SEAN MALONE
Cortlandt
Etichetta: AudioImage Records
Anno: 1996
Durata: 41 min (inclusa la ghost track)
Genere: fusion
Dopo essere uscito dai Cynic (trovate la storia nella rece dei Portal) Sean Malone si era dedicato allo studio teorico del basso ed al perfezionamento della sua tecnica, specialmente col Chapman stick. Nel frattempo il suo nome stava circolando tra gli ambienti fusion e progressive, sia grazie al lavoro svolto coi Cynic, sia grazie a qualche articolo che aveva pubblicato su delle riviste musicali. Grazie a questo era entrato in contatto con altri musicisti di talento, e stava crescendo la voglia di creare un progetto personale. Verso la fine del 1995 aveva partecipato al progetto Unheard Of, registrando una canzone per la compilation "Guitars That Rule The World Vol. 2 - Smell The Fuzz" (trovate la rece), ma poi questo side-project è naufragato. Così nel 1996 si è deciso ed ha registrato questo lavoro solista a titolo "Cortlandt" (da quanto mi risulta ha preso questo titolo da un lavoro di Ayn Rand). Le parti di batteria sono state registrate dal fido amico Sean Reinert, mentre alla chitarra ci sono vari ospiti, tra cui Bob Bunin, Caputo, Reeves Gabrels (già con David Bowie) e Trey Gunn (già coi King Crimson).
L'album è completamente strumentale e comprende 8 canzoni, tra cui la cover di "Giant Steps" di John Coltrane. C'è inoltre una ghost track dopo circa 30 minuti di silenzio, si tratta di un rifacimento di un brano di classica (non chiedetemi quale che non ho memoria) suonato con lo stick. Lo stile rientra a grandi linee nella fusion, con varie influenze derivanti dalla musica classica e dal progressive. Si tratta di un lavoro molto complesso, sia dal lato esecutivo che da quello armonico. Le parti di ogni strumento sono belle toste da suonare, e Malone ha messo a pieno frutto i suoi studi teorici, creando degli incastri al millimetro tra ogni sezione. Ascoltare questo CD richiede una attenzione completa, è bello ostico e cerebrale.
La produzione è ad opera del solito Scott Burns, è buona ma poteva essere migliore, i suoni potevano essere un po' più cristallini ed i volumi un po' più alti. La confezione è carina, ha una buona grafica e le varie note canzone per canzone. Ovviamente non ci sono i testi.
In conclusione si tratta di un ottimo lavoro, che ha colpito in maniera molto positiva gli ambienti fusion, ed ha permesso a Sean Malone di consolidare il proprio nome come bassista di talento. E' un album di difficile ascolto, probabilmente ostico per molti metallari. Se invece masticate anche fusion e progressive allora cercate di ascoltarlo, ne vale veramente la pena. Trovare il CD originale adesso è una mezza impresa, era stato stampato in poche copie ed ormai sono esaurite tutte da tempo. Se mai lo vedete vi conviene prenderlo al volo, ritrovarlo sarà ben difficile.
(teonzo - Settembre 2004)
Voto: 10
Contatti:
Sito internet: http://www.seanmalone.net/