introduce "Blood Eagle", ritornando
sui sentieri tracciati in precedenza, quindi riff doom-oriented e
cavalcate del più puro heavy metal, il tutto condito da un refrain
decisamente evocativo; segue la title-track, un brano talmente efficace
che difficilmente non vi ritroverete a cantare in seguito, con
quell'alternanza di bridge e chorus dall'epicità elevata ai suoi
massimi stadi, veramente da urlo! C'è tempo anche per un break
acustico, e "Eye Of The Storm" è l'ideale per riprendere fiato prima di
rituffarsi nel mondo dei Manilla Road... "Return Of The Serpent King"
ritorna a rafforzare i concetti sviluppati in precedenza, con la sua
melodia oscura ad accompagnare per tutta la durata del brano, per poi
passare la staffetta a "Conquest", che farebbe decisamente invidia a
moltissimi acts thrash metal, data la carica che offre e gli spunti
decisamente più "violenti" rispetto alle altre composizioni. Chiusura
sempre in crescendo con "Totentanz (The Dance Of Death)", che insieme
alla titletrack si gioca lo scettro della miglior colonna sonora per un
concept sulla storia di una parte del popolo vichingo, quale vuol
essere appunto "Voyager". Preme sottolineare al termine il grandissimo
lavoro della sezione ritmica della band, vario e mai scontato, che
difficilmente stancherà nella notevole durata del full-length.
Eccovi narrata l'ennesima dimostrazione che credere nelle proprie
potenzialità e nel proprio modo di fare musica non sono sempre sinonimo
di scarsa attenzione e ripetitività, ma possono essere armi
assolutamente efficaci per lottare in questo marasma generale che è il
music business oggigiorno... continuo a tributare un lungo applauso ai
Manilla Road, che in futuro sapranno sicuramente una volta ancora
avvicinarsi ai propri fans con un nuovo vincente lavoro... Up The
Hammers & Fight!!!
(PaulThrash - Agosto 2008)
Voto: 9
Contatti:
Sito My Graveyard Productions: http://www.mygraveyardproductions.com/