MANILLA ROAD
The Deluge

Etichetta: Black Dragon (ristampa su CD della Iron Glory)
Anno: 1986
Durata: 42 min (con bonus track)
Genere: Epic Doom


Ad un anno di distanza esce un nuovo lavoro dei nostri eroi e questa volta i Manilla Road mostrano una maturazione compositiva impressionante!!! Lo stile e' tornato quello di "Crystal Logic", le canzoni combaciano perfettamente l'una con l'altra e le liriche in certi casi sfiorano la perfezione poetica. Ogni singola nota si inserisce in un cantato tornato nuovamente cupo ed evocativo con innesti di urla rabbiose e rauche che rendono il tutto ancora piu' potente ed oscuro.
Durante tutto l'ascolto il livello di epicita' non cala di una virgola, probabilmente questo e' il lavoro piu' cupo e doomeggiante dei Manilla Road, e sicuramente rischia di surclassare "Crystal Logic" in vari episodi. L'assalto sonoro inizia con "Dementia", brano corto e molto particolare… le ritmiche sono sincopate ed il lavoro di Randy alla batteria e' incredibile cosi' come in tutto l'album, rendendo il tutto piu' vario e accativante. Subito dopo parte in sordina l'arpeggio di "Shadow In The Black"… un autentico viaggio nei meandri dell'inferno, dove la voce di Mark Shelton sembra quasi sfidare le creature demoniache ad un combattimento all'ultimo sangue!
Il basso di uno Scott Park molto ispirato introduce la cavalcata ultra epica di "Divine Victim" e qui non ce n'e' veramente per nessuno!!! Solennita' e maestosita' accompagnano l'incedere senza sosta di questo brano, un ritornello stile "Necropolis" travolge l'ascoltatore in un fiume di emozioni e viene proprio voglia di alzare al cielo un'immaginaria spada e combattere al fianco di Giovanna d'Arco nei Campi di Orleans… perche' proprio di questo tratta il testo… le gesta della condottiera francese!!! La prima parte del disco prosegue tra arpeggi malinconici e accelerazioni da brivido con la voce di Mark Shelton in primo a piano a narrare di arcani riti e luoghi misteriosi, in un clima di morbosita' crescente che ricorda le atmosfere angoscianti create da H. P. Lovecraft!
Ma e' nella seconda parte del disco che i Manilla Road danno il meglio di se stessi ponendo fine a questo lavoro in maniera stupefacente!!!
Il lato B (per chi ha il vinile) si apre con due canzoni legate assieme da un concept sulla caduta di Atlantide… "The Deluge" e' addirittura divisa in tre parti diverse che trasportano l'ascoltatore nel profondo degli abissi, fra combattimenti feroci e talismani magici, in un'eterna lotta fra il bene ed il male! "Eye Of The Sea" crea un atmosfera da sogno, con una voce commovente ed un arpeggio triste che preannuncia l'imminente catastrofe… come un maremoto arriva l'introduzione di "The Drowned Lands"… e qui si arriva veramente ad apici di emozioni che nessuna epic band ha mai creato e mai potra' ricreare… solennita', maestosita' e cupezza si uniscono assieme in un mid-tempo quasi jazzato, la graniticita' che trasuda da ogni nota e' incredibilmente convincente e la voce di Mark Shelton rauca ed incazzata si inserisce in riffs potentissimi ed esaltanti! Nella parte centrale una voce sempre piu' strabiliante crea un refrain evocativo ed eroico con il suo particolare timbro nasale, e non si puo' che rimanere attoniti di fronte a tanta bravura… chiude il tutto un nuovo assalto sonoro, se ancora ce ne fosse bisogno, ad opera di "Friction In Mass", lunghissima song ispirata allo spirito guerriero dei vichinghi. Non resta che chiedersi come sia possibile che un gruppo che utilizza solamente una chitarra, un basso, ed una batteria, possa creare una musica carica di sensazioni che solo una colonna sonora potrebbe dare… c'e' da aggiungere che la produzione e' veramente pessima soprattutto per il suono della chitarra, ma evidentemente i veri maestri dell'epic metal hanno bisogno di pochi mezzi per dimostrare la loro maestria… vivamente consigliato a chi odia l'epic gay metal dei giorni nostri tutto tastiere e nulla personalita'!!!
(Muad'Dib - Marzo 2002)

Voto: 10