MALTHÜS
Knowledge Of Your Own
Etichetta: Thunder Production
Anno: 1998
Durata: 46 min
Genere: techno-death / gothic
I Malthüs sono un gruppo francese praticamente sconosciuto al di fuori del loro paese, e questo dovrebbe essere il loro unico lavoro ufficiale. Dico "dovrebbe" perché ho cercato in rete ed ho trovato solo qualche vecchia pagina con nominato questo album e niente più. Personalmente non ne avevo mai sentito parlare fino a quando ho fatto un'intervista ai Luen-Ta e me li hanno nominati loro. Così mi sono segnato il nome, e con un colpo di culo insperato sono riuscito a trovare il CD.
Lo stile di questo album è piuttosto difficile da descrivere, i Luen-Ta mi dicevano che erano una specie di incrocio tra Atheist e Paradise Lost, e quando l'ho letto ero rimasto un po' spaesato, non riuscivo ad immaginare un miscuglio del genere. In effetti però adesso me ne rendo conto, questi Malthüs hanno sia degli elementi dei primi Atheist, sia degli elementi dei Paradise Lost di "Icon" e "Draconian Times". Di certo non è facile immaginare cosa ne possa uscire fuori leggendo questo, ma a parole è veramente difficile descriverli. Si tratta di una sorta di incrocio tra il techno-death ed il gothic metal.
Le atmosfere dell'album sono molto cupe, ci sono varie melodie tristi sparse in ogni canzone. Ma c'è anche la componente techno-death ben presente, data da una sezione ritmica piuttosto articolata e precisissima. Il batterista non ha uno stile cattivo, ma molto articolato: le parti di batteria non sono le classiche parti lineari del gothic metal, tutt'altro. Al batterista Patrick si affianca il bassista Norbert, che è in pratica la vera marcia in più dei Malthüs: usa un fretless e le sue parti possono ricordare alla lontana lo stile di Steve Di Giorgio, visto che non interpreta il suo ruolo in chiave puramente ritmica, ma dà un sacco di colori e variazioni alle sue tracce. Le due chitarre creano delle buone ritmiche, a tratti anche queste belle intricate, ma il meglio lo danno negli assoli: sono molto melodici e cupi, e seguono la classica filosofia del "poche note al punto giusto", vale a dire che non si lanciano in dimostrazioni tecniche (a questo ci pensa la sezione ritmica) ma pensano soltanto al contribuire alla riuscita delle canzoni. Il cantato è una specie di vocione urlato, non molto riuscito a dire il vero: si sente un po' troppo l'accento francese, il timbro non è il massimo, e poi in pratica è sempre fermo sulle stesse 3 note.
Le canzoni sono tutte di qualità medio-alta. Nell'album ci sono 9 tracce, e 3 di queste formano una specie di suite dal titolo "Oblivion". La seconda parte di questa suite (ossia la quinta traccia del CD) è una strumentale veramente figa, in cui c'è anche un pianoforte che dà un tocco di malinconia ulteriore. Per me questa è la canzone migliore dell'album, sono quasi 5 minuti di un crescendo spettacolare. Da notare che alla fine dell'ultima canzone "Linked Currents" c'è anche un duo tra un violino ed un violoncello.
La produzione devo dire che non è sto granché. La sezione ritmica si sente benissimo: la batteria ha dei suoni molto puliti e vivi, ed il basso ha dei suoni coi medi a manetta che esaltano la timbrica del fretless. Purtroppo invece le chitarre hanno dei suoni veramente scarni e poco potenti. La confezione invece è la nota dolente del CD, fa proprio schifo, ma veramente SCHIFO!!! E' uno dei CD con la confezione più brutta che ho! La grafica è scarna, la scelta dei colori è semplicemente orrenda (fa un fastidio enorme), per non parlare dei testi che sono praticamente illeggibili, o del fatto che su sto cazzo di CD non c'è scritto da nessuna parte di che anno sia... insomma, se prendevano un bambino delle elementari a curare la confezione sarebbe uscito qualcosa di meglio...
In conclusione, questo è un album che merita di essere ascoltato, sia per la qualità delle canzoni, sia per la personalità della proposta del gruppo. Personalmente all'inizio ho fatto un po' di fatica a digerirlo, ma dopo una decina di ascolti sono riuscito ad apprezzarlo in pieno. Ah, il voto 8 è buonista, l'ho dato pensando alla qualità delle canzoni, senza far pesare la produzione non eccelsa o la schifezza della confezione.
(teonzo - Luglio 2003)
Voto: 8